“Arrivai a Imperia sui treni della felicità nel 1946. Avevo 5 anni”. La storia di Luigina Borgia. “Soffrivo la fame, crescere qui mi ha cambiato la vita. Non mi sono mai sentita abbandonata”/ Foto e video

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“Ho avuto due famiglie, non mi sono mai sentita abbandonata“.  Luigina Borgia, 80enne, originaria di Paliano, in provincia di Frosinone, è arrivata a Imperia, ad appena 5 anni il 17 febbraio 1946, a bordo dei cosiddetti “treni della felicità” organizzati da Unione Donne Italiane e Partito Comunista. Un’iniziativa sociale ideata per aiutare le famiglie stremate dalla guerra e dalla povertà. 

La sua storia, insieme a quelle di molti altri “bambini”, è raccontata nel libro di Giovanni Rinaldi “C’ero anch’io su quel treno” recentemente pubblicato.

ImperiaPost ha incontrato Luigina Borgia nella sua casa, a Oneglia.

Imperia: la storia di Luigina Borgia

Tra il 1945 e il 1947, sono stati oltre 70 mila i bambini del Centro e dal Sud Italia ospitati da famiglie del Nord Italia. Una vicenda non molto raccontata, ma che fonda le radici nella solidarietà e nel grande cuore di tantissimi italiani che hanno aperto le porte a bambini che soffrivano la fame.

Fondamentale per ricostruire le storie dei piccoli arrivati a Imperia il contributo di Mauro Manuello di CittadinanzaAttiva che, attraverso l‘Istituto Storico della Resistenza di Imperia, è riuscito a ritrovare tutti i documenti relativi ai bambini, circa 100, ospitati da altrettante famiglie imperiesi.

Tra questi anche Luigina Borgia e suo fratello Armando. Mentre quest’ultimo, dopo alcuni anni, è tornato alla sua famiglia di origine, Luigina è rimasta a Imperia con la famiglia Aliprandi, diventata a tutti gli effetti la famiglia adottiva. Qui Luigina ha studiato, è diventata maestra di ruolo, si è sposata, ha dato alla luce i suoi figliimpegnandosi anche politicamente e socialmente, a dimostrazione della sua forte appartenenza a questo territorio.

“Quando da bambina uscivamo a Oneglia con la mamma Nuccia – racconta Luigina Borgia lei incontrava persone che conosceva che mi guardavano e dicevano ‘ah, questa è quella bambina di Cassino’. Questa frase feriva la mia sensibilità perchè io mi sentivo figlia loro, mi sentivo Aliprandi”.

Qui di seguito il racconto in prima persona di Luigina Borgia. Consigliamo la visione integrale, perchè si tratta di una testimonianza rara e preziosa.

L’intervista a Mauro Manuello, Cittadinanza Attiva