Imperia: drive tamponi, lo specchio di una città schiava delle apparenze/L’editoriale

Attualità Imperia

Gli imperiesi, si sa, hanno la memoria corta. Protestano, si arrabbiano, si indignano, ma poi dimenticano in fretta. L’appello che gli rivolgiamo è di non dimenticare quello che sta accadendo al drive del molo Pastorelli, perché è lo specchio di una città ormai schiava delle apparenze. 

Da settimane il drive per i tamponi anticovid, complice l’aumento incontrollato dei contagi, è stato preso d’assalto da centinaia di utenti. Ogni giorno, come in un girone infernale dantesco, donne incinta, anziani, bambini, si mettono in coda, per ore, con febbre, nausea, dolori, vomito, e aspettano il loro destino. Senza un presidio di soccorso, senza servizi igienici, senza poter bere, senza poter mangiare. 

Immagini da quarto mondo, indegne di una provincia pronta a vestirsi da vittima ogni qualvolta si sveglia negli ultimi posti delle classifiche sulla qualità della vita. Un’inefficienza amministrativa che coinvolge tutti gli enti che ogni anno si abbeverano avidamente dalle tasche dei cittadini con tasse che fanno sanguinare i cuori pulsanti delle famiglie, “compensate” troppo spesso da servizi inadeguati, irrispettosi della dignità stessa.

‘Succede in tutta Italia’ dicono, ma questo non giustifica un immobilismo amministrativo incomprensibile.

I servizi igienici, infatti, ci sarebbero anche. Ma quelli in uso alla Go Imperia, società interamente pubblica, partecipata del Comune, sono chiusi. Perché?

L’Asl, nonostante la mole di utenza, continua a non rimpolpare il personale in servizio con conseguenze disastrose sulle tempistiche del servizio, sia per quanto riguarda l’esecuzione di tamponi, sia la successiva processazione. Perché?

Il sistema di prenotazione non funziona, tra sovrapposizioni di competenze e ‘imbucati’. Non si è fatto nulla per risolvere il problema. Perché?

Nessuno ha pensato, nonostante i ripetuti malori degli utenti in coda, di posizionare un’ambulanza o un punto di primo soccorso sul molo. Perché?

Nessuno ha pensato di rivolgersi al mondo del volontariato per garantire un qualcosa che assomigli anche solo vagamente a un punto ristoro, per un te caldo o un bicchier d’acqua. Perché?

Nel disastro generale non poteva mancare il contributo dell’assessore sceriffo che ieri ha pensato bene, con tanto di ridondanti e autocelebrative interviste sui giornali, di posizionare cinque agenti di Polizia Locale all’esterno e all’interno del drive per mettere ordine. Risultato? Code invariate e città di Imperia senza vigili, tanto che questa mattina il centralino della Polizia Locale ha dovuto rispedire al mittente le telefonate della cittadinanza. 

Una pochezza amministrativa imbarazzante. Un’improvvisazione dilettantesca. Il tutto mentre si progetta un Ospedale unico, opera anacronistica e megalomane (che ne ricorda un’altra oggi incompiuta), il presidente della Regione Liguria esalta, sui social e nei salotti televisivi, l’efficienza della sanità ligure, Armani gira uno spot di 10 secondi sul molo che, beffardamente, si affaccia proprio su quello che ospita, in coda, per ore, senza servizi, centinaia di cittadini al limite della disperazione, molti dei quali nelle ultime settimane hanno dovuto rinunciare alle feste in famiglia per i tempi biblici di processazione dei tamponi.

Per la nostra politica, però, è lo spot Armani lo specchio di Imperia, è il presidente Toti che mangia un piatto di pasta al pesto sul mare lo specchio della Liguria. Il resto, non conta. 

Mattia Mangraviti