Imperia: omicidio Luciano Amoretti, dopo la morte dell’imputato chiuso il processo. “Probabilmente non ha retto il peso delle sue azioni” / Video

Giudiziaria Imperia

“Non luogo a procedere per morte del reo”. Questa la sentenza pronunciata, in Tribunale a Imperia, dal presidente della Corte d’Assise, a seguito del decesso di Mario Bonturi, 64 anni, unico imputato del processo per la morte dell’orafo imperiese Luciano Amoretti, 77 anni, avvenuta a Sanremo nella notte tra l’1 e il 2 agosto del 2020.

Omicidio Amoretti: con la morte dell’imputato stop al processo

Amoretti, lo ricordiamo, venne ucciso martellate all’interno della propria abitazione, in Corso Garibaldi. Unico imputato, reo confesso, Mario Bonturi, 64 anni, di Nizza Monferrato, difeso dall’avvocato Gianluca Bona del foro di Asti.

All’origine del delitto una lite per la mancata restituzione di alcuni gioielli che Bonturi (che ha sempre negato la premeditazione) aveva consegnato ad Amoretti.

Oggi, 13 gennaiodopo la conclusione della fase dibattimentale, era attesa la discussione, ma, vista la morte di Bonturi, che ha avuto un malore nel carcere di Milano Opera, dove era detenuto, per poi spirare presso l’Ospedale di Rozzano, pone fine al processo per omicidio. 

Avvocato Gianluca Bona, legale di Mario Bonturi

Oggi il processo si è concluso per non luogo a procedere per morte del reo. Cosa le resta di questo procedimento?

“Resta l’aspetto psicologico di colui che ha commesso il reato orribile. Un soggetto che ha ucciso un uomo.

Con tutta probabilità non ha retto, credo che le cose siano andate così. È venuto a mancare, secondo me, per il peso di questa azione che si stava portando sulle spalle”.

Non ci sarà alcun risarcimento del danno?

“Da questo punto di vista posso presumere di sì, sarà possibile per le parti civili eventualmente azionare un processo di carattere civilistico. C’è un problema però di eredi, perchè bisogna individuare quali sono gli eredi e questo porterà ad un nulla di fatto”.

Qual è il suo ricordo dell’interrogatorio?

“Il mio ricordo riguarda chiaramente il mio assistito, quello che visto nei suoi occhi quando raccontava questa vicenda terribile. Ricordo una sofferenza nei suoi occhi, per aver capito che quello che aveva fatto. Aveva sicuramente messo fine alla vita della persona offesa, ma probabilmente anche alla sua.

Questo è quello che mi rimane delle parole di quel momento”

La lettura della sentenza