Imperia: “Ucciso con 12 colpi di mazzetta”. Processo omicidio Amoretti, in aula la ricostruzione delle indagini

Giudiziaria Imperia

Luciano Amoretti è stato ucciso in pochi minuti con 12 colpi, 5 dei quali di particolare energia, sferrati con un corpo contundente“. Così Andrea Leoncini, medico legale, chiamato a testimoniare questa mattina nell’ambito del processo, dinnanzi alla Corte d’Assise di Imperia (presidente Carlo Indellicati, Marta Maria Bossi a latere), per la morte dell’orafo imperiese Luciano Amoretti, 77 anni, avvenuta a Sanremo nella notte tra l’1 e il 2 agosto del 2020.

Amoretti venne ucciso martellate all’interno della propria abitazione, in Corso Garibaldi. Unico imputato, reo confesso, Mario Bonturi, 64 anni, di Nizza Monferrato, difeso dall’avvocato Gianluca Bona del foro di Asti.

All’origine del delitto una lite per la mancata restituzione di alcuni gioielli che Bonturi (che ha sempre negato la premeditazione) aveva consegnato ad Amoretti.

Questa mattina, in aula, sono sfilati gli ultimi testimoni, l’Ispettore del Commissariato di Sanremo, Fabio Di Flumeri, l’Ispettore della Squadra Mobile, Maurizio Toso, e il medico legale Andrea Leoncini.

Fabio Di Flumeri

“Il primo intervento sul posto lo ha fatto la Squadra Volante del Commissariato a seguito di una telefonata alla sala operativa da parte della figlia di Amoretti che aveva trovato il padre morto in casa. Gli operatori sono entrati nell’abitazione e hanno trovato il cadavere di Luciano Amoretti. Hanno congelato la scena del crimine, hanno avvisato funzionario e dirigente del commissariato, la polizia giudiziaria e la squadra mobile.

Successivamente abbiamo acquisito le immagini delle telecamere dell’hotel Alexander che riprendevano l’ingresso del condominio di Luciano Amoretti. Dalle immagini abbiamo visto che la sera prima, alle 21, dal cancello pedonale erano entrati Amoretti in compagnia di un altro individuo con maglietta nera, con scritto ‘influencer’, pantaloni color senape e infradito. Ad un certo punto il soggetto in compagnia di Amoretti, guardando verso l’albergo, accorgendosi della telecamera, con una mano si è coperto il viso. Verso le 21.30 lo stesso soggetto è tornato indietro e si è coperto il viso nuovamente con una busta plasitificata.

Abbiamo acquisito dalla figlia il numero di telefono di Luciano Amoretti e sviluppato i tabulati per vedere i contatti. Abbiamo chiesto i tabulati telefonici, e dopo il decreto emesso dal Pm, abbiamo contattato i reperibili delle compagnie telefoniche chiedendo i tabulati in tempi brevissimi vista la situazione di emergenza. I tabulati sono arrivati in circa mezz’ora.

Abbiamo così iniziato a fare le necessarie verifiche sui tabulati, costatando che poco prima delle 21 Amoretti era stato contattato da un numero di telefono. Una telefonata di circa 29 secondi. Abbiamo così sviluppato l’utenza telefonica, risalendo all’utente in uso, ovvero Bonturi Mario. L’età di Bonturi risultava compatibile con quella del soggetto che, dalle immagini delle telecamere, risultava essere entrato in casa di Luciano Amoretti. Abbiamo così disposto un accertamento presso la motorizzazione civile, acquisendo, tramite la patente, la foto di Mario Bonturi. Dal confronto è emersa una somiglianza evidente con il soggetto che avevamo visto entrare e uscire da casa di Amoretti. 

Dall’analisi delle utenze era emerso inoltre che il giorno dell’omicidio Bonturi aveva chiamato più volte Amoretti. Le celle del telefonino risultatavano agganciate a Nizza Monferrato nel primo pomeriggio e a Sanremo in serata. 

Nel frattempo abbiamo proseguito l’attività sulle telecamere cittadine, ricostruendo tutti i movimenti di Bonturi. Dopo essere uscito dalla casa di Amoretti, Bonturi ha percorso varie vie cittadine e ha raggiunto il fronte mare davanti al Casinò dove aveva parcheggiato l’auto. 

Siamo poi passati all’analisi dei varchi. Bonturi era arrivato a Sanremo intorno alla 19.40, su una Volvo Nera, in compagnia di un’altra persona, successivamente identificata in Giuseppe Diotti.  Li abbiamo seguiti, tramite le telecamere. Hanno lasciato l’auto dall’ex stazione per poi percorrere a piedi alcune vie della città fino a fermarsi presso il Bar Asta, dove sono rimasti fermi per diversi minuti. Sono poi tornati indietro dall’ex stazione e a quel punto, dalle immagini abbiamo visto Bonturi fare una telefonata. L’orario era compatibile con quello dei tabulati. Poco dopo sul posto è arrivato Amoretti e, in auto, con Bonturi, sono andati a casa di Amoretti.

A quel punto, visti gli elementi, abbiamo proceduto all’esecuzione dei fermi di Amoretti e Diotti (la cui posizione è stata successivamente stralciata, ndr). Siamo partiti per Asti in tarda serata, dove ci siamo incontrati con i colleghi della Squadra Mobile astigiana. Abbiamo cercato Amoretti a casa, ma non l’abbiamo trovato. Si trovava a casa di Diotti. Nel cortile dell’abitazione abbiamo trovato l’auto di Bonturi e, nella zona del cambio, abbiamo trovato la busta plasitificata con cui Bonturi si era coperto il viso uscendo da casa di Amoretti. 

All’interno della busta abbiamo trovato delle pietre preziose che ci hanno condotto a un orefice di Sanremo il quale ci ha confermato di averle date a Bonturi per venderle”. 

Ispettore Maurizio Toso

“Dopo l’intervento sul posto abbiamo visionato le immagini delle telecamere. La telecamera chiave è stata quella dell’Hotel Alexander, le cui immagini mostravano Amoretti entrare nel proprio condominio con un altro uomo che cercava di coprirsi il viso. Lo stesso soggetto lo si vedeva uscire dopo circa mezzora per tornare indietro, coprendosi il viso con una busta di plastica. 

Bonturi era arrivato a Sanremo in serata a bordo di un’auto parcheggiata poi dalla vecchia stazione. Era insiema a una persona che lo accompagnava, con cui si è fermato anche in un bar. Successivamente Bonturi è tornato dalla ex stazione e ha atteso per qualche minuto sino a che è arrivato Amoretti. In auto hanno raggiunto la casa di Amoretti.

Uno dei testimoni sentiti dopo l’omicidio aveva riferito di aver sentito urlare un nome durante la lite, nome che corrispondeva proprio all’intestatario dell’auto, Mario. Sull’auto di Bontura è stata inoltre trovata la stessa busta che il soggetto che usciva dalla casa di Amoretti aveva usato per coprirsi il volto. Sulla busta erano presenti tracce ematiche che, a seguito di analisi, sono risultate appartenere ad Amoretti. Non solo, dopo l’omicidio Bonturi si era cambiato maglia e pantaloni, gli stessi che aveva addosso durante il fermo. Anche in  questo caso,  a seguito di analisi è stato trovato Dna appartenente ad Amoretti.

Altro elemento fondamentale il ritrovamento, vicino alla casa di Bonturi, nel greto del fiume Belbo, di una mazzetta da carpentiere e due cellulari. Sulla mazzetta è stato ritrovato il dna della vittima, da qui la certezza che fosse l’arma del delitto. 

Bolturi durante un’intercettazione ambientale ha detto di aver paura di prendere 20-30 anni di carcere, a dimostrazione di aver capito di essere ormai stato incastrato”.

Andrea Leoncini

“Il 6 agosto ho eseguito l’esame autoptico sul cadavere di Luciano Amoretti. Ho rilevato che la salma presentava lesioni a livello del capo, fratture e lesioni interne certamente idonee a provocare il decesso. Presentava altri segni di traumatismi più lievi, in particolare contusioni ed ecchimosi a mano e polso compatibili con una colluttazione. Le ferite al capo erano state provocate da un corpo contundente pesante, in quanto molto in profondità. 

Per il tipo di lesioni ho ipotizzato una compatibilitò con un corpo contundente di forma quadrata e con un lato compreso tra i 3 e i 4 cm. Almeno 12 i colpi sferrati, 5 con particolare energia.

Tenendo conto delle lesioni craniche e della loro gravità, la morte è sopraggiunta tra i 5 e i 10 minuti dall’inizio dell’aggressione”.

Conclusa l’audizione dei testimoni il presidente della Corte d’Assise ha dichiarato conclusa la fase dibattimentale, rinviando al 13 gennaio per la discussione e al 27 gennaio per repliche e sentenza.