Imperia: eccidio Capo Berta, ripristinata lapide in memoria dei partigiani uccisi. “Uno dei crimini più efferati della guerra di liberazione”/Foto e Video

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E’ stata inaugurata questa mattina, dopo i lavori di restauro seguiti ai danneggiamenti causati da un incidente stradale, la lapide dedicata alle vittime dell’eccidio di Capo Berta, avvenuta il 31 gennaio del 1945, a due mesi dalla liberazione.

L’eccidio di Capo Berta è uno dei più efferati crimini della guerra di Liberazione. Undici persone (8 partigiani e 3 antifascisti che aiutavano il movimento), dopo un rastrellamento nei paesi (Costa d’Oneglia, Borgo d’Oneglia, Sant’Agata, Castelvecchio), vennero fucilati e gettati in una scarpata come rappresaglia per la morte di due militari tedeschi. 

Alla cerimonia, questa mattina, erano presenti, tra gli altri, il Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza,Giovanni Rainisio, il Sindaco di Imperia, e Presidente della Provincia, Claudio Scajola, il vicepresidente della Regione Liguria Alessandro Piana, il presidente della sezione Anpi di Imperia, Ugo Mela, e Angela Delle Piane, nipote di una delle vittime dell’eccidio, Carlo Delle Piane, all’epoca dirigente della guerra di liberazione.

La lapide venne realizzata, due volte (nel 46′ e nel ’55), dalle maestranze dell’Italcementi che avevano fatto una colletta. 

Imperia: eccidio Capo Berta, ripristinata lapide in memoria dei partigiani uccisi. Oggi la cerimonia

Giovanni Rainisio

“Questo monumento è uno dei punti più importanti della lotta alla liberazione della nostra zona. Purtroppo parliamo di un eccidio commesso dai tedeschi, dai nazisti, che hanno portato qui 11 partigiani e li hanno barbaramente fucilati e poi gettati sotto la strada. Noi riteniamo che ripristinare questi monumenti sia importante sempre. E’ importante ricordare, fare sempre il punto su quello che è avvenuto nei nostri paesi e come siamo arrivati a conquistare la libertà e la democrazia. E’ ancora più importante in questo momento, in cui c’è molta confusione e molto dibattito sui temi della guerra e della pace, ricordare i principi di pace, libertà e democrazia portati avanti dai partigiani nell’ultima guerra mondiale e nella guerra di liberazione. Credo sia un punto di riferimento importante per noi e per tutte le nuove generazioni.

I martiri sono tutti importanti, ma tra questi 11 morti ce n’erano due che erano molto importanti per il ruolo che svolgevano nella guerra di liberazione. Uno era Adolfo Stenca, che era il comandante dei servizi segreti dei partigiani e l’altro era Carlo Delle Piane che era un dirigente della guerra di liberazione. In quell’occasione, infatti, furono presi anche dirigenti importanti della guerra di liberazione che erano stati smascherati dalla cosiddetta ‘donna velata’ che li aveva riconosciuti.

Le maestranze dell’Italcementi due volte hanno realizzato questo monumento. La prima volta nel ’46, con una sottoscrizione, e poi nel decennale della liberazione, sempre con una sottoscrizione. Ci ricordano, oltre gli eccidi, una grande fabbrica, un grande movimento dei lavoratori e la presenza dei lavoratori in città, purtroppo oggi scomparsa”.

Angela Delle Piane

“Io lo zio purtroppo non l’ho conosciuto perché quando è stato ucciso, mio papà aveva 13 anni. Ne ho sempre sentito raccontare. La mia povera nonna, da quando era iniziata la guerra e mio zio era diventato partigiano, l’aveva visto morto sin dall’inizio. Perchè era molto attivo. L’unica cosa che so è che mia nonna diceva sempre ‘Hanno detto che hanno trovato i partigiani morti su Capo Berta e ho detto, c’è lui’. E infatti è salita su Capo Berta e ha trovato suo figlio. Purtroppo non l’ho conosciuto e non so dire altro. 

Io sono convinta che le guerre vadano fatte a tavolino. Se proprio si vogliono combattere si combattano tra chi ha deciso di dichiarar guerra e chi non la vuole. Gli altri lasciateli a casa, perché non c’entrano niente”.

Claudio Scajola

“Parliamo di persone morte mentre cercavano di fare la loro parte per aiutare a sconfiggere il nemico. Quanta attualità che c’è nella cerimonia di oggi, alla luce di quello che succede in Ucraina. I partigiani che hanno combattuto nel nostro ponente della Liguria, cosa che non dobbiamo mai dimenticare, hanno contribuito anche in maniera indiretta, ma fondamentale, alla conservazione del confine a Ventimiglia con la Francia. Perché l’Italia riuscì a far valere, tra le diverse argomentazioni, anche quella che i partigiani aiutarono molto le manovre degli alleati al finire della guerra e questo riconoscimento ci aiutò a conservare il confine che i francesi volevano a Bordighera.  Io ritengo che la nostra terra, che ha vissuto di più rispetto ad altre parti d’Italia, le atrocità del nazifascismo, perché da Firenze in giù non hanno conosciuto la Repubblica di Salò, gli ultimi due anni della guerra, mentre noi l’abbiamo vissuta sino agli ultimi giorni e forse anche oltre, abbia il dovere di ricordare che vanno difese le popolazione oppresse.