Imperia: migrante ucciso a coltellate, in Tribunale sfilano gli investigatori. “Nelle immagini delle telecamere i movimenti del killer”

Giudiziaria Imperia

Prima udienza, questa mattina, in Tribunale a Imperia, davanti alla Corte d’Assise (presidente Carlo Indellicati, Antonio Romano a latere) del processo per l’omicidio, con cinque coltellate, di un migrante sudanese, avvenuto a Ventimiglia il 26 novembre 2021.

Imperia: migrante ucciso, processo per omicidio al via con i primi testimoni

Sul banco degli imputati Mohammed Aldel, 32 anni, sudanese, difeso dall’avvocato Stefania Abbagnano.

Questa mattina, in aula, sono sfilati gli investigatori che hanno condotto le indagini.

Primo teste a deporre il Maresciallo dei Carabinieri La Sacca, in servizio presso il Nucleo Radiomobile di Ventimiglia.

“La nostra pattuglia ricevette una chiamata di emergenza per la presenza di un corpo apparentemente senza vita sotto il cavalcia della Statale 20. Una volta arrivati sul posto abbiamo riscontrato la presenza del cadavere, attivando immediatamente i necessari accertamenti e i relativi sopralluoghi. Pochi minuti dopo il nostro arrivo, si è avvicinato un ragazzo straniero, dicendoci che poteva fornire qualche indicazione utile.

Abbiamo così svolto ulteriori attività, in particolare individuando una vicina tabaccheria presso la quale si sarebbe svolto un alterco che avrebbe visto coinvolto anche il presunto autore dell’omicidio. Abbiamo visionato le immagini delle telecamere, le quali mostravano un diverbio sfociato in una vera e propria rissa, con un uomo che regge un oggetto metallico tra le mani e due soggetti che cercano di disarmarlo. Una colluttazione molto violenta, spostatasi poi sulla strada.

Siamo riusciti a riconoscere due soggetti, quelli intenti a disarmare la terza persona. Uno dei due soggetti era il giovane straniero avvicinatosi durante i sopralluoghi. Il terzo soggetto, invece, non lo abbiamo indentificato in un primo momento, ne abbiamo verificato solo l’abbigliamento, in particolare una felpa di colore verde con cappuccio.

Abbiamo così proseguito le indagini, acquisendo le immagini delle telecamere di un altro esercizio commerciale e del comune, in particolare nel tratto tra la tabaccheria e il luogo del ritrovamento del cadavere.

Abbiamo riconosciuto la presenza di un soggetto, poi rivelatosi l’autore dell’ombicidio, che alle 23.30 esce dal parcheggio teatro dell’omicidio, da solo, passa sotto l’occhio della telecamera (riconosciuto da una felpa verde con cappuccio, pantaloni verdi e scarpe nere) e percorre via Tenda e va verso il centro. Dopo circa 40 minuti, alle 24.17, viene ripreso nel percorso inverso, dalla tabaccheria verso il parcheggio. Sempre da solo. Alle ore 24.20 viene visto per una seconda volta dirigersi verso il centro città da solo. Nel transitare sotto l’occhio della telecamera è molto visibile nella fisionomia. In questo secondo viaggio verso il centro città risultano ben visibili vistose macchie di terra sulle ginocchia e sulla felpa. E’ evidente, inoltre, che regge nella mano destra un oggetto metallico. Si vede una piccola lama, è evidente il riflesso. Prosegue da solo e va verso la tabaccheria, dove alle 24.52 incontra i due soggetti con cui successivamente si scatenerà la rissa al termine della quale tutti e tre tornato verso la zona del parcheggio”.

In aula ha testimoniato successivamente il Tenente Alessandrini, in forza al Nucleo Investigativo.

“Al nostro arrivo il cadavere si presentava in posizione supina. Attiguo al corpo un giaciglio di fortuna, con dei materassi, contornato da una serie di manufatti adibiti a contenere oggetti e effetti personali. Con il dott. Leoncini abbiamo proceduto all’ispezione del corpo. Sono state trovate ferite da arma da taglio al torace e all’addome. Abbiamo rinvenuto sotto al cadavere un coltello con lama fissa con macchie di sangue, poi altre ferite, analoghe a quelle precedenti, nella parte dorsale e lombare. 

Abbiamo cercato ulteriori elementi, trovando tracce di sangue su una scarpa, su coperte e materassi e anche su alcuni oggetti. Durante il sopralluogo si è poi presentato spontaneamente l’odierno imputato, che presentava una ferita da arma da taglio alla base del mignolo, coperta con un pezzo di stoffa. Pezzo di stoffa strappato da uno scialle ritrovato proprio nel giaciglio adiacente il cadavere. 

Nel corso degli accertamenti ho visto l’odierno imputato raccontare ai miei colleghi come aveva ucciso il proprio connazionale, mimando il gesto di una coltellata”.

Il processo, una volta sentiti i testimoni, è stato aggiornato al prossimo 9 novembre, quando verranno sentiti i testimoni della difesa. Il 30 novembre toccherà allo pscicologo Roberto Ravera,  la cui testimonianza sarà fondamentale per valultare la capacità dell’imputato di stare a giudizio. Ravera, infatti, ha redatto una relazione psichiatrica sul giovane sudanese dopo un colloquio in carcere, a seguito della quale la legale della difesa ne ha chiesto l’acquisizione, oltre a una perizia psichiatrica.