25 Giugno 2024 04:06

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25 Giugno 2024 04:06

Imperia: diffamazione, Morgan dopo l’udienza. “Si sta processando un’opera d’arte. Tornare sul palco con Bugo? Andiamoci piano” / Video

In breve: Questa mattina si è svolta una nuova udienza, durante la quale Morgan è stato esaminato come imputato.

“Un tribunale è un po’ come un palco. Non sono proprio a mio agio, però c’è una solennità ed è un rito. Quello che Bugo non aveva rispettato era il rito. Il palco è un ambiente simile al tribunale, dove ovviamente la star è il magistrato, il giudice”. Queste le parole del cantautore Morgan, al secolo Marco Castoldi, all’uscita dal Tribunale a Imperia dove questa mattina si è svolta una nuova udienza, durante la quale è stato esaminato come imputato, dinnanzi alla giudice Marta Maria Bossi (PM Enrico Cinella Della Porta), nell’ambito del processo che lo vede sul banco degli imputati dopo che il collega Bugo (Cristian Bugatti), lo ha denunciato per diffamazione, a seguito della lite, divenuta storica, durante la quarta serata del Festival di Sanremo 2020.

Imperia: diffamazione, Morgan in aula

“Conosco Bugo dal 2002-2003, in occasione di un festival musicale. C’era stima artistica reciproca, ci siamo scambiati quattro chiacchiere e poi abbiamo improvvisato un concerto, poi da lì siamo rimasti in contatto costantemente. Ogni tanto scriveva su di me cose aggressive. Mi chiedeva da 10 anni di fare il festival di Sanremo con lui, era un suo sogno. L’anno prima della vicenda contestata c’era Baglioni come direttore artistico. Bugo mi ha contattato per chiedermi di fare il direttore d’orchestra e l’ospite, io gli ho detto va bene. La canzone non è stata accettata, la stessa canzone è stata presa l’anno successivo.

Per presentare il duetto abbiamo fatto una comunicazione alla stampa. Durante Sanremo il duetto è diventato un featuring, come se fossi stato declassato.

Ho firmato il pezzo ‘Sincero’ perché è mia una frase della canzone, sono coautore del pezzo. Ho cantato un minuto intero, strano perché normalmente non funziona così. Quando una persona viene ingaggiata ci sono dei compensi, anche per lo staff, però non è avvenuto tutto questo. Quelli del mio staff sono stati ostacolati in tutto quello che facevano, erano stati allontanati da me”.

Lei aveva già presentato un pezzo per partecipare a Sanremo?

“Ero in contatto con Amadeus e mi aveva chiesto di partecipare a Sanremo. io gli inviai il mio brano. Gli era piaciuto molto. Amadeus mi aveva detto: ‘non mi importa se c’è Bugo o no, l’importante è che tu venga’. Quando mi hanno proposto la collaborazione con Bugo io ho detto che avevo già mandato la mia canzone. Ero stato chiaro sin da subito.

A dicembre c’è stata la riunione alla presenza di Bugo e del mio staff, erano presenti Bugo e Soave (agente di Bugo, ndr). Sono stato aggredito verbalmente e fisicamente da Soave.

In queste occasioni si collabora oppure si inaspriscono i toni. Sono stato massacrato. Io vedevo che si ingigantivano delle cose. Ogni problema diventava una bomba, una circolare ufficiale. Sono persone cattive, senza cuore.

Hanno leso la dignità di un artista rendendolo sofferente. È stato deprecabile dal punto di vista umano. Io sono una persona emotiva e ho bisogno di dire le cose come stanno. Non mi sono limitato a dire che c’era un malcontento, ma ho argomentato le ragioni. Ho comunicato tutti i problemi che c’erano. Io dicevo a Bugo che stavo male e lui mi diceva, ma divertiamoci”.

A quel punto, nel corso dell’udienza, si è verificato un battibecco con il giudice.

Morgan:“È ironico che si stia facendo un processo a me. Cosa faccio non respiro?”

Giudice:“Io la riprendo una volta, due volte, poi la allontano”.

“Io continuavo ad essere inascoltato – ha proseguito Morgan – A Sanremo abbiamo fatte le prove della canzone e della cover. La prova è stata un incubo. Bugo sapeva benissimo cosa doveva fare. Io chiedevo costantemente di fare delle prove e Montanari (dello staff di Bugo, ndr) continuava a rimandare. Non si può lavorare in questo modo, chiunque impazzirebbe.

Da quel momento è iniziato un reale terrorismo. Bugo mi ha scritto un messaggio che neanche Adolf Hitler aveva così tanta cattiveria. Mescal mi ha detto che dovevo essere eliminato, che Bugo doveva fare il festival da solo, ‘le tue partiture non vanno bene, non sei adatto, non sai scrivere la musica’. Hanno fatto circolare questa cosa alla Rai, alla stampa, creando un massacro mediato. Chiamarlo mobbing non descrive la gravità. È stata lesa la mia dignità.

Bugo ha iniziato a fare body shaming. Diceva che sono un nano, faceva finta di essere un nano, davanti a tutti e lui e il suo staff ridevano. Oggi è un reato gravissimo.

Sono un essere umano processato non per aver fatto un crimine, ma per aver fatto arte. Stiamo processando un’opera d’arte.

Sono stati tolti gli alloggi a tutti, anche a me. Pagavo tutto io. Non davano i pass al mio staff, non è mai stata fatta una conferenza stampa, mentre Mescal e Bugo le facevano. Mi era stato vietato. Non mi convocavano neanche per le interviste.

Alla mattina dopo la serata finale, in albergo, volevano farmi entrare una squadra di polizia in camera, questo da parte di Soave. Io non ho potuto fare la conferenza stampa, l’ho dovuta fare come uno scappato di casa. Prima di iniziare la conferenza venivo bombardato dalle domande dei giornalisti. Mi dicevano che Bugo mi stava offendendo e non mi difendeva.

Mi è stato chiesto se avessi detto figlio di puttana a Bugo. Io l’ho semplicemente ripetuto.
Le espressioni: ‘massacratore e stupratore di canzoni, terrorista, incapace di reggere il palco, dilettante, un plagiato, venderebbe sua madre per il successo’, sono frasi circostanziate, legate all’episodio della cover di Sergio Endrigo.
È avvenuto nel contesto di una critica, Bugo stava calpestando i miei diritti. ‘Venderebbe sua madre’ nel senso che calpesterebbe l’amicizia pur di avere successo. È un cattivo. ‘Mentecatto’? Si riferiva al fatto che aveva distrutto la canzone di Sergio Endrigo. Mentecaptus, colui che entra nella cappella Sistina con uno scalpello per rovinarla, spinto dalla voglia di successo.

La figlia di Sergio Endrigo in una trasmissione tv ha detto che Bugo ha rovinato la canzone di suo padre.

Bugo e il suo staff parlavano male di me in televisione, dappertutto, e non avevo diritto di replica. Voglio essere condannato all’ergastolo per aver detto a Valerio Soave testa di cazzo. Soave mi aveva denunciato per estorsione, il procedimento è stato archiviato, e per diffamazione, ma ha ritirato la querela. Mi sono visto la settimana scorsa con Soave e abbiamo anche riallacciato i rapporti.

Bugo mi chiede 240 mila euro per averlo reso famoso. Più volte ho provato a riappacificarmi con Bugo. Mi sembra normale. L’ho manifestato più volte, anche pubblicamente. Io sono sempre pronto a chiedere scusa.

Bugo regolarmente mi insulta pesantemente. Nano, Mozart di merda è il suo insulto preferito. Non ho mai denunciato Bugo. Non credo che un Tribunale dovrebbe occuparsi di questo. Più volte ho sentito dire a Bugo che grazie a Morgan era diventato qualcuno. Mi imbarazza per lui, ma lo dice.

Bugo ha partecipato a molte trasmissioni dopo il Festival, tutte con cachet, io da nessuna parte. Sono rimasto disoccupato, non ho lavorato, e avevo in programmazione tour e album.

Lui si è accordato con Amadeus di fare Sanremo l’anno successivo. Anche io lo avevo chiesto. Ho scoperto che avevano preso Bugo e non me mentre stavo facendo il giudice di X Factor. È stato un altro incubo. Io non ho fatto più nulla, mente Bugo ha partecipato a trasmissioni ed eventi, come ad esempio Pechino Express e il concerto del primo maggio, come conduttore. Io sono riuscito dopo 4 anni a pubblicare il primo singolo.

Bugo e il suo staff avevano il progetto di andare a Sanremo sfruttando il nome Morgan, non l’artista Morgan. Io non volevo cambiare il testo della canzone Sincero, volevo solo collaborare artisticamente. Loro avevano in progetto di farmi rinunciare perché Bugo avrebbe proseguito da solo. Ma io non ho mai rinunciato, perché sono un osso duro”.

L’intervista a Morgan dopo l’udienza

È la prima volta che faccio un’udienza. Sapete cosa ho visto? Che un tribunale è un po’ come un palco. Non sono proprio a mio agio, però c’è una solennità ed è un rito. Quello che Bugo non aveva rispettato era il rito. Il palco è un ambiente simile al tribunale, dove ovviamente la star è il magistrato, il giudice”.

Tu hai detto “state processando un’opera d’arte”?

“In fondo si tratta di questo: come si può processare un’opera d’arte, un gesto poetico? È una cosa interessante. Sì, meriterebbe un approfondimento proprio questo tema. E qui stiamo processando un’idea, un’idea artistica, un testo che non ha volgarità, non ha violenza, non ha pornografia. Si può processare un’opera d’arte? Se sì, parliamone”.

Hai detto anche che la cosa che ti ha dato più fastidio è che hanno leso la tua dignità?

“Sta nella costituzione, nell’articolo 21, proprio i diritti individuali, i diritti inviolabili, sono quelli della dignità della persona, la dignità, il merito della persona. Il rispetto della meritorietà di una persona. Quando viene a mancare questo, mancano i presupposti per collaborare. Ma io glielo avevo detto tanto a loro, tanto non hanno voluto ascoltarmi”.

Ma se Bugo ti proponesse di tornare sul palco del festival per fare pace, cosa faresti?

“Andiamoci piano. Io sono sempre pronto a riconciliarmi con chiunque, anche con le peggiori esperienze, quelle sentimentali, no? Quando tu dici ‘Ti amo’, lo devi dire tutta la vita. Non puoi odiare una persona a cui hai detto ‘Ti amo’. E non capisco come faccia Bugo a denunciare un artista. Gli artisti non si denunciano, al limite si ignorano”.

 

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