5 Maggio 2026 11:50

Imperia, Sardi (AVS): “Approccio antimafia di Scajola da età della pietra, così se ne favorisce la diffusione e ritarda il contrasto”

In breve: Le parole del consigliere di AVS Lucio Sardi: "L'idea che di un fenomeno come quello delle infiltrazioni criminali mafiose possa ritenersi escluso il nostro comune è insensata"

Il consigliere di Alleanza Verdi Sinistra Lucio Sardi si inserisce nel dibattito sulla presenza della criminalità organizzata nella città di Imperia.

Le parole del consigliere di AVS Lucio Sardi: “L’idea che di un fenomeno come quello delle infiltrazioni criminali mafiose possa ritenersi escluso il nostro comune è insensata”

Scrive il consigliere Sardi: “Per comprendere il surreale dibattito innescato dalle ultime dichiarazioni “negazionistiche” di Scajola sulla presenza di fenomeni di infiltrazioni della criminalità organizzata, bisogna riprendere il curioso schema di ragionamento su cui ha condotto i lavori della pseudo commissione antimafia cittadina.

Va prima di tutto detto che la mediazione sulla base della quale è nata la commissione comunale del capoluogo, che non è, come a Diano Marina, una commissione specifica ed è soprattutto messa sotto la direzione e controllo del sindaco, si è rivelata un errore.

I suoi lavori, sui quali, con inutile rigore, è stato prevista la segretezza, sono stati da subito impostati con l’evidente obiettivo di Scajola di dimostrare che, come ama dire, “nella cinta muraria del comune” non vi sono presenze di soggetti legati alle famiglie locali individuate come legate a tali fenomeni.

Ho provato un certo imbarazzo davanti alle dichiarazioni strumentali in tal senso seguite all’audizione in commissione del Prefetto, che aveva semplicemente escluso l’emergere di presenze di soggetti sottoposti a interdittive antimafia nel monitoraggio sugli appalti pubblici effettuato dalla Prefettura. Una verifica doverosa e opportuna, ma che non può ritenersi sufficiente a dare garanzie assolute, visto quanto emerso con l’azienda esclusa dall’appalto di una scuola del dianese e dal consorzio che gestisce la messa in funzione della navetta della ciclabile a seguito di quanto risultato in recenti indagini antimafia nel nord Italia.

Non meno surreale è stata l’audizione dei rappresentanti delle associazioni di categoria del commercio – artigianato e agricoltura a cui il sindaco, con fare perentorio e sbrigativo, chiedeva se avessero notizie di presenze criminali, per poi affermare che le imbarazzate risposte degli auditi dimostravano che il fenomeno era escluso e lasciando anzitempo la riunione senza ascoltare le richieste meno superficiali delle opposizioni, che hanno fatto emergere una realtà un po’ più articolata.

Quello di Scajola è un approccio “antimafia” da età della pietra che, per chiunque abbia studiato i fenomeni di infiltrazione delle organizzazioni criminali mafiose al nord, è la condizione che ne ha spesso favorito la diffusione e ritardato il contrasto.

L’idea che di un fenomeno come quello delle infiltrazioni criminali mafiose – che si manifesta sia nel mercato della droga, del racket e dell’usura, ma anche negli appalti pubblici o nell’economia locale reinvestendo i proventi illeciti la cui presenza è certificata nella nostra provincia dalle relazioni della DIA – possa ritenersi escluso il nostro comune è insensata.

Falcone aveva coniato la frase “segui i soldi e troverai la mafia“, per cui pensare che a fronte di una presenza storica della criminalità organizzata nella nostra provincia (certificato anche da sentenze definitive della magistratura) non si debba tenere alta la guardia per impedire che si infiltri negli appalti di fronte al fiume di denaro pubblico dei progetti PNRR o nel sofferente tessuto imprenditoriale locale, è un grave errore.

In particolare lo è se si ragiona sui rischi in materia, ad esempio, dello schema del piano finanziario per il completamento del faraonico progetto porto turistico cittadino, che dovrebbe finanziarsi senza contributi pubblici e ricorso al credito bancario.

Una riflessione che ho posto al sindaco nell’ultima riunione tenutasi con la presenza del presidente della vera commissione antimafia regionale on. Orlando, ma per la quale non ho avuto neanche il piacere di una risposta o replica.

A giudicare dal tipo di esternazioni di Scajola sul tema, più che di fronte a una diversa lettura del fenomeno o a una differente idea di contrasto del fenomeno, ci troviamo di fronte a una vera e propria carenza di “sensibilità” sul tema, che divide chi si impegna a contrastarlo e il sindaco, con una “cinta muraria” culturale e morale.

D’altronde parliamo di chi, qualche mese fa, etichettò con un certo disprezzo le associazioni antimafia (tra cui ci sono i volontari di Libera che lavorano per recuperare a finalità sociali i beni confiscati alle famiglie mafiose) come esponenti dell’antimafia salottiera e che in passato, con la giustificazione di essere stato mosso da un sentimento di trasporto umano, non esitò a scavalcare ogni confine (finendo nei guai e nel ridicolo) per aiutare la moglie di un latitante condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Alla luce dei fenomeni emersi in passato, con numerosi episodi di offerte di pacchetti di voti da parte di famiglie criminali, un altro sentimento che tiene distante una parte della politica locale da una rigorosa posizione di contrasto al fenomeno delle infiltrazioni mafiose, è l’appetito elettorale, a cui da tempo certa politica subordina i principi dell’etica e della trasparenza.

Forse, se c’è un fenomeno la cui presenza rischia di scomparire dalle carte del nostro territorio, è il confine invalicabile che dovrebbe frapporsi tra chi ricopre un ruolo pubblico e certe presenze e interessi.

Un principio che dovrebbe essere patrimonio comune di chi assume cariche amministrative e ruoli politici, uno dei pochi che può definirsi né di destra né di sinistra“.

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