Entroterra, Home — 7 settembre 2017 alle 07:33

“CIAO MONESI”. A QUASI UN ANNO DALL’ALLUVIONE È ANCORA EMERGENZA, LO SCONFORTO DI ANNA:”COSA NE SARÀ DELLE NOSTRE CASE? I BELLISSIMI RICORDI ORMAI…”/LA STORIA

L’imperiese Anna Magliani, proprietaria di una casa a Monesi da 40 anni, ha scritto una lettera per ricordare cosa ha rappresento il paese per intere generazioni, facendo un appello affinché venga fatto tutto il possibile per salvarlo.

di Redazione

casmon

La condizione critica di Monesi a seguito dell’alluvione di novembre 2016 è ormai nota. L’ultimo incontro tra i residenti del paese e i tecnici della Provincia, svoltasi ieri, ha sottolineato la tragicità della situazione. A partire dal 5 settembre il ponte sul rio Bavera, che rappresentava l’ultimo collegamento con Monesi di Triora, è stato chiuso, e la viabilità non verrà ripristinata prima di un anno.

Questo significa un’ennesima delusione per residenti, proprietari di seconde case e affezionati, che sono legati a Monesi da molti anni e ricordano con nostalgia le stagioni estive e invernali trascorse in allegria e serenità.

L’imperiese Anna Magliani, proprietaria di una casa a Monesi da 40 anni, ha scritto una lettera per ricordare cosa ha rappresento il paese per intere generazioni, facendo un appello affinché venga fatto tutto il possibile per salvarlo.

LETTERA “Ciao Monesi” - Anna Magliani

“Mi unisco a quanto già scritto con lettera del sign. Rinaldo Sartore, presidente della Associazione Borgo Antico della Vecchia Monesi, indirizzata all‘assessore regionale alla Protezione Civile Giacomo Giampedrone, sottoponendo alla sua attenzione quanto emerge nell’osservare la tragedia subita dalle case del Borgo che dalla foto ripresa dal paese di Piaggia sembrano come appese al pendio montano, alcune completamente distrutte trascinate con terra e acqua verso il greto del fiume, alcune adiacenti alla frana appaiono quasi in paurosa pendenza verso il letto del fiume, laddove emergono tra la sabbia gli alberi divelti, grosse pietre e i residui della centrale elettrica realizzata a suo tempo dal Comune di Mendatica.

Si vedono alcuni residui di case ormai diroccate e per quella parte che ha resistito case visibilmente ancora in piedi ma danneggiate internamente e minate nelle loro basi su un terreno fragile che è stato scavato da numerosi rivi di acque formatisi nel sottosuolo durante la terribile ondata di pioggia di fine novembre 2016. In queste case ancora in piedi, tranne la energia elettrica ripristinata, manca l’erogazione dell’ acqua e di certo tubazioni e fognature fuori uso, i proprietari non hanno autorizzazione ad accedervi almeno per effettuare lavori di manutenzione utili al mantenimento dello stabile , conseguentemente le case restano solo in isolamento, solo pedoni stimolati dalla curiosità si aggirano per visionare le conseguenze della tragedia altrui oltre lo sciacallaggio di coloro che penetrano nelle case impossessandosi di suppellettili o altro che solitamente rappresentano un valore forse più affettivo per i loro proprietari.

Nell’attesa ci si chiede cosa ne sarà di queste nostre case costruite con sacrifici economici per le nostre famiglie, per i nostri figli e nipoti e al momento inabitabili. Non ci sono ancora notizie sui risultati dei carotaggi al fine di conoscere le sicurezza di quella fascia di terra denominata”zona rossa”con l’angoscia di una possibile prospettiva che ad una prima pioggia possano verificarsi altri danni. A progetto, senza altre alternative possibili, si parla di attuare un così detto bypass o per meglio dire una strada carrozzabile a doppio senso in mezzo a queste povere case, tagliando alberi di abeti ,alberi da frutta già da tempo esistenti, insomma una ulteriore ferita in un terreno friabile con la conseguenza di protrarre per molto tempo la situazione statica dell’abitabilità senza contare I’ eventuale rischio di precarietà futura per la sicurezza degli stabili stessi.

Le vie di comunicazione sono certo necessarie e indispensabili per non far morire un borgo che sembra essere considerato come “un ammalato terminale”, poi in particolare il paese di Piaggia ove ci sono anche persone residenti tutto l’anno ai quali mancano tutti i servizi il cui isolamento è maggiormente aumentato dal recente provvedimento di chiusura del ponte Bavera oltre al ponte più in basso trascinato dall’ondata d’acqua.

Abbiamo perso tutto quello che ci faceva apprezzare quel periodo soprattutto estivo con i nostri bambini, il silenzio nel verde della natura che circondava le nostre case, il vociare infantile nel prato vicino in occasione di giochi come quello degli aquiloni, le nostre riunioni sul prato comunicandoci le conoscenze sulla raccolta delle erbe selvatiche a fini alimentari e medicamentosi, il gioco delle bocce su un piccolo fazzoletto di terra e i richiami e gli alterchi dei giocatori infervorati dal gioco, da lontano la campana della chiesa di Piaggia, il cicaleggio dei bambini nella strade del paese, le musiche nelle serate di festa e tutte quelle luci che si accendevano nello stesso paese all’imbrunire facendolo sembrare un presepio .

Quest’anno aveva anche nevicato, da più di un decennio la neve lasciava a desiderare vanificando i desideri degli sciatori abituali ormai delusi indirizzati ad altre zone sciistiche, stanchi anche di una strada strada di difficile percorso da S.Bernardo priva di ostacoli per piccole frane che ne cagionava l’agevole percorrenza sino a Monesi”.