Politica — 25 novembre 2013 alle 16:29

CHIUSURA DEL MULINO AGNESI – Il coordinatore comunale di FI Antonello Ranise interviene sulla vicenda

Il coordinatore comunale di Forza Italia, Antonello Ranise interviene sulla vicenda della chiusura del Mulino Agnesi: “E’ sicuramente un fatto positivo, di cui prendiamo atto con soddisfazione, l’elaborazione di un documento condiviso tra i diversi gruppi consiliari per costituire un tavolo di concertazione tra i vari attori interessati, per affrontare la grave situazione del pastificio Agnesi. Ancora una volta per […]

di Selena Marvaldi

Ranise quadrata

Il coordinatore comunale di Forza Italia, Antonello Ranise interviene sulla vicenda della chiusura del Mulino Agnesi:

“E’ sicuramente un fatto positivo, di cui prendiamo atto con soddisfazione, l’elaborazione di un documento condiviso tra i diversi gruppi consiliari per costituire un tavolo di concertazione tra i vari attori interessati, per affrontare la grave situazione del pastificio Agnesi. Ancora una volta per iniziativa della minoranza, che con diverse modalità (il nostro gruppo aveva proposto in un primo momento una propria mozione), è arrivato all’amministrazione l’imput per gestire in prima persona una crisi occupazionale di estrema serietà.

Detto questo, si impongono alcune considerazioni. Anzitutto “tavolo di concertazione”, brutto termine politichese, può significare tutto o nulla, può diventare una scatola vuota, evanescente e inutile. Sarà cura del gruppo consiliare di FI vigilare a che ciò non accada e rappresenti viceversa occasione di confronto e di pressione costruttiva per tracciare una strategia di salvataggio di un marchio storico. In questi giorni, diverse famiglie, direttamente interessate alla chiusura del Mulino di Agnesi, mi hanno manifestato la situazione di drammatica incertezza e precarietà che vivono i lavoratori.

A questo proposito voglio ricordare come l’allora amministrazione Sappa, in più di un’occasione, ebbe modo di impegnare concretamente il gruppo Colussi a mantenere i livelli occupazionali attuali, e, successivamente, di coinvolgere l’azienda nel progetto cosiddetto “Porta del Mare”(ora a rischio di ridimensionamento), a suo tempo immancabilmente criticato dalla sinistra, ma in realtà vantaggioso per la città. A suo tempo il neo Sindaco Capacci, in campagna elettorale (maggio 21013), dichiarava di aver avuto assicurazione dallo stesso Colussi sulla sua volontà di mantenere i posti di lavoro in essere, malgrado la contingenza economica sfavorevole. Peccato che solo dopo pochi mesi, Colussi abbia comunicato di chiudere il “Mulino” e mandare a casa più di trenta lavoratori.

Noi vogliamo credere alla buona fede del Sindaco, ma evidentemente converrà con noi che governare è altra cosa che fare campagna elettorale. Lo si tocca con mano ogni giorno, si veda ad esempio la ben nota vicenda della refezione scolastica e della Seris, dove in campagna elettorale si è detto una cosa e poi, a fronte della situazione oggettiva, l’amministrazione Capacci ne ha fatto un’altra, diametralmente opposta (esternalizzazione del servizio, con buona pace dei dipendenti e delle promesse fatte). Lo si è visto con la vicenda dell’”Ottagono”, liquidata con troppa superficialità e supponenza dalla maggioranza come occasione per fare demagogia.

Intanto però il dato oggettivo è che si perdono posti di lavoro e che il tessuto sociale della città è sempre più in crisi. Certamente maggior chiarezza di idee e maggior coerenza (e più umiltà) sarebbero quantomeno opportune. In questo scenario, è certamente auspicabile che la stessa Regione intervenga, possibilmente, però, senza proclami francamente inaccettabili (si veda ad esempio il grossolano intervento dell’assessore Visco sul trasporto pubblico locale, tema sul quale, peraltro, prendere lezioni da Genova mi pare, specie di questi tempi, appare semplicemente grottesco). Ma il messaggio che non deve passare è che l’amministrazione non possa fare nulla e che abbia le mani legate. E’ vero che un gruppo privato è libero di fare i propri interessi, ma la politica può e deve assumersi a sua volta oneri e responsabilità. La posta in gioco, infatti, è quella di scongiurare in ogni modo la chiusura definitiva dello stabilimento (sono circa 130 i lavoratori in organico), di cui la chiusura di un comparto può costituire il primo passo. Per quanto ci riguarda non faremo mancare con lealtà il nostro apporto, senza sconti né demagogia”.