Home, Imperia — 25 marzo 2017 alle 17:50

IMPERIA. NO AL CAPANNONE PER LO SMISTAMENTO MERCI A PIANI. IL COMITATO PER LA VAL PRINO: “RABBIA E SFIDUCIA PER LA MANCANZA DI PIANIFICAZIONE”

Anche il Comitato per la Val Prino interviene nel dibattito scaturito a seguito delle polemiche per via della bocciatura, da parte del consiglio, della variante al piano regolatore per la realizzazione di un capannone per lo smistamento merci a Piani

di Redazione

capannone val prino

Anche il Comitato per la Val Prino interviene nel dibattito scaturito a seguito delle polemiche per via della bocciatura, da parte del consiglio comunale, della variante al piano regolatore per la realizzazione di un capannone per il deposito e lo smistamento merci in un’area in frazione Piani, a Imperia.

“Il Comitato per la Val Prino, nato spontaneamente nell’anno 2001, composto da residenti e turisti, amanti della nostra valle, vuole con questa nota esprimere la propria visione e dare un modesto contributo nel merito del dibattito nato sul vostro giornale online dopo la bocciatura della variante al piano regolatore in zona Coppi Rossi (Piani, ndr) .

A tal proposito vogliamo fare alcune considerazioni.

Se avessimo contattato i molti turisti, in particolare stranieri, che durante l’anno imboccano la Val Prino per soggiornare nei borghi della valle e gli avessimo detto che l’ amministrazione comunale di Imperia aveva pensato di presentare una variante al piano regolatore che avrebbe trasformato una parte di quell’area agricola in zona industriale dando così la possibilità di costruire a un privato, sulle sponde del torrente Prino, un enorme capannone con annessa attività di stoccaggio e trasporto merci, ci avrebbero detto che era uno scherzo, non era vero perché non possibile.

Ci avrebbero risposto che non era possibile perché in tutte le città moderne esiste una pianificazione urbanistica che prevede la separazione fra le zone produttive e le zone residenziali , un progetto di sviluppo che fa si che ogni intervento compiuto sul territorio negli anni faccia parte dello stesso disegno organico. Così si sviluppa una città ‘ordinata’ e moderna.

Il cittadino che ha investito tanti soldi nell’acquisto di un’abitazione , o nella costruzione di una villetta (spesso il sogno di una vita) in zona residenziale ha il diritto di vivere tranquillo , di confidare che il suo sia un investimento per il futuro, altrettanto l’imprenditore che vuole investire in un progetto deve avere le certezze che la zona nella quale andrà a realizzarlo è idonea alle sue finalità.

Entrambe le zone interessate dagli investimenti devono essere dotate di servizi e logistica idonei alla loro tipologia (per questo pagheranno gli oneri di urbanizzazione previsti).

La mancanza di pianificazione lascia spazio a scelte di tipo speculativo che disorientano e creano un senso di rabbia e sfiducia nei cittadini e che spesso favoriscono l’arricchimento di pochi e l’impoverimento della collettività.

Già nel 2001 evidenziavamo queste semplici concetti mentre notavamo che nel fondovalle della Val Prino, in una zona che diventava sempre più popolata con la realizzazione degli insediamenti di Piani II e in Zona Coppi Rossi , vigne e orti, che erano la ricchezza del nostro ‘paesaggio’, stavano scomparendo per lasciare spazio a discariche, ‘baracche’ improvvisate , parcheggi di camion e depositi di materiale.

Tutto ciò avveniva in netto contrasto con il piano regolatore e col Piano di bacino. Era il tipico esempio di cosa non deve essere fatto.

Denunciammo questo degrado che avanzava alle autorità competenti ed organizzammo una serie di incontri/assemblee nelle quali proponemmo quello che a nostro parere doveva essere il progetto di sviluppo da seguire negli anni a venire.

Il 20 giugno 2002 presso la sala parrocchiale si tenne una assemblea pubblica su questi temi a cui parteciparono i rappresentati delle forze politiche locali .

Ecco la locandina.

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L’esito di quegli incontri e assemblee portarono ad una dichiarazione pubblica dell’allora amministrazione, riportata da varie testate giornalistiche, sinteticamente ne trascriviamo alcuni passaggi:
– Niente camion in val Prino , solo ambiente, sport e turismo.
- La vocazione turistica della val Prino non è assultamente in discussione , tutt’altro, e le bellezze naturali dell’immediato entroterra di Porto Maurizio non saranno deturpate da capannoni o insediamenti industriali.

In questi anni c’e chi ha investito i suoi soldi credendo in quel ‘percorso’ e creando economia e occupazione.

Come è stato pensabile quindi prospettare una variante urbanistica del genere che avrebbe stravolto per sempre il paesaggio e la natura stessa dei luoghi?

Tutto ciò pare francamente assurdo pensando che solo a poche decine di metri dalla zona in oggetto è attivo un agriturismo , nato da alcuni anni, frutto del restauro e recupero di una antica villa del 700 e dei terreni circostanti.

Dal quella zona parte il sentiero , frutto di una nostra iniziativa , che collega, costeggiando la sponda del torrente Prino, al ponte Romanico e all’abitato di Clavi per poi proseguire nelle altre località della valle in un percorso che attraversa mille anni di storia.

Ci piace ricordare che grazie al FAI Fondo per l’Ambiente Italiano ed alla sua iniziativa ‘I Luoghi del Cuore 2004′ fu data la possibilità ai nostri amici, residenti e turisti, di segnalare questo meritevole ed importantissimo monumento.

Questa iniziativa ottenne un enorme successo in quanto la località fu segnalata da moltissime persone tanto da portare il ‘nostro’ ponte primo tra i monumenti Liguri.

Si apri così la strada al suo restauro e a quello dell’oratorio di San Martino che li salvò dal degrado e dalla conseguente distruzione .

Abbiamo una ricchezza immensa, un patrimonio culturale, architettonico, ambientale unico , spesso più amato, apprezzato e conosciuto dagli amici turisti che dai nostri stessi cittadini. Senza un progetto serio e una visione a lungo termine però non si va da nessuna parte.

Spiace constatare quindi che a distanza di 14 anni da quella assemblea e dagli avvenimenti successivi ci si debba ancora chiedere ‘Quale futuro per la Val Prino ?’”.

 
 
 
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