“RIMANGO A IMPERIA PERCHÈ…”. MARCO TEMESIO E LA SUA AZIENDA VINICOLA NELLA VALLE ARROSCIA:”NON SONO NATO CONTADINO, MA ORA…”/LA STORIA

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Un’altra storia in cui l’amore per il proprio territorio e per la vita all’aria aperta hanno portato ad investire su Imperia.

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Un’altra storia in cui l’amore per il proprio territorio e per la vita all’aria aperta hanno portato a investire su Imperia. Il protagonista è Marco Temesio, 52enne imperiese, che, dopo gli studi umanistici, ha deciso di dare una svolta alla propria vita tornando nella sua città natale e iniziando a lavorare in campagna, aprendo un’azienda vitivinicola nella valle Arroscia.

QUANDO HAI DECISO DI DEDICARE LA TUA VITA ALLA CAMPAGNA E AL VINO?

“Il mio percorso, inizialmente, mi stava portando da tutt’altra parte. La mia formazione è umanistica, non contadina e neanche imprenditoriale. Mi sono laureato in sociologia a Bologna e sono stato molto tempo fuori da Imperia. Volevo fare lo scrittore. Verso i 30 anni, però, ho capito di non voler fare un lavoro tradizionale. Ho deciso così di iniziare a lavorare in campagna soprattutto nei vigneti. Nel 2003, poi, ho aperto l’azienda agricola Cascina Nirasca nella Valle Arroscia, tra Pieve di Teco e Pornassio, insieme al mio socio Gabriele Maglio, di formazione più agricola. Produciamo vini controllando tutta la filiera, vigneti, trasformazione, confezionamento, fino alla commercializzazione”.

QUAL È LA PARTICOLARITÀ DELLA VOSTRA ATTIVITÀ?

La cosa che salta all’occhio subito è che produciamo vino in un territorio che per tradizione si basa sull’olio. I nostri vigneti, però, hanno caratteristiche che non si trovano da molte altre parti, perché, nonostante si trovino in campagna, distano solo 25 km dal mare. Questo rende l’habitat singolare. Abbiamo circa 4 ettari di vigneto a 4-500 metri di altezza”.

COSA RENDE UN VINO SPECIALE E DI QUALITÀ?

“Senza dubbio il segreto è nel lavoro in vigna. Far produrre poco alle viti è sinonimo di qualità. Se su ogni pianta ci sono 4 – 6 grappoli la sostanza si divide in quei grappoli, se invece ce ne sono il doppio, sarà ancora più divisa. È indispensabile rispettare il territorio e curarlo costantemente. Inoltre, è importante il momento della trasformazione in cantina, che deve avvenire nel modo più naturale possibile”.

CI PUOI PARLARE DI UN VINO IN PARTICOLARE?

“Produciamo diversi vini come lo Sciac-Trà, il Pigato e il Vermentino, ma l’Ormeasco è il nostro “cavallo di battaglia”. Si tratta di un dolcetto a raspo rosso con la Dop più piccola di tutta la Liguria, essendo prodotto esclusivamente nella valle Arroscia. Si tramanda che questo tipo di raspo arrivò nella valle Arroscia nel lontano 1300 con il Marchese di Clavesana che, quando arrivò a governare in questi luoghi, ordinò alla popolazione di piantare esclusivamente questo vitigno”.

SE USCISSI ADESSO DALL’UNIVERSITÀ, PENSI CHE RIFARESTI LA STESSA SCELTA?

“Penso proprio di sì. Dopo tanti anni passati in campagna e in cantina ho capito che non potrei fare altro. In particolare, io mi occupo della parte commerciale e quindi il mio lavoro è fatto anche di viaggi e di contatti con le persone per presentare il nostro prodotto e conoscerne di nuovi, come ad esempio al Vinitaly a Verona, la vetrina internazionale più importante del settore. Questo mondo mi ha sempre affascinato e niente è più appagante di portare avanti un progetto personale, nel proprio territorio, contribuendo allo sviluppo dello stesso”.

PERCHÈ HAI DECISO DI INVESTIRE SU IMPERIA APRENDO UN’AZIENDA?

Negli ultimi tempi è più facile sentire di gente che va via rispetto a gente che resta, ma è anche vero che spesso si ritorna volentieri a casa. Stando fuori, infatti, si capisce quanto si è legati al proprio territorio e molte volte si torna. Io ho deciso di investire su Imperia per la voglia di valorizzare il posto in cui vivo. Ovviamente ci sono le difficoltà, che dipendono dal fatto che si è legati alla natura e alla sua imprevedibilità, ma ripaga tutto la gratificazione di vedere trasformato un grappolo d’uva in vino di qualità“.

UN MESSAGGIO PER I GIOVANI?

“Il messaggio che vorrei trasmettere è che anche i giovani possono guardare a un lavoro imprenditoriale di cultura e tradizione. Il mondo di oggi spesso fa vedere solo tanta precarietà e sfruttamento lavorativo, mentre l’agricoltura è un settore che ancora permette di lavorare in proprio, avviare un’azienda e vedere i frutti del proprio lavoro, ottenendo gratificazione e portando valore aggiunto al nostro territorio. Si pensa spesso che per lavorare in campagna si debba nascere contadino, ma io sono la prova che non è così. Lo sono diventato con il tempo e ora non potrei fare altro”.

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