IMPERIA. SULLA BANCHINA DEL PORTO DI ONEGLIA UNA TARGA IN MEMORIA DI MAURIZIO AICARDI E DELLE VITTIME DEL MONTELLO/FOTO E VIDEO

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Si è svolta questa mattina, sul porto di Oneglia, in banchina Aicardi, la cerimonia in memoria delle vittime del Montello, Piroscafo da carico, appartenente alla Navigazione Alta Italia, affondato il 3 giugno del 1941 sotto i bombardamenti inglesi

commemorazione

Si è svolta questa mattina, sul porto di Oneglia, in banchina Aicardi, la cerimonia in memoria delle vittime del Montello, Piroscafo da carico, appartenente alla Navigazione Alta Italia, affondato il 3 giugno del 1941 sotto i bombardamenti inglesi. A bordo 43 persone, 30 marinai, 11 militari di scorsa e 2 operai. Nessuno riuscì a sopravvivere all’attacco aereo inglese. Tra questi anche l’imperiese Maurizio Aicardi, cui è stata proprio intitolata la banchina del porto di Oneglia, con la deposizione di una targa.

Alla commemorazione hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco Carlo Capacci, il prefetto Silvana Tizzano, il Capitano di Vascello, presidente Anmi, Guido Ferraro, Giovanni Chersola, delegato Liguria del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e le autorità civili e militari. Presente anche Don Paolo Pozzoli, che ha benedetto la targa in memoria di Maurizio Aicardi.

GIOVANNI CHERSOLA

DON PAOLO, BENEDIZIONE TARGA MAURIZIO AICARDI

CARLO CAPACCI

GUIDO FERRARO

LA STORIA DEL MONTELLO

Alle 19.30 del 1° giugno 1941 il Montello lasciò Napoli alla volta di Tripoli, facendo parte del convoglio “Aquitania”: componevano tale convoglio, oltre al Montello, i piroscafi Aquitania, Caffaro, Nirvo e Beatrice C. e la moderna motonave cisterna Pozarica. Parte del carico del convoglio era destinato alla 5ª Squadra dell’Aeronautica della Libia: il Montello trasportava benzina in fusti e munizioni, rifornimenti di grande importanza, ma anche pericolosissimi in caso di attacco. La scorta diretta era costituita dai cacciatorpediniere Aviere, Dardo, Geniere e Camicia Nera e dalla vecchia torpediniera Giuseppe Missori.

Per l’occasione l’”Aquitania” era uno dei più grandi convogli sino ad allora inviati in Libia e in assoluto uno dei più grandi dell’intera battaglia dei convogli nordafricani. Era stata assegnata anche una consistente forza di copertura a distanza, costituita dagli incrociatori leggeri Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi e Giuseppe Garibaldi e dai moderni cacciatorpediniere Granatiere, Bersagliere, Fuciliere ed Alpino (la VIII Divisione Navale), che partirono da Palermo. Infine, due caccia FIAT CR. 42 volavano sul cielo del convoglio, costituendone la scorta aerea.

Il convoglio, che procedeva ad una velocità non superiore agli otto nodi (ben pochi), fu però avvistato già il 2 giugno sia da un sommergibile britannico che da un idroricognitore Short Sunderland, che comunicarono quanto visto: poco dopo mezzogiorno decollarono da Malta, per attaccarlo, cinque bombardieri Bristol Blenheim (o Martin Maryland) della RAF.
Intorno alle 14 il convoglio venne avvistato dagli aerei britannici, che però, avendo notato i due CR. 42 della scorta aerea, si astennero dall’attaccare e si tennero invece a distanza, volando bassi sul mare, pedinando il convoglio ed aspettando che si presentassero condizioni favorevoli per l’attacco. Alle 14.15 anche le navi italiane avvistarono i Blenheim, ma, dato che all’epoca gli attacchi aerei diurni non erano ancora divenuti molto frequenti, ritennero trattarsi di bombardieri tedeschi Junkers Ju 88.

Alle 14.30 (16.30 per altra fonte) si concretizzò l’evento che i Blenheim auspicavano: i due CR. 42, dovendo tornare alla base, lasciarono il convoglio e vennero rilevati da un idrovolante antisommergibile CANT Z. 501, un velivolo lento, superato, poco armato: inadatto a contrastare un attacco aereo (e difatti era impiegato nella scorta antisommergibile).
Il convoglio si trovava in quel momento in posizione 35°25’ N e 11°57’ E, circa venti miglia a nordest delle Isole Kerkennah e dodici miglia a nordest della boa numero 1 delle secche di Kerkennah, al largo della Tunisia.
Il CANT Z. 501 si pose a proravia del convoglio in funzione di ricognizione antisommergibile, ed alle 14.45 i Blenheim passarono all’attacco: volando a 500 metri di quota, raggiunsero il convoglio provenendo da poppavia e lo risalirono dalla coda alla testa sganciando le loro bombe.

Le navi della scorta stavano navigando sui lati del convoglio a difesa dei mercantili, il sole era quasi sceso sull’orizzonte, quando il rombo di motori preannunciò l’arrivo degli aerei nemici, che si avvicinarono bassi sul mare, provenendo dalla direzione del sole. L’attacco fu fulmineo, a sorpresa.

Uno dei Blenheim venne abbattuto durante l’avvicinamento (secondo una versione dal tiro contraereo delle navi del convoglio, secondo un’altra dai CR. 42 dei tenenti Marco Marinone ed Antonio Bizio, ambedue appartenenti alla 70ª Squadriglia del 23° Gruppo Caccia Terrestre) e precipitò in mare in fiamme, ma gli altri sganciarono con precisione le loro bombe, che andarono a segno.

Il Beatrice C. fu incendiato e dovette essere abbandonato dall’equipaggio (fu più tardi affondato dal Camicia Nera), ma molto peggiò andò al Montello, il quale, dopo essere stato colpito da almeno una bomba, o forse di più, eruppe in una colossale esplosione: un’immane palla di fuoco avvolse la nave e si levò dal mare in una fiammata, mentre un’imponente colonna di fumo si levava nel cielo.

Una pioggia di schegge di tutte le forme e dimensioni fu proiettata in tutte le direzioni, irraggiando tutte le altre navi del convoglio; l’esplosione fu tanto tremenda da travolgere anche uno dei bombardieri attaccanti, che fu investito dal vortice e cadde in mare. Trascorsa meno di una decina di secondi, era tutto finito. Sul mare, là dove pochi istanti prima era stato un piroscafo di seimila tonnellate, galleggiavano solo una chiazza oleosa e qualche piccolissimo rottame.

La Missori, dopo che il suo equipaggio si ebbe riavuto, poté soltanto salvare i due avieri britannici dell’aereo precipitato. Nessuno del Montello si era salvato.

 

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