Cronaca, Home — 8 gennaio 2018 alle 19:29

IMPERIA. PROCESSO PER LA MORTE DI MATTEO MARAGLIOTTI. LA DOTT.SSA TOMATHIS, UNICO IMPUTATO: “PER ME ERA UNA SINUSITE, MA AL PRONTO SOCCORSO…”/L’UDIENZA

Il neurologo Leonardo Cocito ha illustrato una nuova ipotesi: “Matteo morto per una crisi epilettica. Un evento
acuto, imprevedibile. Un evento certamente legato alla patologia, ma non causato dall’aggravarsi di quest’ultima”

di Mattia Mangraviti

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Nuova udienza questa pomeriggio in Tribunale a Imperia del processo che vede sul banco degli imputati la dott.ssa Roberta Thomatis, medico di famiglia, accusata di omicidio colposo per la morte del giovane sedicenne Matteo Maragliotti, avvenuta il 21 gennaio 2013 all’ospedale Borea di Sanremo a seguito di un’infezione cerebrale.

In aula, davanti al giudice Massimiliano Botti (Pm Francesca Sussarellu), erano presenti Roberta Thomatis, difesa dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Angelo Monge, e Sabrina Bonfadelli, madre di Matteo.

Tre le parti civili costituitesi nel processo, i genitori e il nonno (Vincenzo) di Matteo Maragliotti, rappresentati dall’avvocato Sonia Borgese. In fase di udienza preliminare, lo ricordiamo, il giudice Massimiliano Raineri aveva escluso la responsabilità dell’Asl e dell’assicurazione Unipol.

Questo pomeriggio in aula si è proceduto all’esame dell’imputato, Roberta Thomatis, e successivamente sono stati sentiti i consulenti di parte, Gabriele Rocca, consulente del Pm, Andrea De Maria e Enzo Profumo, consulenti della parte civile, e Leonardo Cocito, consulente della difesa.

ROBERTA THOMATIS

“Nel 2012 sono diventata il medico di Matteo Maragliotti. Lo visitai per la prima volta il 6 dicembre del 2012. Venne con la mamma per il rilascio del certificato di idoneità sportiva non agonistica. Era in buone condizioni. L’8 gennaio del 2013 tornò per una visita. Lamentava febbre e cefalea frontale dopo una gara di ballo. Nel corso della visita lamentò dolori alla testa. A mio modo di vedere si trattava di sinusite, prescrissi dunque una terapia antibiotica associata ad aereosol e antinfiammatori. Sabato 12 gennaio venni nuovamente contattata via telefono. Nonostante la terapia antibiotica, la febbre non era passata. Consigliai dunque di andare al Pronto Soccorso. Viste le remore della famiglia, proposi una modifica della terapia antibiotica. Nel pomeriggio del giorno seguente, domenica, venni nuovamente ricontattata dalla famuglia che mi annunciò di voler portare Matteo al Pronto Soccorso. Chiamai il Pronto Soccorso e parlai con il dott. Fichera. Gli annuncia l’arrivo di un paziente, Matteo appunto, per il persistere della febbre nonostante terapia antibiotica.

Sentii poi al telefono il papà di Matteo. Mi spiegò che il Pronto Soccorso, in base alla sintomatologia e agli esami, aveva elaborato una diagnosi diversa, sospetta mononucleosi, con la conseguente sospensione della terapia antibiotica. Sentii il dott. Fichera. Mi disse non aveva riscontrato sintomi di sinusite, ma piuttosto di mononucleosi, e che aveva sospeso la terapia antibiotica per possibili reazioni allergiche.

Prima del ricovero al Pronto Soccorso avevo parlato ai genitori di Matteo anche dell’ipotesi di una polmonite silente, visto che eravamo comunque nel pieno di una virosi influenzale. Al dott. Fichera, però, non parlai di questa eventualità.

Il martedì successivo andai in Ospedale. Parlai con la collega, dott.ssa Poggi. Mi disse che il test della mononucleosi era risultato positivo. Mandai un messaggio al papà di Matteo per informarlo della diagnosi di mononucleosi, in quanto lui e la moglie erano fuori città per un funerale.

Mercoledì ebbi un nuovo contatto con il papà. Mi disse che il ragazzo era sfebbrato, ma che avvertiva una grande stanchezza. Parlammo anche di un possibile rientro a scuola, ipotizzando un ritorno tra i banchi il lunedì successivo. Il giorno seguente, giovedì, mi chiamò la madre di Matteo. Mi disse che erano ritornate cefalea e febbre. Rigonfiamento dell’occhio? No, non mi venne riferito nessun altro sintomo. Non ritenni dunque grave la situazione. Associai infatti il ritorno della febbre alla mononucleosi. Trasporto all’Ospedale Gaslini? E’ una richiesta che ho sentito per la prima volta qui in aula. Detto questo, Matteo era ormai fuori età per il Gaslini (massimo 14 anni). In più il nostro protocollo prevede che l’invio del paziente nel Pronto Soccorso più vicino.

Venerdì 18 gennaio venni contattata nuovamente dalla mamma per il persistere della febbre. Proposi di tornare al Pronto Soccorso per fare il punto della situazione. La madre mi disse di si, poi di no, proponendo di attendere ancora un pò. Il sabato Mattina la madre mi richiamò. Matteo era caduto in terra. Scattò così il ricovero immediato.

Domenica 20 gennaio andai all’Ospedale di Sanremo per stare vicino alla famiglia.

Mandai Matteo al Pronto Soccorso di Imperia la prima volta perché l’Ospedale aveva maggiori possibilità diagnostiche. Non avevo nessun elemento, dopo le dimissioni di Matteo, per contestare la diagnosi di mononucleosi. Non rivisitati più Matteo nei giorni successiva e non considerai neanche l’ìpotesi di farlo. Il dott. Fichera mi disse di sospendere l’antibiotico per evitare eventuali complicanze in quanto non era sinusite, ma mononucleosi, dove la terapia antibiotica è sconsigliata”.

GABRIELE ROCCA, CONSULENTE PM

“La sinusite può essere virale o batterica. Si utilizzano farmaci diversi.  La sinusite è più classicamente batterica. Si dà solitamente una copertura antibiotica. La febbre è comune. Si dà una copertura antibiotica per evitare complicanze alla zona cranica.
Quello che non è stato detto sino ad ora, è che sinusite e mononucleosi possono anche svilupparsi contemporaneamente. L’una, insomma, non esclude l’altra. Ed è proprio quello che è successo nel caso in discussione.
La terapia prescritta dalla collega Thomatis era adeguata e se fosse proseguita probabilmente tutto questo non sarebbe accaduto.  L’antibiotico non andava interrotto, ma cambiato.  Non garantire una copertura antibiotica è stato un errore. Qualunque medico sa che la terapia antibiotica è utile se si ipotizza una sinusite. Un medico ha una sua autonomia, indipendentemente dalla valutazione del Pronto Soccorso.
Il rigonfiamento dell’occhio è una delle possibili complicanze della sinusite e si è verificato dopo la sospensione dell’antibiotico. All’apparire del rigonfiamento il paziente doveva essere immediatamente accompagnato al Pronto Soccorso.
In questo caso però, consultando i documenti, non sembra che il primo ingresso al Pronto Soccorso sia avvenuto per una sinusite, ma piuttosto per una sospetta polmonite. Nel Triage si legge che l’ipotesi polmonite arriva dalla dott.ssa Thomatis (a riguardo l’imputata ha replicato che sono stati i genitori di Matteo al momento dell’ingresso al Pronto Soccorso, e non lei, a riferire ai medici della sospetta polmonite, ndr).
Se il dott. Fichera fosse stato in possesso delle informazioni corrette sulla sinusite, probabilmente avrebbe predisposto una Tac. Purtroppo, invece, Fichera aveva ricevuti l’input di una polmonite. Non ci sono responsabilità da parte sua”.
ANDREA DE MARIA, INFETTIVOLOGO. CONSULENTE PARTE CIVILE
“Le infezioni erano due. Una grave, la sinusite, una in fase di transito, la mononucleosi. Le due diagnosi, del medico di famiglia e del Pronto Soccorso, erano entrambe giuste. E’ mancata la correlazione tra le due patologie. Non è stata così presa in considerazione la possibilità di modificare e proseguire la terapia antibiotica.
A lasciarmi perplesso il fatto che al Pronto Soccorso qualcuno ha predisposto degli esami, ma poi non li ha valutati. Non capisco. Risulta che Matteo venne portato al Pronto Soccorso con l’ipotesi di polmonite silente e sinusite. Perché non venne predisposta una tac, oppure una consulenza neurologica? La sinusite si è evoluta perché non trattata nel modo esatto sotto il profilo medico”.
LEONARDO COCITO, SPECIALISTA NEUROLOGIA, CONSULENTE DIFESA

“Di fronte a una diagnosi di mononucleosi dell’Ospedale di Imperia, un medico di base non poteva fare nulla. Era durante il primo ricovero al Pronto Soccorso che si sarebbe potuto fare qualcosa. La morte di Matteo Maragliotti, a mio modo di vedere, è avvenuta per una crisi epilettica. Un evento acuto, imprevedibile. Un evento certamente legato alla patologia, ma non causato dall’aggravarsi di quest’ultima”.