Attualità, Home — 25 maggio 2018 alle 08:58

IMPERIA: NEI GUAI UN SACERDOTE, DENUNCIATO DAI CARABINIERI. SEQUESTRATE DECINE DI OPERE D’ARTE RUBATE/L’OPERAZIONE

Un’inchiesta partita dall’Abruzzo e condotta dai Carabinieri della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) ha portato i militari sino a Imperia

di Redazione

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Un’inchiesta partita dall’Abruzzo e condotta dai Carabinieri della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) ha portato i militari sino a Imperia, dove la Procura ha iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di ricettazione, Don Ruggero Badiale, 68enne, presidente della Residenza Opera Cuore Immacolata di Maria di Borghetto d’Arroscia, e Domenico D’Elia, suo collaboratore, nonché vice presidente della Residenza.

In totale, a seguito della perquisizione dell’abitazione del prelato e della residenza per anziani, i Carabinieri della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno sequestrato decine di opere d’arte, tutte di provenienza illecita, tra cui per importanza spiccano una reliquia di San Giustino, Santo Patrono di Paganica (L’Aquila), rubato nel maggio 1992, dalla locale Parrocchia Santa Maria Assunta nonché un pregevole dipinto del XIX sec., asportato nel 2000 dalla Basilica di Santa Maria di Collemaggio di L’Aquila.

L’avvio dell’attività investigativa

L’attività investigativa è iniziata nel 2015, quando nel corso dell’abituale monitoraggio del mercato antiquariale italiano ed estero, veniva attenzionata un’operazione di vendita sospetta, da parte di una nota casa d’aste di Parigi, relativa ad una preziosa reliquia di San Giustino. I seguenti controlli, attraverso la comparazione dell’immagine con quelle contenute nella Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti, gestita da questo Comando, hanno permesso di accertare che il bene corrispondeva proprio a quello asportato dalla chiesa aquilana. Le successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica de L’Aquila, hanno consentito di rimpatriare, nel dicembre del 2016, l’importante reliquia, che è stata restituita alla parrocchia aquilana.

Il collegamento con Don Ruggero Badiale

La prosecuzione delle investigazioni, attraverso l’analisi della documentazione acquisita nel corso di attività svolte al di fuori dei confini nazionali e delle diverse perquisizioni eseguite, tra cui una anche a carico di antiquario di Montecarlo, permettevano di accertare che il bene era stato venduto da un commerciante di settore bresciano, il quale a sua volta lo aveva acquistato da un prelato locale, Don Ruggero Badiale, e da un suo collaboratore, Domenico D’Elia, i quali avevano esercitato, precedentemente, le loro funzioni anche in Abruzzo. Nel controllare le parrocchie presso cui il religioso aveva prestato il suo ministero, i militari del TPC verificavano che alcune erano state interessate da furti di opere d’arte.

Il sequestro di beni eccclesiastici risultati asportati da Chiese e parrocchie

A seguito della perquisizione delegate dall’Autorità Giudiziaria, ad Imperia, presso la dimora dell’ecclesiastico, nonché presso la residenza per anziani Opera Cuore Immacolata di Maria di Borghetto d’Arroscia, di cui Don Badiale risultava presidente del Consiglio Direttivo, venivano individuati molti beni chiesastici e sequestrati 30 oggetti di epoca compresa tra il XVIII e XIX sec., poiché risultati asportati dalla Chiesa di Borghetto D’Arroscia (IM) e da alcune parrocchie della provincia di Imperia, nonché il dipinto raffigurante “San Pietro Celestino con attributi papali”, rubato dalla Basilica di Collemaggio dell’Aquila, scomparso negli anni 2000, poco dopo il suo restauro eseguito dalla locale Soprintendenza.

Gli ulteriori sviluppi investigativi, coordinati poi dalla Procura della Repubblica di Imperia, che ne aveva acquisito la competenza territoriale, hanno consentito di ottenere nuovi elementi circa l’illeceità di diversi beni nella disponibilità del parroco. Una successiva perquisizione, effettuata in collaborazione con la Stazione Carabinieri di Pieve di Teco, portava al sequestro di altri 40 beni di epoca compresa tra il XVIII e XIX sec., tutti di provenienza illecita, tra cui si evidenziano un reliquario del XVIII sec., asportato nel 2012 dalla chiesa di Comunanza (Ascoli Piceno), nonché una navicella della fine del XVIII sec., rubata nel 2012, dalla chiesa di San Terenziano sita a Gorro – Borgo Val di Taro (Parma).

I processi e la condanna a carico di Don Ruggero Badiale

Don Ruggero Badiale è già salito agli onori della cronaca gli anni scorsi, per essere finito a processo due volte. Nel dettaglio, la prima volta con l’accusa di truffa, per aver lucrato sui cibi destinati ai poveri, per cui è stato condannato a 8 mesi di carcere, e la seconda con l’accusa di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, per non aver rispettato il numero massimo di posti letto e di ospiti all’interno della casa di riposo.