Cronaca, Home — 14 giugno 2018 alle 19:20

“NON SI È SUICIDATA”. SVOLTA NEL PROCESSO PER LA MORTE DELL’IMPERIESE MARTINA ROSSI, PERIZIA ESCLUDE GESTO VOLONTARIO/I DETTAGLI

“Martina Rossi non si è suicidata”. Prima svolta nel processo, in corso ad Arezzo,
che vede sul banco degli imputati Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni

di Redazione

Schermata 2018-06-14 alle 19.20.04

“Martina Rossi non si è suicidata”. Prima svolta nel processo, in corso ad Arezzo, che vede sul banco degli imputati Luca Vanneschi e Alessandro Albertonii due 27enni di Castiglion Fibocchi (Arezzo) accusati di tentata violenza sessuale ai danni della 20enne imperiese Martina Rossi e di aver provocato la sua morte in conseguenza di altro reato.

La ragazza, lo ricordiamo, perse la vita cadendo dal balcone del sesto piano dell’hotel Sant’Ana a Palma de Majorca nel 2011. Secondo l’accusa Martina sarebbe caduta per fuggire a un tentativo di violenza sessuale da parte dei due ragazzi, mentre per la difesa la ragazza si sarebbe suicidata.

Nel corso dell’udienza odierna, il perito dell’accusa Marco Santini, ha illustrato l’esito della propria perizia, escludendo l’ipotesi del gesto volontario, in quanto la caduta perpendicolare dimostrerebbe l’incompatibilità con la dinamica di un suicidio. 

“Se si fosse gettata dal balcone o qualcuno l’avesse spinta – ha spiegato Santini alla Corte - la traiettoria avrebbe dovuto essere più arcuata, e il punto di impatto sul terreno sarebbe stato più distante rispetto al balcone della camera 609 che era occupata dai due giovani aretini”.

Nel corso dell’udienza odierna sono state presentate anche le perizie di Marco Di Paolo e Isabella Spinetti, rispettivamente medico legale e genetista che analizzarono il corpo, riesumato, della ragazza.

 

Entrambi hanno spiegato che la salma era in pessime condizioni e che dall’analisi non sarebbero emerse tracce del Dna dei due imputati. Le fratture, inoltre, secondo i due periti, sarebbero compatibili con una caduta, anche quella alla mandibola che, secondo la parte civile, avrebbe potuto far ipotizzare un pugno durante un tentativo di violenza sessuale.  A riguardo, però, Di Paolo ha spiegato che “se si fosse trattato di un pugno sarebbe stato così violento da far svenire Martina, senza darle il tempo di portarsi fino al balcone”.

LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA

Martina Rossi muore nell’agosto del 2011 cadendo dal balcone di un hotel a Palma de Maiorca, dove era in vacanza con alcune amiche.

Secondo una prima ricostruzione, la notte della sua morte Martina torna in hotel dopo una serata in discoteca, ma invece di rientrare nella propria stanza, raggiunge alcuni ragazzi di Arezzo, conosciuti in vacanza, nella loro camera. Da quel momento si apre il giallo sulla morte di Martina.

Secondo il racconto dei giovani la 20enne di Imperia (a Genova in quegli anni per studio) si sarebbe buttata dal balcone volontariamente dopo aver fumato uno spinello. Una versione ritenuta credibile dalla giustizia spagnola, che archivia il caso come suicidio. I genitori di Martina, però, non si arrendono. Non si danno pace, non credono all’ipotesi del suicidio.

La procura della Repubblica di Genova riapre il caso con un’ipotesi di reato drammatica. Martina sarebbe volata giù dal balcone nel disperato tentativo di fuggire a una violenza sessuale. Il fascicolo passa alla Procura di Arezzo per competenza territoriale, in quanto nel registro degli indagati vengono iscritti due ventenni aretini, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi.

Nel corso delle udienze preliminari sono state depositate nuove prove, dalla testimonianza del portiere dell’albergo dove ha trovato la morte Martina, che raccontò di aver visto la 20enne imperiese ancora vita, agonizzante, dopo la caduta dal balcone e la cui versione smentirebbe quella dei due giovani indagati, sino alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Queste ultime riguardano due telefonate di un’amica di Martina, secondo cui la giovane imperiese si sarebbe buttata volontariamente dal balcone, e le conversazioni tra i due giovani aretini indagati nell’ambito delle quali sarebbe emerso il presunto tentativo di violenza sessuale.

 

 
 
 
ballottaggio