IMPERIA: PROCESSO PER LA MORTE DI MATTEO MARAGLIOTTI, LA PROCURA CHIEDE L’ASSOLUZIONE DELLA DOTT.SSA THOMATIS.”NON HA COMMESSO IL FATTO”/L’UDIENZA

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In aula anche Franco Maragliotti e Sabrina Bonfadelli (rappresentati dall’avvocato Sonia Borgese).

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Assoluzione perché non ha commesso il fatto”. È questa la richiesta del Pubblico Ministero Francesca Sussarellu in tribunale a Imperia, nell’ambito del processo che vede sul banco degli imputati la dott.ssa Roberta Thomatis (difesa dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Angelo Monge), imputata di omicidio colposo per la morte del giovane Matteo Maragliotti, avvenuta il 21 gennaio 2013 all’ospedale Borea di Sanremo a seguito di un’infezione cerebrale. In aula anche Franco Maragliotti e Sabrina Bonfadelli (rappresentati dall’avvocato Sonia Borgese).

Durante l’ultima udienza, i tre professionisti nominati dal giudice monocratico Massimiliano Botti (il medico legale Yao Chen, il neurochirurgo Gianluigi Brambilla e l’infettivologo Renato Maserati) avevano resi noti gli esiti della perizia, affermando che: A carico della dott.ssa Thomatis non sono stati ravvisati elementi di imperizia e imprudenza”.

Matteo Maragliotti: Udienza del processo a Roberta Thomatis

Nell’udienza odierna, il Pm Francesca Sussarellu, dopo una lunga requisitoria ha chiesto appunto l’assoluzione della Dott.ssa Roberta Thomatis. 

“Questo dibattimento ci ha consentito di fare chiarezza sull’iter cronologico dei fatti. Dall’istruttoria è emersa una costante interlocuzione dei familiari e la dott.ssa Thomatis. Sono anche emersi i limiti dell’operato del perito del PM tanto da far incaricare il giudice di un collegio peritale che facesse luce sulla vicenda a partire dalla dimissione dal pronto soccorso.Abbiamo avuto modo di capire e di ricostruire che l’indicazione terapeutica era l’unica possibile. Dopo una corretta valutazione del monotest cosa avrebbe potuto fare di più? Dopo che il paziente non rispondeva alla terapia? Elemento che è emerso, un referto quanto meno controverso, e la premura dell’imputata. Non possiamo dire anche che il sospetto diagnostico della dottoressa non potevano limitare le investigazioni degli altri medici che lo hanno visitato. Il dott. Acquarone ha detto: “Non possiamo limitare la nostra investigazione alle parole di un altro medico”.

Dire che la dottoressa Thomatis avrebbe dovuto interpretare la diagnosi ospedaliera è scorretto. Non si poteva esigere una condotta diversa da quello che ha fatto la dott.ssa Thomatis. Credo che questo processo ha consentito a tutti di farsi un’idea di come siano andate le cose.
L’esito peritale non lascia spazio ad ulteriori ambiguità. L’istruttoria ha potuto chiarire che non ci sono responsabilità penali. Chiedo dunque che l’imputata venga assolta perché non ha commesso il fatto”.

L’avvocato Sonia Borgese (Famiglia Maragliotti):

“Proprio dalle risultanze della perizia dell’Asl si evidenziano delle chance di vita. Abbiamo tutti un diritto di essere curati e tutelati da persone competenti. La morte di Matteo non è ascrivibile alla fatalità. Matteo, una volta dimesso dal pronto soccorso, è tornato in incarico alla dott.ssa Thomatis. La condotta della dottoressa superficiale, adagiata sul parere di un collega. Nonostante alle continue telefonate non si è mai recata a visitare il ragazzo. A Matteo è stato tolto il diritto alla vita. Andranno valutate altre posizioni di medici ugualmente responsabili. Chiedo la condanna per la pena prevista, una provvisionale immediatamente esecutiva e chiedo trasmissione alla Procura rispetto alle posizioni dei dottori: Badaloni Filippo e Fichera Massimo”.

L’avvocato Calzetta (Famiglia Maragliotti):

“La dott.ssa Thomatis racconta e attribuisce delle responsabilità in capo al dott. Fichera. Ci sono, però, delle incongruenze su chi sospese gli antibiotici. Secondo la dott.ssa Thomatis non era stato detto della proctosi ma così non risulta. Matteo muore da una sindrome annunciata da una cefalea che i genitori hanno ripetuto in maniera costante”.

Bruno Di Giovanni (Avvocato Roberta Thomatis):

“La perizia collegiale di medici che non hanno solo letto gli atti ma hanno chiesto le immagini dall’ospedale di Imperia parla chiaro. Le conclusioni non presentano incertezze e la condotta della mia assistita evidenzia che ha rispettato le regole. Quell’evento, soprattutto in quel quadro clinico, non era prevedibile.

La responsabilità penale richiede l’attenzione del medico. Sono i genitori di Matteo a dire che è stato il dott Fichera  a sospendere gli antibiotici. La dott.ssa Thomatis non aveva nessun problema ad andare a visitare il paziente. In caso di proctosi conosciuta avrebbe disposto il ricovero in una struttura ospedaliera. Chiedo l’assoluzione per la mia assistita”.

L’udienza è stata rinviata al 10 dicembre 2018 per le repliche e la sentenza. 

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