LA SVOLTA. IL PENTITO CRETAROLA: “PER USCIRE DALLA ‘NDRANGHETA DA SGARRISTA CI SONO DUE POSSIBILITA’:LA MORTE O PENTIRSI”

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Tra Roma, Sanremo e Reggio Calabria. Gli affari gestiti dallo sgarrista Cretarola una volta lasciato il carcere di Sulmona nel tra il 2010 e il 2011

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La svolta

Imperia – Il racconto del super pentito Gianni Cretarola, continua nel silenzio dell’aula. Il pm Arena lo sollecita a parlare di come cambia la sua vita dopo il battesimo e la consegna della dote di sgarrista ottenuta.

A questo punto, nel 2008, Gianni Cretarola ottiene il suo primo permesso di 5 giorni che trascorre a Sanremo:Tornai solo un’altra volta, poi mi fu constata un’incompatibilità territoriale. La prima volta tuttavia mi venne a trovare un certo Pasqualino di circa 60 anni, ex lavoratore all’interno del Casinò di Sanremo, capo della ‘ndrina di Sanremo perchè a quanto sapevo c’era solo il locale di Ventimiglia”.

“Antonio Palamara con i miei occhi non l’ho più visto, ma ne sentivo parlare ovunque. E sicuramente era stato lui a mandare Pasqualino da me: mi portò i saluti di compare ‘Ntoni che significa che siamo in contatto e siamo vicini nella pace, serve per sincerare la presenza e poi mi fa gli auguri. Vuol dire che sa di me, così gli espongo la mia copiata e gli dico che sono sgarrista”.

I successivi permessi, grazie a  Massimiliano Sestito, li passai a Roma. Ero sulla via Ardeatina e riuscivo a vedermi con gli altri pregiudicati nonostante non potessimo farlo e i permessi duravano circa dai 5 ai 10 giorni. In questi periodi venni a conoscenza di questo problema di un mancato pagamento per una tangente di 20.000 euro rivendicati da Sestito”.

“Nel 2010 fui trasferito a Roma per portare a termine la mia pena con i serivizi sociali. Qui commisi dei reati fra cui traffico di droga, armi, omicidio e tentato omicidio. C’era un problema con la fornitura di droga perchè i fratelli Papalia ci davano del gessato, una qualità che non andava bene a Roma, serviva la squama. Ebbi anche problemi con la famiglia Crea e gli incendiai un’auto”.

Quando fui svincolato dall’affidamento dai servizi sociali tornai a Sanremo per qualche giorno. Richiamai Pasqualino e ci incontrammo a casa mia o a casa sua. Non volevo si sapesse dov’ero perchè nella mia ottica delinquenziale volevo essere libero di colpire quando serviva. Volevo che riunisse la ‘ndrina di Sanremo, mi presentasse a tutti, mi mettesse al corrente di tutti i traffici che si stavano eseguendo e anche un corrispettivo economico. Con il conferimento della dote dello sgarro si acquisiscono infatti due diritti. Il primo è quello al vincolo e svincolo applicabile a qualsiasi cosa (si può vincolare la frequnetazione di un bar, l’acquisto di droga…).L’altro diritto è quello di spartenza ossia si ha il diritto di sapere tutte le attività delittuose portate avanti da una ‘ndrina o da un locale, anche a livello economico: in egual misura si ha infatti la possibilità di ricevere una percentuale di ciò che si ottiene”.

Pasqualino mi disse che Taggia voleva inglobare la ‘ndrina di Sanremo perchè ce ne erano pochi. Io feci qualche domanda sull’Aurelia Bis e mi disse che se ne stava occupando Ventimiglia. Di solito l’accordo viene preso prima che sia dato l’appalto e le quote sono il 3% con la ditta appaltatrice più altre quote”.

Rividi anche Palamara ad un certo punto, andai a casa sua a Ventimiglia Alta e potevo farlo senza preavviso dato il legame che avevamo. Gli portai le mie lagnanze nei confronti di Pasqualino che temporeggiava troppo con me. Lui mi disse che gli avrebbe dato una regolata, inoltre gli chiesi una fornitura di hashish. Quando tornai per questa fornitura mi disse che la situazione era rischiosa, che dovevo andarmene e che c’erano troppi arresti “.

“Per uscire dalla ‘ndrangheta lo si può fare ritirandosi per malattia o anzianità, ma si resta a disposizione; un picciotto o un camorrista può essere spogliato dalle cariche invece. Uno sgarrista esce solo con la morte. O collaborando con la giustizia”.

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