Claudio Scajola segue le orme di Capacci. “La Go Imperia gestirà il porto. Ecco il nostro progetto”/Foto e video

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Sarà il Comune di Imperia, attraverso la sua partecipata, a completare il porto turistico, sfruttando i beni ancora invenduti, segnatamente i posti barca.

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C’è chi parla in maniera inappropriata, denotando una scarsa conoscenza della recente storia amministrativa di Imperia (nella migliore delle ipotesi), di “svolta storica”, ma in realtà la decisione ufficializzata questa mattina dal sindaco Claudio Scajola, in merito al futuro del porto turistico, non è altro che un prosieguo del percorso già avviato dall’amministrazione precedente retta dal sindaco Capacci.

Il futuro del Porto Turistico di Imperia

Il porto resta alla città di Imperia e a gestirlo sarà la Go Imperia, seguendo l’unica procedura amministrativa possibile in base alle vigenti normative di legge. Nel dettaglio, Scajola ha annunciato di voler prorogare di un altro anno la gestione del porto turistico in capo alla Go Imperia e, successivamente, una volta terminata la procedura di incameramento da parte del Demanio, di voler presentare richiesta per una nuova concessione pluriennale.

Sarà quindi il Comune di Imperia, attraverso la sua partecipata, a completare l’opera. In che modo? Sfruttando i beni ancora invenduti, segnatamente i posti barca.

Per quanto concerne i posti barca, l’epilogo è quello prospettato da anni. Con la nuova concessione, infatti, i titolari di posto barca perderanno i loro diritti di proprietà e dovranno, se vorranno, riacquistarli. A riguardo, però, Scajola ha spiegato che verrà fatto tutto il possibile perché vengano tutelati sia per quel che riguarda il prezzo, sia per quel che riguarda il diritto di acquisto.

Porto Turistico: il progetto di Claudio Scajola

“La conferenza di stampa di oggi si riferisce alla proposta che l’amministrazione comunale porta all’attenzione del consiglio comunale nella prossima riunione, previo l’approfondimento che le commissioni consiliari vorranno fare. Si tratta di una delibera di indirizzo sulla quale abbiamo lavorato dal primo giorno, per individuare il percorso per la ripresa dei lavori del porto, il completamento e la piena efficienza gestionale del porto stesso.

La storia del porto di Imperia

Sapete la storia ormai lunga e travagliata del porto. A fine dicembre 2006 viene data la concessione demaniale 50ennale alla società Porto di Imperia Spa, il 24 maggio 2014 il Tribunale di Imperia dichiara fallita la società Porto di Imperia Spa, non è ancora passata in giudicato perché manca ancora la pronuncia della Cassazione. Il 18 dicembre 2014 il Comune di Imperia, l’amministrazione comunale, a firma del dirigente del settore, dispone la decadenza della concessione demaniale, che viene poi confermata dal Tar nel 2016 e dal Consiglio di Stato nel 2017, nei confronti del quale c’è una richiesta di revocazione da parte della Porto di Imperia Spa presso il Consiglio di Stato stesso. Nel frattempo sono scaduti tutti gli altri termini di efficacia degli atti autorizzatori, quelli edilizi, della Capitaneria, non hanno più efficacia.

Venuta a meno la concessione demaniale, la Capitaneria di Porto e l’agenzia del Demanio hanno attivato il procedimento per l’incameramento del porto. L’amministrazione comunale di Imperia ha dato una gestione temporanea del porto alla Go Imperia, una società interamente partecipata dal Comune di Imperia e ha sottoscritto dal fallimento della Porto di Imperia, in data 18 luglio 2014, l’affitto di azienda.

Questa è la storia di questa vicenda ed è la storia nella quale ci siamo trovati qui dal 26 giugno 2018. Di fronte a questo, abbiamo avuto presente 2 necessità.

Comune di Imperia: come risolvere le problematiche del porto turistico

Innanzitutto attivare tutto ciò che è necessario fare per far ripartire il porto, ultimare il porto, modificare, con alcuni lavori, i difetti di costruzione, avere una gestione efficiente di alto livello del porto. La seconda motivazione, come uscire dall’insieme dei contenziosi in atto e garantire una credibilità da parte di un ente pubblico nei confronti di coloro che hanno comprato posti barca, che con la decadenza del porto decisa dal Comune di Imperia si sono trovati senza il titolo per avere il possesso del posto barca legittimamente comprato. Conciliare queste esigenze è moto complicato.

Ho avuto personalmente, con le strutture del Comune e con legali di assoluta fiducia e comprovata professionalità diversi incontri, l’ultimo nella giornata di ieri, nel quale abbiamo individuato il percorso per arrivare alla definizione, valutando quello che è successo nel frattempo, ovvero le sentenze, sia quella penale, che ha scagionato tutti gli imputati e ha confermato che la procedura di affidamento della costruzione del porto era legittima, con sentenza passata in giudicato, sia la decisione della commissione tributaria che ha sentenziato che quel vantato debito della Porto di Imperia Spa nei confronti del fisco non era dovuto.

La delibera di indirizzo: affidamento alla Go Imperia

A questo punto abbiamo individuato l’unica strada percorribile, che è una delibera di indirizzo. La Giunta ha deciso su mia proposta questo percorso, il più trasparente e chiaro affinché tutti possano esserne edotti. Tutti i soggetti che devono attuare la delibera di indirizzo sanno i limiti del proprio lavoro, compiti e obiettivi.

Con questo provvedimento affidiamo, protraendolo alla Go Imperia fino al 31 dicembre 2019 il servizio, che è in fase di notevole miglioramento, della gestione, per gestire e mantenere l’esistente e svolgere tutte le attività di accoglienza che possano contribuire a riqualificare nell’opinione della gente di mare il porto di Imperia.

Nuova concessione demaniale pluriennale

Attivare a seguito delle necessarie valutazioni di praticabilità economica e giudirica, le procedure di rilascio di una nuova concessione demaniale pluriennale che permetta l’ultimazione delle opere e la gestione del porto a una società a totale partecipazione comunale.

Le valutazioni non sono sono altro che un piano finanziario: le risorse disponibili e sufficienti, necessarie per ultimare il porto, senza il bisogno di ricorrere a un socio privato per le risorse mancanti. Questo lo possiamo fare anche alla luce della procedura di incameramento che inizierà a svolgere il demanio. Se il demanio incamera tutta la parte portuale, comprese le 3 palazzine, di cui una completata come scheletro, una a metà e una iniziata, quando ci sarà la richiesta di concessione chiederemo anche quelle, che possono essere parte importante per raggiungere quella quantità di risorse necessarie per poter sostenere che la città di Imperia ha le risorse per poter ultimare il porto.

Possiamo provare a non mettere il porto in gara, a cui può arrivare chiunque. Possiamo provare a farlo da soli se dimostriamo con un piano finanziario credibile che siamo in grado di avere le risorse per rispettare quel tipo di concessione e deciderne, insieme al demanio, la durata della concessione.

In questo periodo dobbiamo procedere alla sistemazione di tutte le pendenze autorizzative scadute. I 12 mesi di affidamento alla Go Imperia servono per riuscire a completare tutto il necessario, presentare la domanda di concessione e ultimare il porto.

Titolari posto barca

La terza considerazione della delibera è quella che tutti coloro che avevano comprato il posto barca possano essere tutelati. 

 “[…] si dovrà considerare la posizione di affidamento maturata dagli utenti della struttura portuale nel precedente periodo di gestione”. Questa deliberazione è passata al vaglio di vari esponenti del diritto amministrativo, c’è stato un confronto con il demanio. Questa deliberazione dirà la parola fine alle vicende travagliate del porto di Imperia per ripartire.

Questa delibera necessiterà di un grande lavoro sia da parte della Go Imperia, che dovrà recuperare una capacità di gestione e accoglienza, sia da parte nostra e dei nostri legali, per affrontare tutta la parte relativa all’incameramento dei beni da parte del demanio, la nostra richiesta di concessione e i titoli riabilitativi che sono scaduti.

Con questa delibera si prende atto che il Comune di Imperia intende gestirlo direttamente attraverso una società partecipata al 100% e si prende atto che la Porto di Imperia Spa non c’è più.

Per raggiungere l’obiettivo, ovvero che il porto torni ad essere di proprietà totale dei cittadini imperiesi, dobbiamo fare un piano finanziario che dimostri che abbiamo le risorse. La fase dell’incameramento è importante. Possiamo mettere i posti barca invenduti, poi le palazzine, i garage.

Abbiamo 92 posti barca, apparsi sui media come un grande scandalo di questo porto, ma ho scoperto che per metterli in regola questi posti ci vogliono 70-80 mila euro.

L’incameramento del demanio deve essere su tutto ciò che c’è nella parte portuale, da cui possiamo ricavare risorse e ricamare un piano finanziario, dato che il Comune non ha risorse e non le ha mai avute.

Non ci serve un socio privato. Faremo delle gare di appalto. La nostra società farà semplici gare di appalto.

Il terzo nodo grosso è: come preservare coloro che hanno comprato i posti barca? Se non si fa questa operazione il demanio ha l’obbligo di mettere a gara il porto. Può arrivare chiunque e lo può mettere in vendita.

Invece con questa strada dobbiamo cercare di rendere credibile il piano finanziario trovando la forma e il modo di dare una garanzia a coloro che hanno comprato i posti barca, per la credibilità della città di Imperia.

L’immagine di ora è terrificante, perché comunica “Non andare a Imperia”. E’ stata una rapina legalizzata ai titolari di posti barca.

Con questa delibera dobbiamo riconoscere qualche diritto, una partecipazione, di coloro che hanno dei posti barca.

Dobbiamo sapere quale sarà l’incameramento da parte del demanio, poi dobbiamo definire all’interno del porto quali sono le strutture ancora disponibili alla vendita, le disponibilità per la lunghezza di concessione e il contributo per i titolari di posti barca.

Ci sono 92 posti barca che non sono stati messi sulla piazza neanche come affitto perché c’erano difformità per avere titolarità all’attracco. Qual era il prezzo di mercato nel 2006, con il vento in poppa dell’economia mondiale e italiana? Oggi quale sarà? Un grande punto interrogativo. Si farà attraverso esperti di livello. Altre cose sono dentro i fallimenti, della Porto di Imperia Spa, dell’Acquamare. Su tutto questo si basa la qualificazione delle cifre.

Pensiamo di essere in grado di gestirlo in house come Comune di Imperia. È l’unica via percorribile per non farla andare a gara e per tutelare i titolari posti barca.

Tutti coloro che hanno fatto porti turistici, hanno fatto richiesta di concessione e al Comune hanno dato solo oneri di urbanizzazione. Mentre il Comune ha avuto un terzo delle quote a costo zero, senza spendere, perché costruito dal privato, e prendeva pure gli oneri urbanizzazione.

Quell’operazione è fallita. È stato fatto un omicidio alla città di Imperia, che ha contribuito a una grave crisi della città, che si è addormentata e spenta.

Fra i motivi principali della mia candidatura c’è la possibilità di proporre una via d’uscita sulla vicenda del porto di Imperia.

Deve diventare una vera occasione di rilancio.

Il piano finanziario dovrà tenere conto del cambiamento del mercato dei posti barca”.

La diretta

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