Dakar 2019: a tu per tu con il campione imperiese Maurizio Gerini. “Il deserto era pieno di insidie, ma è stata un’esperienza spettacolare”/L’intervista

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Dopo 10 giorni di sabbia, sudore e motori, Gerini, 33enne, è tornato a casa, portando con sé la soddisfazione dei grandi risultati ottenuti.

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C’è un po’ di Imperia nell’appena conclusa Dakar 2019, una delle gare di rally più famose, e pericolose, del mondo. Il pilota di Chiusanico Maurizio Gerini ha trionfato, per il secondo anno di fila, nella categoria “Marathon” e si è aggiudicato il 14° posto assoluto, primo fra tutti gli italiani in gara.

Dakar 2019: il trionfo di Maurizio Gerini

Dopo 10 giorni di sabbia, sudore e motori, Gerini, 33enne, è tornato a casa, portando con sé la soddisfazione dei grandi risultati ottenuti. ImperiaPost lo ha incontrato per conoscere i commenti “a caldo” di questa strepitosa avventura.

Un bilancio della Dakar appena conclusa?

“È stata un’esperienza fantastica, dall’altra parte del mondo. Si sentiva forte la vicinanza delle persone che mi sostengono da casa, ma allo stesso tempo ero isolato da tutto il resto del mondo.

L’emozione è sempre fortissima, con un risultato che è stato al di là delle aspettative“.

Quali risultati hai ottenuto?

“Per il secondo anno consecutivo ho vinto la categoria Marathon e quest’anno 14° assoluto in mezzo ai veri piloti ufficiali. Per me e per il mio Team, abbiamo lavorato tutti molto bene, ma siamo una piccola realtà in confronto a questi grandi colossi ed è una grande soddisfazione.

Essere primo tra gli italiani è una soddisfazione in più. Mi spiace per gli altri che non hanno terminato la gara. La Dakar è pericolosa e selettiva e quindi è molto importante arrivare infondo. Io ho puntato su quello.

Non bisogna farsi prendere dalla prestazione pura perchè su tutti questi chilometri, 10 giorni di gara e percorsi davvero inimmaginabili, dune e qualsiasi tipo di terreno è facile incorrere in errori. Il pensiero numero uno è cercare di arrivare in fondo”.

Quali novità rispetto all’anno scorso?

“A differenza dell’anno scorso, che era la mia prima edizione nel quale abbiamo attraversato Perù, Bolivia ed Argentina, abbiamo cambiato tantissimi scenari a livello di paesaggio di terreno e anche di altitudine, perchè la Bolivia ha una media di 4 mila metri. Quest’anno, facendo 100% Perù, l’organizzazione ha cercato di richiamare il più possibile le origini della Dakar quando era ancora in Africa, 100% sabbia“.

Quali difficoltà hai incontrato?

“Abbiamo attraversato deserti vastissimi con dune incredibili e anche molto alte. Io le paragono ai nostri monti che abbiamo qui in Liguria e basso Piemonte, però interamente di sabbia con delle salite e discese incredibili, e con un sacco di insidie.

Abbiamo trovato prevalentemente questo tipo di terreno. Per i più tecnici, l’aspetto più odioso è il “fesh-fesh”, una particolare polvere. Immaginate un metro di borotalco nel quale si affonda interamente dentro. È ricco di insidie perchè sotto ci possono essere rocce, ci si affonda e la moto sforza tantissimo”.

I momenti più belli?

“Le parti belle sono molte, ma purtroppo non ce le potevamo godere. In gara spesso si attraversano paesaggi lunari, in mezzo a dune altissime. Si può vedere poco perchè hai gli occhi puntati sulla gara.

Abbiamo la navigazione da seguire e non ti puoi distrarre un attimo altrimenti sei perso, e quindi non c’è il tempo di guardarti attorno. Mi godo ogni tanto immagini registrate da casa, le visioni dall’elicottero che sono fantastiche.

Quello che rimane di più è la soddisfazione una volta giunti al termine di averla portata a casa e di aver messo nel cassetto la seconda Dakar. Questa ripaga tutti i sacrifici fatti”.

Pensi già alla prossima Dakar?

“La prossima Dakar? Ora vediamo, devo scaricare i nervi e le tensioni da questa perchè è stata molto impegnativa. Da circa metà gara non sono stato benissimo, ho preso un virus che mi ha un po’ rovinato i giochi, vomito e problemi di stomaco. Non riuscivo ad alimentarmi bene, per cui ho un po’ compromesso la prestazione. Per questo sono dispiaciuto, però il risultato è stato buono e va bene così.

Dietro questo progetto ci sono un gruppo di persone che lavorano duro per me.  Cercheremo di ripresentarci con ancora migliori prospettive per la prossima stagione”.

Com’è stato il ritorno in Italia?

“Di ritorno ho avuto un’accoglienza super. Sono venuti a farmi una sorpresa in grande a Nizza e poi ci sono state due sere di festeggiamenti copiosi. Ho fatto tante gare, ma questa che è tanto lontana, più seguita e più leggendaria, richiama anche negli amici e negli appassionati un forte seguito. Tante persone mi hanno seguito e sono venute a farmi festa quando sono tornato. Per me è stato veramente una cosa molto emozionante. Siamo stati via tanti giorni, lontano da casa e tornare con questo calore è incredibile”.

 

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