Imperia: raccolta porta a porta in ginocchio per un sottolavello. Quando l’autocritica è una chimera/L’editorale

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L’operaio Teknoservice è stato accusato di boicottaggio, denunciato ai Carabinieri e oggetto di un provvedimento disciplinare perché accusato di aver distrutto un mastello. È normale tutto questo?

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Una brutta pagina per la città di Imperia. Difficile definire in altro modo la gogna mediatica cui è stato sottoposto, con tanto di video (finito anche su una tv nazionale), un dipendente della Teknoservice, colpevole di aver gettato nel proprio camion per la raccolta porta a porta un sottolavello contenente rifiuti organici.

L’operaio, 64 anni, è stato accusato di boicottaggio, denunciato ai Carabinieri e oggetto di un provvedimento disciplinare perché accusato di aver distrutto un mastello. È normale tutto questo?

Sottolavello e non mastello

Nessuno, tra l’assessore Antonio Gagliano, che ha ricevuto il video da un residente, e il dirigente di Teknoservice,Alberto Garbarini, si è accorto, pur vedendone tutti i giorni, che non era un mastello, bensì un sottolavello, l’oggetto che il lavoratore maneggiava nelle immagini riprese dalle telecamere?

Proprio a riguardo è importante aprire una parentesi ‘tecnica’. La differenza tra mastello e sottolavello è piuttosto significativa. Il sottolavello non va esposto (come da indicazioni di Teknoservice), ma andrebbe invece tenuto sotto il lavandino, in cucina, con all’interno un sacchetto che, a sua volta, andrebbe riempito giorno per giorno con rifiuti organici. Una volta riempiti diversi sacchetti, questi vanno gettati nel mastello dell’organico, l’unico, quest’ultimo, a dover essere esposto in strada. Di fatto, dunque, l’operatore Teknoservice, nel caso in esame, va oltre i suoi doveri raccogliendo il sottolavello da terra.

Anzi,  l’utente, non avendo esposto i rifiuti nel modo corretto e nei contenitori previsti, avrebbe potuto addirittura essere, teoricamente, soggetto a un richiamo (se non a una multa).

Il presunto danneggiamento

Il sottolavello, inoltre, non è andato distrutto, come invece sostenuto da azienda e Comune, perché il camion non ha il sistema di triturazione. Si trova, invece, in casa del lavoratore che lo ha conservato proprio nel caso qualcuno ne avesse fatto richiesta.

Possibile che nessuno si sia informato sulle “sorti” del sottolavello prima di denunciare, aprire un procedimento disciplinare e condannare in pubblica piazza l’operaio della Teknoservice?

Le accuse di boicottaggio

Nel provvedimento disciplinare notificato dall’azienda all’operaio si legge: ‘Dalla visione del detto video si può rilevare che Ella, nello svolgimento del suo servizio […], dopo aver raccolto da terra (dall’apposito spazio a ciò destinato) il ‘mastellino’ contenente il rifiuto ‘organico’, invece di svuotare il mastellino nel compattatore per poi riporlo in terra nel punto dal quale lo aveva raccolto, dopo essersi guardato intorno con fare circospetto per essere sicuro che nessuno lo vedesse, con manovra furtiva gettava nel compattatore il “mastellino” con tutto il suo contenuto, dopodiché, sempre furtivamente, rimontava alla guida del compattatore e si allontanava, sicuro di non essere stato visto’.

‘Fare circospetto’, ‘manovra furtiva’, ‘furtivamente’, ‘sicuro di non essere stato visto’. Come si può arrivare a queste conclusioni solo sulla base di impressioni dedotte da un video? E, soprattutto, come può un’azienda, basandosi su questi elementi, denunciare ai Carabinieri un proprio lavoratore, senza prima chiedere spiegazioni al diretto interessato? L’operaio, lo ricordiamo, è venuto a conoscenza di essere stato ripreso apprendendo la notizia su RaiTre, riconoscendosi nel filmato.

Può essere definito ‘boicottatore’ un operaio che, come si evince chiaramente dal filmato, raccoglie da terra alcuni rifiuti sparsi dal vento (forse a causa di sacchetti chiusi male), prima di lanciare nel camioncino anche un sottolavello (che non doveva essere lì), compiendo un gesto che, nella stessa giornata, arriva a ripetere centinaia di volte?

Un sottolavello è la causa dei disservizi del porta a porta?

L’impressione è che Comune e Teknoservice stiano facendo di tutto per nascondere le proprie responsabilità nell’inefficienza del servizio di raccolta porta a porta, scaricando le responsabilità su terzi, prima gli amministratori di condominio, poi i commercianti, poi ancora i cittadini, ora i lavoratori.

Il Sindaco Scajola, venerdì scorso, in consiglio comunale, è stato il primo a parlare di boicottaggio, tra lo stupore generale.

Sarebbero questi i terribili boicottatori del servizio di raccolta porta a porta? Un sottolavello gettato per sbaglio in un camion (per poi essere recuperato) ha mandato in malora un servizio gestito in maniera impeccabile (ironico, casomai, visti gli ultimi eventi, qualcuno non afferrasse il concetto) da azienda e Comune? È questo che si vuol fra credere alla cittadinanza?

E ancora, è così che si pensa di risolvere le vertenze sindacali (il video è stato pubblicato proprio due giorni dopo la proclamazione dello stato di agitazione)? Con una caccia alla streghe? Con video dati in pasto a giornali forse un pò troppo poco inclini a riflessioni critiche?

Sarebbe bene che Comune di Imperia e Teknoservice facessero mea culpa per un servizio porta a porta profondamente lacunoso, partito il 1° febbraio nonostante gli inviti a posticiparne l’avvio provenienti da cittadini, commercianti e amministratori di condominio. Basterebbe dire “Scusate, avevate ragione. Collaboriamo per rendere migliore la nostra città”. E così difficile o vince sempre l’orgoglio?

Mattia Mangraviti e Gaia Ammirati

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