Imperia, Covid: bloccato sulla nave per 6 mesi, l’odissea del Comandante De Pinto. “Nessuno ci faceva sbarcare, ci sentivamo appestati”

Attualità Coronavirus

Dalla Malesia, il Comandante ha contattato ImperiaPost per raccontare la sua avventura, in attesa di potersi incontrare di persona.

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“L’ultima volta che ho toccato terra è stato lo scorso 14 marzo”. È l’incredibile odissea che sta vivendo il Comandante in seconda Damiano De Pinto, originario di Molfetta (Puglia), ma residente a Imperia da 17 anni, da oltre 6 mesi a bordo della nave da crociera Golden Princess, della Princess Cruise Line.

Da marzo, il comandante, così come il resto dell’equipaggio, non ha più potuto metter piede sulla terra ferma. Il motivo? La pandemia Covid e le regole restrittive di molti paesi hanno impedito all’equipaggio di far scalo.

Una situazione rimasta in stallo per mesi, ma che, finalmente, sembra arrivare a capolinea, con il rimpatrio di tutti i presenti a bordo, compreso De Pinto, che potrà tornare a Imperia (il volo è previsto proprio per oggi, sabato 25 luglio).

Dalla Malesia, il Comandante ha contattato ImperiaPost per raccontare la sua avventura, in attesa di potersi incontrare di persona.

Imperia, Covid: bloccato sulla nave per 6 mesi, l’odissea del Comandante De Pinto

Comandante De Pinto, cosa è successo?

“Sono comandante in seconda della Princess Cruise Line. Sono a bordo da più di sei mesi e forse, dico forse, il 25 volo in Italia.

Sono partito a gennaio e mai mi sarei immaginato quello che sarebbe successo. Quando a marzo hanno chiuso i confini la nave era a Melbourne e gli australiani non ci hanno permesso di lasciare la nave. Questo nonostante tutto l’equipaggio, più di 900 persone (per l’esattezza 935, di 50 nazionalità diverse), fosse in piena salute e nessun positivo a bordo.

Abbiamo dovuto lasciare le acque territoriali australiane entro mezzogiorno. La paura era tanta, come potrete immaginare, data la storia della Ruby Princess (nave a bordo della quale scoppiò un focolaio di Covid 19, che causò numerosi morti, ndr).

Dopo aver lasciato Melbourne la compagnia ci ha detto di dirigerci verso Jakarta per sbarcare l’equipaggio indonesiano, ma anche lì ci hanno rifiutato. Ancora una volta ridiretto verso Singapore ed anche qui rifiutati.

Ci sentivamo come degli appestati”.

Quando è cambiato qualcosa?

“Finalmente le Filippine ci hanno accettato e ci siamo diretti a Manila. La ragione era che avevamo a bordo quasi 300 membri dell’equipaggio filippini e quindi il loro governo ci ha accettato come ha accettato altre 29 navi da crociera con centinaia di filippini a bordo.

Siamo stati all’ancora nella baia di Manila per più di due mesi, naturalmente senza poter andare a terra. Abbiamo sbarcato i filippini e iniziato a rimpatriare membri dell’equipaggio di diverse nazionalità”.

Si è sentito sconfortato in questi mesi per l’impossibilità a tornare in Italia?

“Diversi governi si sono organizzati mandando charter per rimpatriare i loro cittadini, USA, Canada, Serbia, Croazia, India, sud Africa. Tanti governi tranne quello italiano, non una parola, non un segno, completamente assente.

Posso solo dire grazie alla Princess per aver fatto di tutto per poterci mandare a casa. Dopo lunghe trattative con il governo malesiano la compagnia è riuscita a ottenere i voli per tornare in Italia”.

Quanti siete al momento a bordo?

“Sulla nave al momento ci sono 130 membri dell’equipaggio e poi 210 altri membri da differenti navi che sbarcheranno il 24 luglio dalla Malesia (ieri, considerando il giorno di uscita dell’articolo, ndr). Sperando che non cancellino i voli o ci blocchino per qualche motivo”.

Da quanto naviga?

“Ho 64 anni e navigo dall’età di 16“.

Come ha vissuto questi mesi così difficili?

“La fatica è stata mentale. Un stress continuo, giornaliero. Programmi che cambiavano nel giro di ore. Non sapere come e quando poter tornare a casa, non avere la possibilità di andare a terra almeno per una passeggiata.

L’ultima volta che sono andato a terra è stato il 14 Marzo. Essere considerati degli appestati. Essere rifiutati umiliati e minacciati. Questa è stata la fatica mentale di più di sei mesi a bordo.

In questi terribili mesi il mio comandante è stato un grande leader e ha saputo mantenere il morale di tutti alti e forte per sopportare quello che stava accadendo.

Posso solo dirvi che l’odissea di Ulisse è stata una gita turistica in confronto a quello che stiamo passando noi sulle navi”.

Gaia Ammirati

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