Imperia: spese pazze regione, Corte dei Conti chiede danni immagine, parla Bonello. “Ci fosse la pena di morte mi avrebbero impiccato”

Giudiziaria Imperia

“Trovo che questa giustizia dia più ascolto alla pancia della gente che al cervello. La gente voleva il sangue e le è stato dato il sangue”.

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“Se in Italia ci fosse la pena di morte ci avrebbero già impiccato o tagliato le mani”. Così l’ex consigliere regionale Franco Bonello in una lunga intervista rilasciata al nostro giornale dopo la richiesta della Corte dei Conti, per danno di immagine, pari a 165 mila euro, nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze in Regione Liguria.

Imperia: richiesta danni immagine Corte dei Conti, parla Bonello

“Se in Italia ci fosse la pena di morte ci avrebbero già impiccato o tagliato le mani – ha dichiarato a ImperiaPost il medico imperiese – Quello che mi fa più rabbia è che con la legge spazzacorrotti eravamo stati paragonati ai mafiosi. Oggi i mafiosi sono fuori dal carcere, noi continuiamo a pagare per colpe anche non nostre.

In Appello, su consiglio dei miei avvocati, ho fatto ricorso allo strumento del concordato. Non mi sarebbe servito, comunque, a evitare il carcere. Questo è stato possibile solo quando è stata dichiarata incostituzionale la legge spazzacorrotti. Ho ammesso le mie responsabilità e non solo. Mi sono preso colpe anche non mie. L’allora mio collega Ronzitti mi ha abbandonato.

Dopo la sentenza Scialfa (condanna annullata dalla Cassazione, ndr) tutti gli ex consiglieri potrebbero essere assolti, mentre noi continuiamo a pagare, senza una fine. Cornuti e mazziati.

Il processo non è servito a niente, era già tutto scritto. Non è servito a nulla dare giustificazioni e ammettere i propri errori. Trovo che questa giustizia dia più ascolto alla pancia della gente che al cervello. La gente voleva il sangue, perché riteneva la politica responsabile di tutti i mali dell’Italia, e le è stato dato il sangue.

Io non mi sono messo in tasca un euro. Posso aver pagato incontri di natura politica che magari non erano ricompresi nelle spese istituzionali, ma ho ammesso i miei eventuali sbagli. Non è bastato. Ora mi viene contestato anche il danno di immagine. Così, però, non si finisce più. Perché allora non è mai stato contestato in passato? Perché ora fa comodo, perché è quello che vuole vedere la gente.

Sono profondamente amareggiato. Sono stato messo alla gogna. Non so più cosa pensare. Mi sembra di essere tornati nell’antica Roma. Allora uccidetemi.

Io sono un pensionato. Non ho più nulla. La mia unica proprietà è a garanzia del risarcimento. In questi anni sono stato colpito moralmente, paragonato a un ladro, a un mafioso. Non ero certo io, da solo, che decidevo come spendere i soldi del mio gruppo.

Per fortuna ho ancora la salute. Ho superato il Covid, dopo 40 giorni di ricovero. Pensavano che non ce la facessi. Un’esperienza che mi ha fortificato, ma ve lo posso assicurare, è davvero dura. Sono moralmente distrutto, non so cosa vogliano di più”.

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