Maltempo: “Dopo l’alluvione Mendatica dimenticata”. L’amarezza dei residenti. “Danni ingenti, servono certezze o ci saranno conseguenze catastrofiche” / Le immagini

Attualità Entroterra

Il grido d’allarme dei residenti di Mendatica.

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“Noi del paese ci rimbocchiamo sempre le maniche, ma che le istituzioni agiscano, altrimenti le conseguenze per il territorio saranno catastrofiche”. È questo il grido d’allarme dei residenti di Mendatica, paese della Valle Arroscia duramente colpito dall’alluvione degli scorsi 2-3 ottobre.

Mendatica: l’allarme dei residenti dopo l’alluvione

Mendatica deve ringraziare in primis le due imprese locali – dichiara Julien Bianchi, residente del paese – che durante la giornata e notte dell’alluvione hanno costantemente lavorato per cercare di arginare il disastro. Come sempre è grazie a loro e ai loro mezzi messi a disposizione se riusciamo in qualche modo a tirarcene fuori. In più bisogna ringraziare noi del paese che ci rimbocchiamo sempre le maniche e usiamo il nostro tempo per cercare di tornare alla normalità, pulendo il paese con i mezzi e olio di gomito.

Questa volta i danni sono ingenti – continua La strada che porta a Cosio, che per noi è essenziale perché è il nostro collegamento con Piemonte e per una nostra zona di lavoro, è completamente distrutta. Ad oggi non si è ancora visto nessuno o sentito parlare di inizio lavori.

L’unica strada percorribile al momento è quella che scende verso ponti di Pornassio (teoricamente aperta solo a residenti e mezzi di soccorso) con un divieto di transito ai mezzi pesanti. La strada è piena di ponti e pontini che hanno subito danni e di conseguenza pericolosa. Una strada che tutti i giorni percorrono i nostri bambini con il pulmino. 

La rabbia sale – aggiunge – vedendo come la situazione cambi a pochi km da noi. La regione Piemonte, a differenza nostra, ha già impiegato tutte le forze per ripristinare una valle fortemente danneggiata. L’hoo visto con i miei occhi anche in frazioni più remote della val Tanaro, con cantieri e lavoratori al lavoro per ripristinare in tempi record piccole frazioni, non lasciando indietro nessuno. Basti guardare la strada che da ponti di Nava sale a Viozene. Nemmeno 10 giorni post alluvione e la strada è di nuovo percorribile. 

Parlano di rilancio e turismo dell’entroterra, ma questa secondo me non è la strada giusta. La cosa che genera ancora più rabbia che pochi giorni dopo il disastro hanno mandato una squadra a far pulizie di strade e cunette, cosa che andrebbe fatta durante l’anno non dopo il disastro. Se c’erano i soldi per farlo adesso dovevano esserci anche prima.

I Comuni di questa valle sono con la corda alla gola, non arrivano soldi e non si può pensare di fare prevenzione con fondi che rasentano il ridicolo. Se le cose non cambiano qui ci sarà un forte spopolamento nel giro di pochi mesi perché chi lavora nella bassa valle e ha dei figli non potrà più permettersi di muoversi su strade così rischiose e di vivere nel terrore che ogni volta che piove bisogna farsi venire ansia e magone.

Ora è tempo di certezze e di agire – conclude – altrimenti le conseguenze per il territorio saranno catastrofiche. Il tempo per ripartire è agli sgoccioli quindi o si muove qualcosa adesso oppure sarà troppo tardi per tornare indietro”.

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