Imperia: “Il mio cane massacrato a sprangate”. Al via il processo per la morte di Rufus, imputato un 50enne

Giudiziaria Imperia

Nel corso dell’udienza, la difesa ha presentato la richiesta di procedere con il rito abbreviato e il processo è stato rinviato al prossimo 16 settembre 2021.

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Ha preso il via ieri mattina, in Tribunale a Imperia, il processo che vede sul banco degli imputati M.M., 50enne, (difeso dall’avvocato Eugenio Aluffi, del foro di Imperia), accusato di aver ucciso a colpi di spranga Rufus, il cane della famiglia Privitera (tutelata dall’avvocato Mauro Gradi, del foro di Genova), nel dicembre del 2016.

Ieri mattina, in Tribunale a Imperia, il giudice Francesca Minieri (PM Francesca Bugane Pedretti) ha ammesso tutte le costituzioni di parte civile, ovvero il nucleo familiare Privitera (Giuseppe e il figlio Jacopo, i due denuncianti, e la mamma De Cesare) e la Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC), rappresentata dall’avvocato Michele Pezone.

Nel corso dell’udienza, la difesa ha presentato la richiesta di procedere con il rito abbreviato e il processo è stato rinviato al prossimo 16 settembre 2021.

Nel dettaglio, sono due i reati contestati all’imputato: animalicidio (per la morte del cane) e minacce (per essersi rivolto al figlio di Giuseppe Privitera, secondo l’accusa, con la seguente frase: “Vieni vieni entra pure, così ti faccio quello che ho fatto al tuo cane”).

Imperia: al via il processo in Tribunale per la morte di Rufus, il racconto del padrone Giuseppe Privitera

“Tutto è successo il 5 dicembre 2016 racconta Giuseppe Privitera a ImperiaPost – io ero con mia moglie e mio figlio a una fiera a Milano, mentre alla nostra azienda, vicino a casa nostra, sopra Oliveto, c’era solo un dipendente che a quel tempo lavorava per noi. 

A un certo punto, il nostro dipendente ci ha chiamato trafelato dicendoci che il nostro cane Rufus era morto. Noi siamo rimasti spiazzati e abbiamo chiesto cosa fosse successo, ma lui, essendo da poco in Italia, non parlava bene la nostra lingua e non riusciva a spiegarsi.

Durante la giornata e dopo molte chiamate, siamo riusciti a capire che il nostro dipendente era uscito per andare a dare a mangiare ai cavalli e Rufus lo aveva seguito. Dopodiché, probabilmente, il cane era andato nei pressi della proprietà del nostro vicino, dove era successo qualcosa, di non chiaro, che ha provocato la morte del nostro cane. Il nostro dipendente ha assistito solo a una parte dei fatti e ha detto di aver visto il vicino con la spranga alzata. 

Abbiamo poi saputo che sul posto sono intervenuti i vigili urbani e il servizio veterinario dell’Asl per rilevare il fatto, che è stato poi registrato come lite tra animali, forse ipotizzando che il nostro cane e quello del vicino si fossero attaccati. Il cane è stato portato via il giorno stesso, noi non l’abbiamo più visto. Di tutta questa storia, noi non eravamo convinti, perché Rufus è sempre stato buono come il pane. Quando siamo rientrati, il giorno dopo, abbiamo trovato tracce di sangue ovunque e, successivamente, anche una spranga piena di peli del nostro cane poco distante in una fascia.

Infuriati, abbiamo subito chiesto l’autopsia su Rufus ed è risultato che è morto per sfondamento della scatola cranica, ucciso da colpi molto forti, quindi una causa non riconducibile a una semplice lotta tra cani. Inoltre, tale danno non credo si possa giustificare con una necessità come la difesa, ma per noi è proprio sintomo di crudeltà. Rufus è stato massacrato. Da lì è partita la nostra denuncia.

Abbiamo denunciato il vicino anche per minacce, in quanto, il giorno dopo il fatto, vedendo nostro figlio, che all’epoca aveva 18 anni, mentre scattava delle foto alle tracce di sangue nei pressi del cancello, si è rivolto a lui dicendo: “Vieni vieni entra pure, così ti faccio quello che ho fatto al tuo cane“.

Il nostro Rufus, che viveva con noi da quando era nato, da 10 anni, era bravissimo e ubbidiente. Era sempre con noi alla fattoria didattica, stava sempre con i bambini. Tutti se lo ricordano benissimo. Era soprannominato “il cane che ride”, perché faceva un’espressione con il muso che sembrava un sorriso. Lo avevamo preso da una cucciolata di una persona di imperia, un incrocio di maremmano e belga. Per noi è stato un duro colpo, eravamo molto affezionati”.

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