Imperia: spese pazze, Saso assolto in appello. “Sono una brava persona, finalmente è venuta fuori la verità”

Giudiziaria Imperia

“Chiedere i danni? Personalmente non ci penso. L’importante è che mi siano stati restituiti l’onore e la verità”.

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Sono stati 9 anni difficili, ma non ho mai perso fiducia nella giustizia. Finalmente è emersa la verità”. Così Alessio Saso, ex consigliere regionale, dopo l’assoluzione, in Appello, dalle accuse di falso e peculato nell’ambito del processo sulle cosiddette spese pazze.

Imperia: processo spese pazze, Alessio Saso parla dopo assoluzione

Se lo aspettava?

“In appello mi erano rimaste contestazioni per meno di mille euro, dunque ero fiducioso che le cose potessero andare bene. A inizio inchiesta mi venivano contestate molte più spese, fortunatamente sono riuscito a giustificarle tutte, anche se ho sempre ritenuto per lo meno anomalo il fatto che fossi io a doverle giustificare e non, come dovrebbe avvenire in un Paese normale, l’accusa. Nessuno mi ha mai contestato, con prove, pranzi o cene illegittime. Nessuno mi ha mai mostrato una rimborso spesa non plausibile. 

Nutrivo delle speranze perché mi erano rimaste poche spese e tutte plausibili, anche se non ancora giustificate. Certo, è chiaro che l’assoluzione perché il fatto non sussiste è una grande gioia, forse anche imprevedibile”. 

Perché si è trovato coinvolto nel processo?

“Difficile dirlo. Io facevo molti incontri politici a tavola, a pranzo e a cena. Nessuno in Regione aveva mai chiesto di allegare un modulo per giustificare la spesa. E’ chiaro che se a distanza di anni qualcuno te lo viene a chiedere non è così semplice. All’epoca non vigeva alcun obbligo. La maggior parte delle spese le ho dimostrate, alcune no. Ma ripeto, si trattava di incontri politici, nel corso dei quali svolgevo la mia attività, quella per cui veniamo eletti. Non c’è mai stato nulla di illegale, sono una brava persona”.

Chiederà i danni?

Personalmente non ci penso. L’importante è che mi siano stati restituiti l’onore e la verità. Poi, certamente, c’è il danno economico. Alcuni miei colleghi so che vogliono far valere le proprie ragioni in questo senso. Io non credo farò nulla”.

Un ritorno in politica?

“Oggi sono contento e sereno. Sono riuscito ad esserlo anche in questi anni grazie a chi mi è stato vicino. Certo, la vocazione rimane e non escludo di poter tornare a rivestire un ruolo politico, magari però non intenso come in precedenza. Questi anni mi hanno aiutato a capire anche qualcosa in più di me stesso, compresi i miei limiti”. 

Anni fa, alla notizia dell’inchiesta ‘spese pazze’  in un’intervista disse ‘forse siamo stati ingenui’. Ha qualche rimorso, cambierebbe qualcosa se tornasse indietro?

“Il caso esplose, all’epoca, dopo la vicenda Fiorito (ex consigliere Regione Lazio, ndr). Una vicenda in cui però emergevano situazioni oggettivamente indifendibili. Nel nostro caso, invece, si parlava di pranzi e cene per importi bassissimi. Diciamo che forse siamo stati ingenui ad accettare un sistema centrato solo sul potere discrezionale dei consiglieri, a pensare che bastasse fare la cosa giusta, anche senza poterla dimostrare. Ma ormai è il passato. Io sono una brava persona e per me la cosa più importante è che finalmente anche la giustizia lo abbia confermato”.

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