Covid: manifestazione Fipe, ristoratori imperiesi a Genova. “Siamo stremati, vogliamo una data certa per ripartire” / Foto e video

Coronavirus Cultura e manifestazioni

Enrico Calvi, ristoratore imperiese, presidente provinciale della Fipe di Imperia, è intervenuto nel corso della manifestazione organizzata a Genova.

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“Come pubblici esercizi siamo stremati, stanchi, sfiniti, ma manteniamo la dignità. Non possiamo permettere che ci venga tolta. Chiediamo di ripartire sapendo una data, quando e come poterlo fare”.

Lo ha affermato Enrico Calvi, ristoratore imperiese, presidente provinciale della Fipe di Imperia, intervenendo nel corso della manifestazione organizzata a Genova, in piazza della Vittoria, in occasione dell’Assemblea nazionale della Federazione dei Pubblici Esercizi che si sta svolgendo in contemporanea a Roma e nelle maggiori piazze italiane.

Ristoratori imperiesi in piazza a Genova, parla Enrico Calvi

“Mi fa piacere questa piazza gremita. Sono orgoglioso di far parte di questo modo. Noi rappresentiamo un patrimonio della cultura italiana e del buon vivere. Noi siamo la dolce vita che tutto il mondo ci ha sempre invidiato. Dall’inizio di questa pandemia stiamo assistendo alla perdita di troppe aziende. Rischiamo di veder scomparire un pezzo di identità del nostro Paese. Le nostre non sono più delle richieste, ma un grido di dolore. Noi non siamo quelli che scendono in piazza, ma quelli che portano gioia di vivere ai nostri tavoli, ai nostri banconi, in bar, ristoranti, discoteche, ma dobbiamo in questa fase ricucire lo strappo che in questo Paese si è creato tra coloro a cui è stato garantito il lavoro e coloro cui non è stato garantito. Siano essi imprenditori o dipendenti. La politica deve farsi carico di colmare questo divario che rischia di creare un vero e proprio terremoto nella nostra società. Per questo è arrivato il momento di una data certa, non più procrastinabile.

I ristori devono essere per tutte le attività costrette a chiudere, con criteri legati ai cali di fatturato e ai costi fissi di gestione. Si deve intervenire sui costi delle locazioni che stanno mettendo un cappio al collo alle nostre aziende. Ci vogliono incentivi per i proprietari che abbassano davvero in maniera significativa il canone di locazione.

Devono essere bloccati gli sfratti per tutto il tempo della pandemia e della conseguente crisi economica. Bisogna insistere sulla rateizzazione, oltre alla pandemia, per almeno 36 mesi, per quel che riguarda gli affitti. Troppo poco è stato fatto sulle tasse, penso alla Tari e al canone Rai. Abbiamo avuto tanti mesi di chiusura e ci devono essere riconosciuti.

Dobbiamo pretendere per la nostra regione una promozione turistica che sia corale, che vada dalle regione sino ai comuni, che possa portare sulla stagionalità, facendo vivere le nostre aziende anche nei mesi invernali.

Bisogna stare attenti ai pericolosi populismi che che rischiano di illuderci con scorciatoie che sono in realtà inesistenti. Come pubblici esercizi siamo stremati, stanchi, finiti, ma manteniamo la dignità. Non possiamo permettere che ci venga tolta.

Chiediamo di ripartire sapendo una data, quando e come poterlo fare. Chiediamo sostegni per traghettare le nostre aziende fuori dalla crisi. Ma non stiamo chiedendo la carità. La pandemia è innegabile. Siamo arrivati a 1 milione di morti in Europa, un dato drammatico che non si può negare. Abbiamo perso in questo anno e mezzo amici, clienti, familiari. Non saranno i movimenti violenti a ottenere le soluzioni, questo deve essere chiaro.

Il percorso che abbiamo fatto in questi 13 mesi come sindacato non è stato facile. Ci siamo dovuti interfacciare con qualcosa di nuovo, senza precedenti. Soluzioni facili non esistono, ma chiediamo di garantire un futuro per le nostre aziende, ai nostri collaboratori e alle nostre famiglie”.

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