Morte Martina Rossi: il 7 ottobre la Cassazione, i genitori a Cartabianca. “Dette tante bugie, per noi è importante che venga ristabilita la verità”

Giudiziaria Imperia

Ospite anche lo scrittore Mauro Corona. “In casi come questi la prescrizione deve essere spazzata. Io abbraccio questi due genitori”.

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Giovedì prossimo, 7 ottobre, è attesa la sentenza di Cassazione per la morte della studentessa imperiese Martina Rossi, precipitata dal sesto piano dell’Hotel Sant’Ana di Palma de Maiorca il 3 agosto del 2011, mentre era in vacanza con le amiche. 

Alla sbarra, per il reato di tentata violenza sessuale, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, condannati in Appello bis a tre anni di carcere. Secondo l’accusa Martina precipitò dal balcone nel tentativo di sfuggire a un tentativo di stupro da parte dei due giovani imputati.

L’udienza di Cassazione è l’ultimo atto di un iter giudiziario lungo 10 anni. Il reato di tentata violenza sessuale si prescriverà il prossimo 16 ottobre. In caso di un ulteriore rinvio (dopo quelli del 22 luglio e del 26 agosto scorsi), dunque, la giustizia italiana non sarà più in grado di stabilire la verità sulla morte di Martina Rossi.

A una settimana dalla sentenza, Bruno Rossi e Franca Murialdo, genitori di Martina, che da anni combattono per ottenere verità e giustizia per la loro unica figlia, sono stati ospiti del programma tv Cartabianca, condotto da Bianca Berlinguer e in onda su Rai Tre ieri, 28 settembre. 

Morte Martina Rossi: i genitori ospiti del programma tv Cartabianca

“Il 7 ottobre è stata fissata l’udienza di Cassazione – ha esordito Franca – Doveva essere il 22 luglio, poi il 26 agosto, siamo al 7 ottobre, con la prescrizione che scatterebbe il 16 ottobre. Se non si arrivasse a sentenza, dunque, il reato andrebbe in prescrizione. La conseguenza di questo scavalcamento che Martina fu costretta a fare, perché non poteva uscire dalla porta, fu la causa della sua morte. La morte (morte come conseguenza di altro reato, ndr), fu dichiarata prescritta nella prima udienza della sentenza di Appello, a Firenze. Anche il reato di omissione di soccorso è già stato prescritto. Resta in piedi solo la tentata violenza sessuale”.

“Per noi la perdita di Martina è stata la perdita della nostra stessa vita, anche dei valori per i quali avevamo combattuto. Lei era tutto per noi – ha aggiunto Bruno – Pensare che qualcuno potesse sfiorarla, specialmente quando c’ero io vicino, era impossibile. Abbiamo tenuto dentro il nostro cuore tutte le sensazioni, ma la più terribile è quella di immaginare Martina soffrire per 40 minuti dentro una vasca, vederla soffocare. E sapere che intorno c’erano tutti, quelli che le avevano fatto del male, ma anche le sue amiche, e nessuno è uscito per soccorrerla. Lei che boccheggiava senza essere aiutata”.

Franca

“Già la sera del 3 agosto noi eravamo a Palma, partiti precipitosamente, senza neanche sapere le cause della morte di Martina. Pensavamo fosse morta in un incidente stradale. Appena arrivata ho chiesto dove fossero i due ragazzi e mi fu risposto cinicamente ‘saranno dell’altra parte dell’isola’. Il fatto è che c’erano davvero dall’altra parte dell’isola.

Giravo per quel posto, vicino alla vasca, e mi sono chiesta ‘se è successo di notte, al mattino presto, ci sarà stato un portiere’. Sono andata a vedere se c’era ancora. C’era, mi sono avvicinata e gli ho chiesto se fosse di turno. Mi rispose che non poteva dire niente. Ricordo di aver allungato una mano e di avergli detto di essere la madre della ragazza caduta. Allora quest’uomo ha iniziato a dirmi qualcosa. La prima cosa che mi ha detto è ‘No quadra, no quadra’. Che vuoldire ‘Non torna’, ‘Non torna“. Mi spiegò che c’erano tutti gli asciugamani stesi e che se una persona cade giù se li porta dietro. Poi mi raccontò di aver tenuto la mano, il polso di Martina, di aver detto ai medici di fare presto. Mi disse che Martina capiva tutto. Un soccorso medico avuto subito avrebbe magari alleviato le sofferenze di Martina”.

Bruno

“E incredibile, troppi uomini non riescono ad avere un valore nei confronti di una donna, che non è solo l’altra metà del cielo, è molto di più. Vivere senza una donna, senza una persona vicino, è  come un albero che non ha la terra. Queste cose invece sistematicamente succedono e invece di combattere nelle aule di giustizia questi comportamenti c’è chi ne fa una palestra del diritto, raccontando bugie invece che cercare la verità. Per fortuna che c’è chi cerca di tirare fuori la verità”.

Franca

“Io credo che la cosa più importante sia stata la sentenza di Appello oggi oggetto del ricorso per Cassazione. E’ una sentenza che ha reso onore alla verità. Sono state dette tante bugie, anche che Martina avesse aggredito i due ragazzi perché non soddisfatta sessualmente. Inutile soffermarsi sulla dimensione di questi due soggetti, erano entrambi in camera, come confermato dalla sentenza, nonostante le bugie dette, alcune delle quali gli si sono ritorte contro.

Se fosse stata una disgrazia, cosa sarebbe costato chiamare aiuto. Io spero che la condanna venga confermata, credo che gli elementi ci siano tutti. Dire se sono sufficienti questi tre anni per il male che hanno fatto? Non è sufficiente nulla. Se la si ragiona sul fatto che qualcuno possa ravvedersi ho i miei dubbi che questa gente possa ravvedersi perché sono passati dieci anni di arroganza. Per noi è importante che venga ristabilita la verità”.

Mauro Corona

Ospite, in collegamento, insieme ai genitori di Martina Rossi, anche lo scrittore Mauro Corona che, chiamato in causa sulla vicenda dalla conduttrice Bianca Berlinguer ha dichiarato: “Bisogna essere genitori per capire. Non è morta solo Martina, sono morti anche loro quel giorno. Ci sono tre morti e anche di più, perché ci sono anche tutte le persone che le volevano bene. Il solo fatto che nessuno abbia soccorso Martina è già un reato gravissimo, che non può ascriversi alla sola omissione di soccorso. Dovevano scendere subito giù a chiamare i soccorsi perché 40 minuti possono decidere la vita o la morte di una persona. In casi come questi la prescrizione deve essere spazzata via dietro la porta. Io abbraccio questi due genitori”.

 

 

 

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