Imperia: esplosione sala scommesse, per il Tribunale il movente fu la droga. Alessio Alberigo assolto perché “del tutto estraneo”/La sentenza

Cronaca Imperia

Fu la droga, secondo il Tribunale di Imperia, il movente di uno dei fatti di cronaca più inquietanti degli ultimi anni a Imperia, l’esplosione della Sala Scommesse di via del Collegio, nella notte tra il 2 e il 3 novembre 2015, nella quale persero la vita due dei tre attentatori, entrambi di nazionalità albanese, Albert Jakupaj, 19 anni, e Aranit Isamajlukaj, 29 anni.

Per quei fatti (che provocarono danni gravissimi a esercizi commerciali e appartamenti adiacenti i locali devastati dall’esplosione) vennero arrestati i due giovani gestori della sala scommesse, Michele Mucciolo e Alessandro Alberigo, considerati i mandanti, incastrati dalle dichiarazioni di Ippolito Trifilio, anch’egli in carcere, ritenuto il tramite con gli esecutori dell’atto incendiario. In manette finì anche l’unico attentatore sopravvissuto, Mretjev Ismajlukaj. Il movente? Secondo gli inquirenti incassare i soldi dell’assicurazione, sottoscritta pochi mesi prima.

All’esito del processo, con la formula del rito abbreviato (o del patteggiamento), sono stati condannati, in via definitiva, Mucciolo (4 anni), Trifilio (3 anni) e Ismajlukaj (1 anno e 6 mesi). Alberigo, invece, processato con rito ordinario, è stato assolto “per non aver commesso il fatto” (le accuse erano incendio aggravato, detenzione e trasporto in luogo pubblico di armi e esplosivi e morte come conseguenza di altro reato). Una sentenza che apre anche la possibilità, per il giovane imperiese, difeso dall’avvocato Erminio Annoni, di una eventuale richiesta di risarcimento danni allo Stato, vista la carcerazione.

Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione di Alberigo. Di fatto, sia il collegio giudicante che lo stesso Pubblico Ministero, non hanno ritenuto provate le accuse di Trifilio, secondo cui lo stesso Alberigo sarebbe stato l’ideatore dell’attentato incendiario con l’obiettivo, appunto, di incassare i soldi dell’assicurazione. Per il Tribunale il movente plausibile, emerso nel corso del dibattimento, è quello della droga, a cui Alberigo è risultato “del tutto estraneo”.

Imperia: esplosione sala scommesse, per il Tribunale il movente fu la droga

Trifilio aveva chiamato in causa, nella sua testimonianza, sia Michele Mucciolo che Alessio Alberigo, individuandoli quali mandanti dell’attentato incendiario. Ma, mentre per quanto riguarda Mucciolo, scrive la Corte “ elevatissimo è stato il riscontro con elementi esterni, riprese delle videocamere di sorveglianza, analisi dei tabulati, esito intercettazioni successive […]“, per quanto concerne invece Alberigo, “le dichiarazioni di Trifilio non superano il vaglio di attendibilità intrinseca difettando, in aspetti essenziali della condotta, di logica, congruità e ragionevolezza”.

Trifilio, nel corso degli interrogatori, scrivono i giudici, aveva “ripetuto come fosse stato Alberigo a commissionargli l’attentato incendiario e a fargli pervenire il denaro necessario”, ma “senza fornire, nonostante le reiterate e specifiche domande, maggiori dettagli in ordine alle circostanze di luogo e di tempo in cui sarebbe avvenuto un tale colloquio tra i due, limitandosi a tautologiche asserzioni, quasi a volersi dimostrare accondiscendente alle domande del Pubblico Ministero”.

Anche per quel che riguarda il movente, l’incasso dell’assicurazione (120 mila euro), scrive la Corte, “non ha retto al vaglio dibattimentale”, anche perché “l’agenzia di scommesse lavorava in attivo, con buoni incassi”. Secondo il collegio, “lo snodo” è che “l’istruttoria dibattimentale ha consentito di fornire un plausibile movente alternativo, al quale Alberigo appare del tutto estraneo, ovvero […] la cocaina“.

Secondo il Tribunale, in conclusione, l’attentato alla sala scommesse fu organizzato da Mucciolo e Trifilio, non più considerato un “semplice” intermediario (i giudici scrivono, testualmente, “paritaria posizione organizzativa” e “più che un intermediario […] Trifilio pare coadiuvare l’attività già in precedenza organizzata da Mucciolo”), senza la collaborazione di Alberigo.

Per quanto riguarda il movente, sarebbe riconducibile, in qualche modo, al mondo della droga (e non all’assicurazione), cui sarebbero collegati, a vario titolo, tutti i soggetti coinvolti (due degli attentatori, Aramit e Mretjev  Ismajlukaj, nei mesi precedenti all’esplosione vennero arrestati dai Carabinieri proprio con l’accusa di spaccio di cocaina) tranne, appunto, Alberigo. In che modo? I giudici non entrano nel merito (se non con alcune ipotesi), in quanto l’inchiesta, all’epoca, si concentrò principalmente sull’assicurazione. Di fatto, dunque, l’esplosione della sala scommesse resta, e resterà, un mistero irrisolto, nonostante le condanne. Perché fu fatta esplodere?