Imperia: “Questa parcella non s’ha da pagare”. L’avvocato Monaco e la causa Tradeco, un paradosso all’italiana/Il caso

Giudiziaria Imperia

Questa parcella non s’ha da pagare. È un paradosso tutto italiano, difficile da descrivere, quello della vicenda dell’incarico affidato dal Comune di Imperia all’avvocato Eutimio Monaco per sbrogliare l’intricata vicenda Tradeco.

Il legale romano, lo ricordiamo, aveva fatto causa al Comune per 178 mila euro chiamando in causa anche l’allora dirigente del settore legale, Sergio Roggero, per vedersi riconosciuto il pagamento della parcella inerente la vertenza con gli ex lavoratori della Tradeco per il pagamento di TFR e tredicesime dopo la risoluzione del contratto di appalto con l’azienda di Altamura, che gestiva il servizio di raccolta rifiuti nel capoluogo ponentino. Una vertenza fiume che si concluse dopo oltre un anno, con il riconoscimento da parte del Tribunale, in sede giudiziaria, delle ragioni del Comune di Imperia.

Il collegio, composto dai giudici Pasquale Longarini, Fabio Favalli e Silvana Oronzo, ha rigettato la richiesta risarcitoria dell’avvocato Monaco scrivendo, nero su bianco, che nè il Comune, nè tantomeno Roggero sarebbero tenuti a pagare.

Imperia: vertenza Tradeco, un paradosso all’italiana

I motivi della decisione hanno origine nelle modalità di affidamento dell’incarico.

Le opposizioni ai 58 ricorsi proposti dal Comune di Imperia contro ai decreti ingiuntivi depositati dai legali dei lavoratori Tradeco per il pagamento di TFR e tredicesime riportavano infatti, tutte, la procura ad litem rilasciata e sottoscritta dall’allora Sindaco Carlo Capacci.

Una procedura corretta secondo il Tribunale che precisa “non constando, non avendo nessuna parte addotto e provato la circostanza, che lo Statuto del Comune di Imperia preveda che il mandato sostanziale alle liti sia conferito dalla Giunta o dal dirigente, deve concludersi che tutti i 58 di contratti di patrocinio legale siano stati validamente stipulati”.

Il problema, aggiunge il Tribunale, riguarda invece l’assogettabilità degli incarichi legali alle regole contabili. Di fatto, è necessaria, successivamente, una copertura finanziaria.

A riguardo i giudici scrivono: nessuna valida obbligazione è sorta tra l’Avv. Monaco e il Comune di Imperia. Nessuna deliberazione di conferimento degli incarichi professionali risulta essere stata adottata dagli organi di governo; non consta che gli onorari dovuti al difensore siano stati oggetto di copertura finanziaria; nessun contratto scritto con il quale si sia determinato il corrispettivo dovuto al ricorrente è mai intervenuto tra la parti; parimenti non è dato riscontrare alcun impegno di spesa”.

“Non sono ravvisabili – proseguono i giudici – né un formale accordo circa l’entità dell’onorario né tantomeno un impegno ufficiale di spesa. Trattasi d’un carteggio dal quale si evince che l’Avv. Monaco sottoponeva al Roggero, funzionario comunale, un preventivo di parcella relativa ai 53 procedimenti, nonché ad ulteriori cause estranee all’oggetto del contendere; il convenuto rispondeva d’essersi confrontato con il Sindaco, a nome del quale proponeva alla controparte uno sconto del 10% sull’imponibile; il ricorrente accettava la controproposta, dichiarando di restare in attesa di ricevere ‘il relativo disciplinare di incarico di patrocinio giudiziario’, e trasmetteva il nuovo preventivo di parcella; il Roggero riscontrava la richiesta, replicando che ‘provvederemo agli adempimenti necessari, rammentando che il finanziamento della spesa è previsto sul bilancio previsionale 2018′.

Seguivano due ulteriori comunicazioni nelle quali il convenuto (Roggero, ndr) confermava che nel mese di gennaio dell’anno successivo sarebbe stata adottata la ‘determinazione dirigenziale per l’impegno di spesa e l’approvazione del relativo schema di contratto di prestazione legale’ e che gli uffici competenti ‘stanno già lavorando alla predisposizione degli impegni di spesa ed agli schemi di contratto di prestazione legale'”.

“L’assenza di un valido titolo giuridico in base al quale il ricorrente possa vantare un valido credito nei confronti del Comune di Imperia è, dunque, di palmare evidenza” concludono i giudici.

Insomma, non c’era nessun contratto vigente tra il Comune e l’avvocato Monaco secondo il Tribunale. Chi dovrebbe pagare, dunque? A riguardo il collegio cita l’art. 191 comma 4 TUEL, secondo cui “nel caso in cui vi è stata l’acquisizione di beni e servizi in violazione dell’obbligo indicato nei commi 1, 2 e 3, il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini dello controprestazione e per la parte non riconoscibile ai sensi dell’articolo 194, comma 1, lettera e), tra il privato fornitore e l’amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura”.

Un’ipotesi, quella del possibile mancato coinvolgimento del Comune, che l’avvocato Monaco aveva preso in considerazione, secondo il Tribunale, tanto da aver citato in giudizio l’allora dirigente del settore Legale del Comune di Imperia chiedendone la condanna in via solidale.

Per i giudici, però, neanche Roggero è tenuto a risarcire l’avvocato Monaco. Il motivo? “La ragione – scrivono i giudici – risiede nel fatto che dalla documentazione prodotta risulta che il ruolo svolto dal Roggero nelle vicende di causa, ossia l’interlocuzione con la controparte in ordine alla ‘accettazione’ del preventivo scontato di parcella e all’impegno da adottare la determinazione dirigenziale per l’impegno di spesa e approvazione del relativo schema di contratto di prestazione legale, è una condotta successiva all’espletamento della prestazione professionale. Non v’è dunque prova alcuna del fatto che sarebbe stato il convenuto ad aver “consentito la fornitura”.

Le pratiche in oggetto, infatti, sarebbero state condotte, secondo il Tribunale “sulla base degli scarni elementi a disposizione” dall’allora Sindaco Carlo Capacci (“Il soggetto in questione pare debba essere individuato nella persona del Sindaco”).

Da qui la decisione di respingere la causa dell’avvocato Monaco che, dunque, al momento, non vedrà pagata la propria prestazione per il Comune di Imperia, nonostante, per altro, l’avvenuta vittoria della causa.

Un paradosso tutto italiano.