Imperia: operaio morì alla Clas Pesto di Chiusanico, imprenditore a processo. I colleghi in aula. “Si sentì il rumore di una botola che si apre. Pezzulli aveva gli stivali pieni d’acqua”

Giudiziaria Imperia

Nuova udienza questa mattina, in Tribunale, a Imperia, davanti alla giudice monocratica Francesca Minieri  (Pm Enrico Cinnella Della Porta) del processo che vede sul banco degli imputati l’imprenditore Renato Bersano, accusato di omicidio colposo, per la morte di Sandro Pezzulli.

Imperia: omicidio colposo, a processo imprenditore Renato Bersano

Bersano, ex amministratore delegato dell’azienda Clas Pesto di Chiusanico (poi ceduta a Equinox), è difeso dall’avvocato Claudio Golda del foro di Genova. I fatti contestati risalgono al giugno del 2018, quando l’urto di un carrello transpallet contro una vasca di pastorizzazione provocò la fuoriuscita di acqua bollente poi defluita nello stivale di un operaio, Sandro Pezzulli, causandogli ustioni al polpaccio e al piede sinistro.

Pezzulli, trasportato d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Imperia e successivamente ricoverato  al Centro grandi ustionati di Villa Scassi, a Genova, non si è mai più ripreso dall’incidente, sino alla morte, avvenuta il 15 agosto del 2018 per “acuta insufficienza cardiorespiratoria dovuta a trombosi venosa della gamba sinistra”. Elemento chiave del processo le indagini svolte dai tecnici dell’Asl 1 Imperiese in materia di sicurezza del lavoro, secondo cui “all’interno dello stabilimento di Chiusanico era possibile transitare in prossimità delle vasche di pastorizzazione, da considerarsi  zona di pericolo in quanto contenenti acqua ad alta temperatura, senza che le vie di circolazione fossero adeguatamente segnalate e senza che vi fossero impedimenti fisici atti a impedire l’urto con zone di pericolo e senza che vi fossero idonee protezioni ai boccaporti delle stesse vasche di pastorizzazione”.

Bersano è finito a processo nella qualità di amministratore, all’epoca dei fatti, della Clas Pesto. I familiari, i due figli minori e la moglie, di Sandro Pezzulli, si sono costituiti parte civile rappresentati dall’avvocato Luigi Basso del foro di Imperia.

Nell’udienza di oggi, 19 dicembre, sono sfilati tre operai che all’epoca dei fatti (e tuttoggi) prestavano servizio per la Clas Pesto, presso lo stabilimento di Chiusanico. 

Primo operaio

“All’epoca dei fatti lavoravo come invasatore alla Clas Pesto, con compiti diversi da quelli di Pezzulli, che era invece addetto all’impianto di pastorizzazione. La sera dell’incidente ero nello stabilimento. Ricordo che ero davanti all’invasatrice, quando sentii un rumore, come di una botola che si apre. Mi chiamò un collega, andai lì e vidi Pezzulli in piedi. Ci mostrò che aveva dell’acqua negli stivali. Provammo a toglierglieli, poi lo portammo al laboratorio, da dove fu accompagnato al Pronto Soccorso da un collega. Non volle chiamare un’ambulanza? Il 118? No, non lo chiamò nessuno. Ricordo che dopo l’incidente l’impianto di pastorizzazione venne messo in sicurezza per evitare che potesse nuovamente riaprirsi”.

Secondo operaio

“All’epoca dei fatti lavoravo alla Clas Pesto come responsabile della manutenzione degli impianti. Non ero all’interno dello stabilimento il giorno dell’incidente. Il giorno seguente, quando arrivai in azienda, un collega mi riferì che l’impianto di pastorizzazione si era aperto e c’era stato un incidente. Ricordo che mi dissero che Pezzulli non era grave e che era stato portato al Pronto Soccorso. Eravamo tranquilli, per noi era solo una bruciatura ai piedi. 

Successivamente all’incidente saldammo il pezzo che danneggiandosi aveva causato l’apertura del pastorizzatore, in attesa che arrivasse quello originale, poi acquistato da una ditta certificata, perché quella che aveva realizzato l’impianto nel frattempo era fallita. Dopo quanto? Circa un mese. Il danno all’impianto di pastorizzazione era stato causato da un urto, su questo non c’è dubbio. Era impossibile che fosse accaduto per cause diverse”.

Terzo operaio

“All’epoca dei fatti lavoravo alla Clas Pesto come responsabile del controllo qualità. Svolgevo anche il compito di Rls, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Non ero presente in azienda quando si è verificato l’incidente. Il giorno seguente l’area dell’impianto di pastorizzazione venne messa in sicurezza. Quando vidi l’impianto era chiuso e non aveva perdite, funzionava. Successivamente ci fu un sopralluogo dell’Asl, che dispose interventi ulteriori sul pastorizzatore. Ci venne chiesto di apporre delle strisce per indicare l’area di manovra in modo tale da non avvicinarci al pastorizzatore e di allestire delle protezioni. 

Qualche infortunio alla Clas c’è stato, ma mai di questa gravità. In azienda parlammo delle condizioni del pastorizzatore, in materia di sicurezza, e anche per questo vennero apportate delle modifiche. Prima dell’incidente, però, non c’erano mai state segnalazioni in merito a eventuali criticià del pastorizzatore in tema di sicurezza”.