IMPERIA. PROCESSO PORTO, TUTTI ASSOLTI. SFOGO DI PIERCARLO SCAJOLA: “SENZA ESPOSTI A UNA PROCURA ‘IPERATTIVA’ IL PORTO SAREBBE FINITO”

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Piercarlo Scajola, figlio dell’ex Ministro Claudio Scajola, si è sfogato su Facebook a poche ora dalla clamorosa sentenza relativo al porto turistico di Imperia che ha decretato l’assoluzione per tutti gli imputati accusati di truffa aggravata ai danni dello Stato.

“Dunque, facciamo un passo indietro…
Qualche anno fa, un paio di consiglieri comunali di opposizione da sempre contrari, a torto o a ragione, allo sviluppo del porto turistico della Città, si recano con un esposto presso la Procura della Repubblica. La Procura, di conseguenza, apre un’inchiesta sui lavori del porto stesso. Si parla di un capannone per la cantieristica navale che costoro ritengono non conforme. Loro lo chiamano abusivo, così fa più scena.
Il capannone viene così demolito e qualche sedicente amministratore paladino de’noantri si fa immortalare in posa goduta di fronte alle macerie.
Ma il TAR, dopo poco, ritiene invece che il capannone fosse conforme, non andava quindi buttato giù. Ma pare non fregargliene più di tanto a quelli là.
Nel frattempo vengono indagate una dozzina di persone e alcune vengono addirittura arrestate. O meglio, messe in regime di custodia cautelare. CARCERAZIONE PREVENTIVA insomma, un po’ come si fa con quelli che vengono trovati con la pistola ancora fumante e un cadavere nel bagagliaio dell’automobile.
I lavori per la costruzione del Porto si interrompono e in Città si grida allo scandalo, alla truffa, considerando la tesi degli inquirenti (che fanno gli inquirenti, e cioè il loro lavoro) come oro colato, come se fosse una sentenza della Corte di Cassazione.
Contestualmente, ovviamente, non viene più venduto nemmeno un posto barca, il porto é sull’orlo del baratro e con esso l’intera Città.

Poco dopo arrivano le scadenze elettorali, si vota a Imperia per il rinnovo del Consiglio Comunale. E qui viene il bello: l’ex Sindaco, dalla croce celtica appesa al collo, rinnega la sua storia, i suoi pareri favorevoli verso la costruzione del porto turistico e si allea con la sinistra di quei consiglieri paladini della giustizia (sommaria) da cui é partito lo “scandalo”. La vecchia maggioranza é ritenuta responsabile e connivente con il malaffare, e così, sull’onda dello scandalo, la nuova allegra compagine fascio e martello vince le elezioni amministrative.
Proprio quel consigliere dall’esposto facile finisce a fare il Vicesindaco, l’ex Sindaco si prenota un posto da Presidente del Consiglio Comunale ( e a molti viene da pensare che sia una sorta di risarcimento per aver fatto il “salto della quaglia”). Non c’é che dire, pare un piano ben riuscito.
Tuttavia…
Oggi, il tribunale di Torino che nel frattempo è diventato titolare dell’inchiesta, decreta che tutti gli imputati sono ASSOLTI perché IL FATTO NON SUSSISTE.
Non c’era malaffare, non c’era truffa, non esisteva scandalo. I lavori avrebbero dovuto proseguire.
E ORA?

Non mi piace ragionare con “il senno di poi” ma credo che un paio di domande bisognerebbe farsele tutti.
Come é possibile che certe inchieste giudiziarie (giuste o pretestuose che siano) possano contaminare, oltre che la salute e la credibilità delle persone implicate, anche il normale percorso e lo sviluppo di una comunità?
Come é possibile che certe inchieste giudiziarie (giuste o pretestuose che siano) possano indirizzare gli andamenti politici all’interno di una comunità o di un intera Nazione?
E soprattutto, come é possibile che per tutti noi sia diventato più facile, comodo e soddisfacente, gridare allo scandalo invece che approfondire le questioni e farsi un’idea dopo aver conosciuto BENE l’andamento dei fatti? …Ci mettono anni i giudici che leggono le carte, possiamo noi metterci cinque minuti mentre chiacchieriamo al bar?
Mi chiederei anche come sia possibile dare credito ad un ex Sindaco post-fascista che rinnega passato, storia personale, amicizie e persino le sue parole…
Ma la risposta é talmente banale da fare apparire retorica la domanda.
Il punto é che, senza quegli esposti ad una Procura “iperattiva”, probabilmente il Porto di Imperia sarebbe finito, la Città non avrebbe perso tempo inutile e non si ritroverebbe amministrata da una Giunta che non riesce nemmeno ad affrontare un problema“.

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