Home, Imperia — 9 gennaio 2018 alle 12:00

IMPERIA. SEQUESTRATA LA PISCINA COMUNALE. RAPPORTO SHOCK DEI PERITI DELLA PROCURA:”RISCHIO PER LA SALUTE DEGLI UTENTI, MANCANO LE CONDIZIONI MINIME DI IGIENE”/ECCO LA RELAZIONE

Le conclusioni della Procura della Repubblica di Imperia, rese note a seguito del sequestro penale della Piscina comunale Cascione di questa mattina.

di Redazione

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L’impianto natatorio è condotto in maniera non adeguata a garantire le condizioni minime di igiene, salubrità e sicurezza“. Sono queste le conclusioni della Procura della Repubblica di Imperia, rese note a seguito del sequestro penale della Piscina comunale Cascione di questa mattina, nell’ambito di un’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Grazia Pradella e dal sostituto Francesca Sussarellu.

Nelle prime ore della mattinata di oggi, i Carabinieri del NOE di Genova e del Comando provinciale, coadiuvati dal Reparto di prevenzione del dipartimento Asl di Genova e dalla Guardia di Finanza, sono giunti in Piscina stoppando le attività e invitando tutti gli utenti ad abbandonare le vasche.

L’inchiesta sarebbe partita da un esposto di alcuni utenti della piscina. Attraverso gli esami condotti dall’Arpal nel corso del blitz svoltosi il 4 dicembre scorsoè stata rilevata l’elevata presenza del batterio “Legionella Pneumophila”, oltre 250 volte superiore al normale. In particolare, su una soglia minima di 100, sono stati trovati 4 valori in 4 ambienti diversi: 27 mila 3.200 1.400 3.100. Il più alto è stato misurato negli spogliatoi femminili. A seguito del risultato delle analisi, venerdì è stata depositata la consulenza, effettuata dal consulente dott. Carlo Canossa, ed è scattato il provvedimento di urgenza.

L’ipotesi di reato è di disastro ambientale. Al momento il reato è a carico di ignoti, ma non è escluso che nelle prossime ore possano essere iscritti alcuni nomi nel registro degli indagati.

“Da quando constatato durante il sopralluogo, si ritiene che l’impianto natatorio sia condotto in maniera non adeguata a garantire le condizioni minime di igiene, salubrità e sicurezza previste dalla vigente normativa generale e di settore per chi ne usufruisce sia come utente che come lavoratore - si legge nella relazione dei periti della Procura.

“Inoltre l’impianto si presenta carente nei requisiti minimi strutturali ed impiantistici, dovuti a interventi di manutenzione non idonei o non correttamente eseguiti, in parte essenziali del complesso, quali ad esempio il fondo della vasca principale, privo per una parte significativa di piastrelle.

Pertanto si ritiene che vi sia un rischio potenziale per la salute e la sicurezza dell’utenza del complesso, in particolare per i nuotatori, se pur in oggi non sono episodi di malattia trasmessa, attraverso l’acqua di vasca, le docce o il contatto sulle superfici. Aspetto che può essere approfondito in successive indagini, afferendo ai dati in possesso del centro di notifica delle malattie infettiva della Asl competente.

Appare evidente come l’impianto sportivo non possa essere lasciato nella libera disponibilità della Rari Nantes né di altri, atteso che non può essere utilizzato in condizioni minimali di sicurezza dal pubblico frequentante. L’impianto è gestito in antitesi ai più elementari criteri di sicurezza igienico-sanitaria, quali emergono dalla normativa di settore. La presenza, in dosi elevate, del batterio della legionella e l’impossibilità a breve termine di un procedimento di igienizzazione efficace impone l’adozione di un provvedimento di sequestro al fine di impedire il protrarsi della situazione di pericolo per la pubblica incolumità”.

 
 
 
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