IMPERIA. IL DRAMMA DI GIANFRANCO E SONIA, INVALIDI E SENZA LAVORO: “NON È LA MALATTIA CHE CI UCCIDE, MA LE ISTITUZIONI. AIUTATECI!”/LA STORIA

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collage 21 oct

“Non è la malattia che ci uccide, ma le istituzioni. Il Comune ci ha abbandonato”. Gianfranco Venanzi è arrivato al culmine della disperazione. Invalido al 100%, vive con la figlia, anch’essa invalida al 100%, a Oliveto. Entrambi senza lavoro. Gianfranco non può lavorare per una grave patologia cardiaca e si sente abbandonato dal Comune, dalle istituzioni. Solo, senza più fiducia nello Stato (invece di di pensare agli extracomunitari, ci sarà da pensare anche per loro, ma prima ci siamo noi. Io sono l’Italiano, io sono un Italiano vero, ho pagato le tasse, ho pagato tutto e ora non pago più niente, perchè non ne ho”).

Gianfranco e Sonia, tra pensione sociale e di invalidità percepiscono ogni mese poco più di 70o euro, a fronte di un affitto di 570 euro. La mazzata finale è arrivata con la Riforma Fornero che di fatto ha privato Gianfranco della pensione di invaliditàGli sono rimasti solo gli amici. È grazie a loro che riesce ad andare avanti. Hanno addirittura fanno una colletta per regalargli una minicar, ma l’aiuto arriva anche per la quotidianità, vestiti, alimenti, la legna per la stufa. Quella stufa che ora non funziona più e per la quale la famiglia Venanzi lancia un appello: “Se qualcuno ne avesse una e potesse aiutarci ci farebbe un grande regalo”.

“C’è una situazione in casa che non si può andare avantiracconta GianfrancoIl Comune non ci aiuta, ha detto che ci ha dato troppo, ma io quel troppo non l’ho ancora visto. Sono un italiano, che ha sempre lavorato, sempre pagato, sempre fatto tutto. È 15/16 anni che sono malato, non è per colpa mia, è colpa del lavoro. Ho dato troppo al lavoro. Ho in eredità mia figlia, che sua madre ha pensato bene di abbandonare perchè è disabile e poi ha abbandonato anche me, perchè non lavoravo, non gli servivo più.

Comunque ci siamo trovati in una situazione tremenda. Non la auguro a nessuno. Sono 2/3 anni che viviamo una situazione drammatica, fortuna vuole che ho degli amici che mi vogliono bene. Sono più gli amici che mi hanno aiutato moralmente, mi hanno aiutato finanziariamente, ma non posso stare sempre sulle spalle degli amici. Mi regalano la legna ogni inverno, mi aiutano, mi portano anche da mangiare nei momenti più difficili, i vestiti. È grazie a loro che vado avanti. Lo scorso anno hanno fatto una colletta e mi hanno addirittura comprato una minicar.

È lo stato che deve pensarci, il comune deve pensarci. Perchè non vengono qua a vedere come stiamo, a vedere i nostri frigo come sono. Non voglio più di chiedere a parenti, ad amici, di pagarmi queste bollette. È il Comune che deve pensarci. Invece di pensare agli extracomunitari, ci sarà da pensare anche per loro, ma prima ci siamo noi. Io sono l’Italiano, io sono un Italiano vero, ho pagato le tasse, ho pagato tutto e ora non pago più niente, perchè non ne ho. Perchè non ho lavoro, non posso lavorare, perchè il mio cuore non me lo permette.
Sonia, mia figlia, non la fanno lavorare, ditemi voi cosa devo fare. Aiutatemi.

La porterei io, lei è invalida, non può camminare, non può far tante cose ma, la porteri io, l’andrei a prendere io non ho problemi per quello, ma aiutateci. Aprite un cuore, aprite la finestra, che entri un po’ di luce in casa mia perchè vedo tutto buio. Il Comune mi fa vedere buio. Non mi interessa che sia un Comune di destra o di sinistra, perchè qui ci vuole l’umanità. Nel nostro Comune non esiste l’umanità. Esiste solo per loro, ma per noi poveri disgraziati , non siamo diventati poveri, ci avete fatto diventare poveri e disgraziati, e allora Vergognatevi, vergognatevi, vergognatevi e quella persona che ha detto a mia figlia che il Comune ci ha dato troppo, si faccia vanti, si faccia avanti e si faccia avanti. Non ne posso più, non voglio neanche più piangere perchè a me il cuore mi si spezza. Non è la malattia che uccide le persone, sono le istituzioni che ci uccidono. Noi a loro non serviamo più, e allora ci uccidono. Non serviamo più perchè non riusciamo più a pagare le tasse, non riusciamo a far niente e allora ci uccidono. Non ne posso più, penso che il mio sforzo sia stato abbastanza, non ne posso più credetemi. Approfitto dell’occasione per chiedere una stufa. La nostra è danneggiata. La usavamo sia per cucinare che per riscaldarsi, soprattutto per riscalrdarci a dire la verità. Ora arriva il freddo e non sappiamo davvero cosa. Se qualcuno potesse aiutarci ci farebbe davvero un grande regalo”.

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