IMPERIA. UN MESE DI CARCERE E 2500 EURO DI MULTA A CHI CONTESTO’ SALVINI. PUGNO DURO DELLA PROCURA CONTRO GLI ATTIVISTI DEL CENTRO SOCIALE/ IL CASO

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Dodici decreti penali di condanna sono stati notificati ad altrettanti attivisti del CSA La Talpa e L’Orologio. “Eccolo, il prezzo
del dissenso: non è teorico nè ideologico, trattasi di soldi veri e propri; in sostanza la nostra avversione ha un valore di mercato”

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SALVINI CONTESTAZIONI

Un mese di carcere e 2500 euro di ammenda. È questo il contenuto del decreto penale di condanna notificato a 12 attivisti del centro sociale “La Talpa e L’Orologio” che il 17 maggio 2015 contestarono il leader della Lega Nord Matteo Salvini in visita a Imperia. Una condanna commentata aspramente dagli attivisti: “Il dissenso, se convinto e gridato a squarciagola, ha un prezzo alto. La procura ci ha recapitato dodici decreti penali per la contestazione a Matteo Salvini dello scorso maggio ad Imperia. Ci vengono comminati circa un mese di carcere e 2500 euro di ammenda pro capite. Eccolo, il prezzo del dissenso: non è teorico nè ideologico, trattasi di soldi veri e propri; in sostanza la nostra avversione ha un valore di mercato, perfino salato”.

Gli attivisti, ma non solo, contestarono il “comizio” di Salvini davanti al bar 11 in piazza De Amicis in occasione del tour elettorale alle scorse elezioni regionali. Durante la manifestazione, non autorizzata, furono lanciate uova e rotoli di carta igienica verso il leader del Carroccio oltre ai numerosi cori e insulti. A seguito della manifestazione la Procura di Imperia indagò circa attivisti con l’accusa di “disturbo alle persone e getto pericoloso di cose”.

“Grazie alla forma del decreto penale – proseguono gli esponenti del centro sociale, lanciando l’hastag #maiconsalvini –  ci viene negato anche il giudizio di un tribunale. Faremo ricorso, perchè pensiamo di meritare almeno un processo, benchè, a vedere le carte, sembra la sentenza sia già scritta. La procura batte cassa e quantifica in questo dispositivo economico e detentivo la nostra passione e la nostra rabbia. Però ci chiediamo, alla luce della nostra condanna, quanto debba pagare Matteo Salvini. In che modo debba essere quantificato, denaro o giorni di galera, l’odio con il quale sta avvelenando le strade di questo paese. Quanto costa speculare sui morti nel Mediterraneo, sulla povertà? Quale è il prezzo da pagare per chi pungola la pancia e l’intestino della gente affinché si scagli contro chi ha meno diritti? Quanti euro deve sborsare chi gioca biecamente con la disperazione per inseguire questa o quella poltrona?

Probabilmente non avremo risposta perché in Italia è legale seminare xenofobia e razzismo, battersi per il contrario no. Anche se la nostra costituzione vorrebbe il contrario. Non ci spaventa farci carico di questa sentenza, l’ennesima per alcuni di noi, e allo stesso modo non ci spaventerà tornare in piazza a ripetere a Salvini, o a chi per lui, che non è benvenuto. Fare “gli indifferenti”, voltare la testa dall’altra parte, non ci riesce proprio”. 

 

 

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