Elezioni comunali 2018, Home, Politica — 25 giugno 2018 alle 19:28

CLAUDIO SCAJOLA È IL NUOVO SINDACO DI IMPERIA. TRA TAFAZZISMO E ASTENSIONE, HA VINTO CHI CI HA CREDUTO DI PIÙ/L’EDITORIALE

Claudio Scajola è il nuovo Sindaco di Imperia. Ha festeggiato la vittoria in via Ospedale,
davanti al suo point elettorale, felice come un bambino, perdendo il suo tradizionale aplomb

di Redazione

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Claudio Scajola è il nuovo Sindaco di Imperia. Ha festeggiato la vittoria in via Ospedale, davanti al suo point elettorale, felice come un bambino, perdendo il suo tradizionale aplomb. Abbracciato ai due figli, commossi fino alle lacrime, Scajola ha dedicato il successo proprio alla famiglia, annunciando che sarà il Sindaco di tutti. Speriamo, perché l’ex Ministro è stato votato da un quarto degli imperiesi, gli altri sono rimasti a casa o hanno espresso preferenze diverse. Un destino identico a quello di Luca Lanteri, se avesse vinto quest’ultimo.

Un dato che deve far profondamente riflettere la politica locale. Gli imperiesi hanno smesso di crederci. In molti hanno lasciato la città, altri sono rimasti, ma disincantati. Non si sogna più, non si crede più in un futuro migliore. E non potrebbe essere diversamente, visto che Imperia è ferma al palo da tempo. Lo avevamo scritto, nelle scorse settimane, nel nostro editoriale a commento dei risultati del primo turno. Il ballottaggio Scajola-Lanteri è la sconfitta di Imperia. Una percezione che evidentemente accomuna gran parte degli imperiesi. Solo il 48%, infatti, ha deciso di andare a votare per uno dei due contendenti, rappresentanti entrambi della vecchia politica, faccia opposta della stessa medaglia. Di quel 48%, per di più, oltre 900 elettori, tanti quanti ne bastavano per sovvertire totalmente il risultato del dato del voto, hanno consegnato schede nulle o in bianco. Dato  significativo di un malessere diffuso.

C’è chi, come Lanteri, ha urlato ai quattro venti la propria rabbia per il presunto appoggio del Pd a Claudio Scajola al ballottaggio. Un’indignazione anacronistica. Da molti anni, infatti, a Imperia, il centrosinistra, Ds e Margherita prima, Pd poi, ha un rapporto di amore-odio con i propri avversari, capace di mutare a seconda degli interessi del momento. L’importante è governare, non importa chi, non importa come, solo governare. Esserci. Maggioranza e opposizione lasciano il tempo che trovano. Cambia la posizione degli scranni in consiglio, non il concetto. 

Ed è proprio in questo contesto che Claudio Scajola ha saputo inserirsi, con una veste nuova, o semplicemente ritoccata con ago e filo, questo sarà il tempo a dirlo. L’ex Ministro ha cercato di rompere lo schema del ‘governare a tutti i costi’, memore del disastro provocato dall’alleanza forzata tra Pd, Strescino e Capacci nel 2013. Affiancato da qualche ‘vecchio saggio’ della politica locale, Scajola ha messo insieme persone semplici, nel senso positivo del termine, molte delle quali fuori dalle dinamiche di partito, ottenendo così i voti di chi nella politica aveva smesso di credere. Civico prima di tutto. Un’antitesi perfetta, tutta da verificare sul campo, al modello Toti, fondato su un’alleanza cercata, voluta, costruita con il solo obiettivo di governare. Poco importa se le idee della Lega iniziano a essere distanti anni luce da quelle di Forza Italia. Poco importa se nel frattempo a Roma è nato l’improbabile Governo giallo-verde, con Forza Italia ai margini.

Ed è così che Scajola, candidato Sindaco gravato da decine di ‘buoni motivi’ per non essere votato, si è trovato ad essere un’alternativa, non per forza di cosa credibile, ma coerente, quello si. Pochi concetti, piuttosto semplici, alcuni anche banali, ma chiari, espressi con la consueta abilità oratoria. E gli imperiesi, alle prese negli ultimi anni con un’amministrazione che ha cambiato forma e colore con la rapidità di un tramonto estivo, gli hanno dato fiducia, nonostante i tanti ‘se’ e i tanti ‘ma’, sperando che abbia imparato dai suoi errori, soprattutto sul fronte dell’autoreferenzialità quasi ossessiva.

I meriti di Scajola finiscono qui. Il resto è tafazzismo puro. Un centrodestra dilaniato da dissidi interni, con un candidato Sindaco dell’ultimo minuto, tanto inadeguato quanto abbandonato a se stesso per tutta la prima fase della campagna elettorale. Un centrosinistra alla sbando, con un candidato Sindaco prima sfiduciato e poi presentato come salvatore della patria, senza neanche troppa convinzione. Una sinistra spaccata in due, riuscita nell’impresa autolesionista di restare fuori dal consiglio comunale. Un Movimento Cinque Stelle con candidati molti dei quali residenti in ogni città fuorché a Imperia e un candidato Sindaco apparso il più delle volte spaesato.

Un quadro politico disarmante che ha permesso a Scajola di riprendersi la poltrona di Sindaco dopo oltre 20 anni. Giustamente. Perché l’ex Ministro è l’unico che ci ha davvero creduto, con una campagna elettorale estenuante e vissuta con trasporto fino all’ultimo secondo dell’ultimo giorno. Gli altri hanno fatto da comparse. Troppo poco. E se l’unica alternativa per le speranza di rinascita della città è un 70enne da anni inviso, almeno a parole, a una larga parte della città, un esame di coscienza è d’obbligo. Per non ritrovarsi, fra 5 anni, allo stesso punto di oggi. Fermi al palo.

Mattia Mangraviti e Gabriele Piccardo

 

 
 
 
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