Lisa, Chiara e Roberta, storie di donne che non si arrendono: licenziate da Prenatal, si rimettono in gioco a 40 anni. “Apriremo un nostro negozio”

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Invece di lasciarsi abbattere dagli eventi negativi, le tre colleghe hanno deciso di rimettersi in gioco, mettendo insieme le loro disoccupazioni e la loro esperienza lavorativa, per avviare un progetto personale.

 

Una storia di riscatto, di passione e di una buona dose di coraggio. È quella che stanno scrivendo tre donne imperiesi, Lisa, Chiara e Roberta, che, superati i 40 anni, si sono ritrovate quasi improvvisamente senza il lavoro su cui avevano investito un’intera vita.

Invece di lasciarsi abbattere dagli eventi negativi, le tre colleghe hanno deciso di rimettersi in gioco, unendo insieme le loro disoccupazioni e la loro esperienza lavorativa, per avviare un progetto personale.

Da commesse di catene di negozi per bambini a una “scommessa” personale

Le 3 colleghe hanno lavorato spalla a spalla per anni, prima al punto vendita Prenatal sotto i portici di via della Repubblica e, dopo la chiusura, sempre negli stessi locali, al punto vendita “Io&Mamma”, che a sua volta ha chiuso i battenti dopo pochi mesi di “vita”.

Lisa, Chiara e Roberta, però, non si sono date per vinte e, nonostante i timori e le incertezze, hanno deciso di unire le loro forze per aprire un loro negozio a Imperia rivolto alle mamme e ai bambini, che vedrà luce nei primi mesi del 2019, scommettendo sulla loro esperienza nel mondo della puericultura, costruita nell’arco degli anni.

Il progetto di tre imperiesi

Incontriamo Lisa, Chiara e Roberta in un bar nel centro di Oneglia, davanti a un caffè. L’ultima volta che ci siamo visti i toni erano più amareggiati e tesi, perché si trattava dell’ennesima saracinesca abbassata a Imperia, dell’ennesimo licenziamento, dell’incertezza del futuro in un momento in cui si ha bisogno di stabilità, specialmente quando a casa si hanno figli che vanno a scuola e una vita da mandare a vanti.

Ora, invece, nell’aria si respira quella frenesia che si prova quando si sta costruendo qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, che non è ancora concreto, ma che non si vede l’ora di poter “toccare” con mano.

“Non è stato facile – precisa subito Lisa, appena ci sediamo al tavolo – ci sono stati i mal di pancia, gli attacchi d’ansia e le notti in bianco. Ma poi ha prevalso la volontà di fare qualcosa, di metterci in gioco in prima persona, questa volta contando solo sulle nostre forze”.

La voglia di spiegare il progetto è tanta, si percepisce, quindi vengono subito al dunque.

Un nuovo negozio per mamme e bambini

“Abbiamo messo insieme le nostre tre disoccupazioni – racconta Chiara – e abbiamo deciso di avviare un’attività indipendente dove vendere abbigliamento e accessori per mamme e bambini fino ai 7 anni di età, ma non sarà solo questo”.

“Quello che vogliamo mettere in piedi non è semplicemente un negozio – continua Roberta – certamente la vendita rappresenterà la parte centrale dell’attività, però il nostro progetto è quello di creare un punto di riferimento per le mamme e i papà imperiesi”.

Abbiamo già individuato un luogo a Oneglia, abbiamo pensato il nome e il logo, ma ancora non lo riveliamo. L’apertura ci sarà entro il prossimo marzo”.

Incuriositi dal progetto, chiediamo cosa significhi esattamente diventare un punto di riferimento per genitori e figli.

Un punto di riferimento per la città

“Oltre a essere preparate, grazie anni di esperienza, corsi di aggiornamento e approfondimenti, a rispondere a ogni domanda delle mamme, a dare consigli, a suggerire prodotti più di altri a seconda della situazione – spiegano – vogliamo che il nostro negozio offra (gratuitamente o a offerta libera in caso di beneficenza) servizi, corsi, incontri con professionisti, collaborando e creando una rete con enti, associazioni, pubbliche assistenze, su vari temi legati al mondo della maternità e dell’infanzia. Dalla gravidanza all’allattamento, dalle manovre di disostruzione alla sicurezza in auto, e molto altro. Ovviamente non vogliamo sostituirci a medici o esperti, ma vorremmo che le persone fossero consapevoli che da noi troverebbero un luogo accogliente e persone su cui contare”.

Alle nostre domande riguardo i motivi che le hanno spinte a lanciarsi in questa avventura, non hanno dubbi.

“Sono state le stesse mamme a chiedercelo afferma Roberta – il rapporto con le nostre clienti non è mai stato di mera vendita. Si è sempre creato, con il tempo, un legame. Ci si impara a conoscere, si ricordano i nomi dei bambini, le esigenze di ognuno. Quando le mamme, mesi fa, hanno capito che il negozio avrebbe chiuso, in tante ci hanno spronato a aprirne uno nostro. Tutta la città ci ha mostrato grande solidarietà e ci siamo sentite molto apprezzate. Avremmo potuto prendere la disoccupazione mese per mese in attesa di trovare un altro lavoro, ma ci siamo guardate negli occhi e abbiamo detto: proviamoci. L’idea ci girava in testa già dallo scorso anno, quando avevamo intuito che le cose sarebbero andate così, ma era rimasta in un cassetto. Ora è arrivato il momento di tirarla fuori e di renderla reale”.

Nei loro occhi si legge quanto sia importante questo progetto non solo sul livello lavorativo, ma soprattutto su quello personale e morale.

Il riscatto di Lisa, Chiara e Roberta

“Abbiamo tutte una famiglia, dei figli – racconta Lisa – io ho 45 anni e mio figlio ne ha 27. Vive a Genova e ci ha aiutato molto per questo progetto”. “Io di anni ne ho 40 – aggiunge Chiara – e ho una bimba di 11 anni”. “Io ne ho 43 – dice poi Roberta – e ho due gemelli di 16 anni. È quindi chiaro che non avremmo mai potuto mollare”. 

“Rimanere senza lavoro alla nostra età non è affatto semplice – sottolineano le tre colleghe e amiche – Non siamo né carne né pesce:  né abbastanza giovani per ricominciare da zero né troppo vecchie per pensare alla pensione.

Di storie come la nostra ce ne sono troppe a Imperia e in Italia. Quello che ci renderebbe felici è che il nostro progetto possa essere da esempio per gli altri, che possa portare un messaggio di positività e di riscatto anche in una situazione difficile.

Quello che abbiamo capito, e che ci auguriamo che potrà funzionare, è che unendo le forze si può fare la differenza e si può costruire qualcosa di grande”.

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