Imperia: 102 indagati per insulti a ex consigliere Dulbecco. Stop al processo, atti tornano al PM/L’udienza

Attualità Giudiziaria Imperia

Colpo di scena oggi in Tribunale a Imperia. Tornano al PM gli atti del procedimento che vede 102 persone indagate per diffamazione, denunciate nel luglio del 2017 da Angelo Dulbecco, ex consigliere comunale, neo dirigente nazionale dei Giovani di Forza Italia, per gli insulti sul social network Facebook.

È questo il verdetto del giudice Paolo Luppi emerso durante l’udienza di oggi, nel corso della quale si è appresa la mancanza dell’accordo tra le parti.

Secondo quanto trapelato, Dulbecco, durante una trattativa rimasta privata, avrebbe chiesto un risarcimento di circa 20 mila euro in totale, mentre le difese avrebbero proposto una lettera di scuse.

Il caso, lo ricordiamo, è approdato in Tribunale dopo che Dulbecco, difeso dall’avvocato Giuseppe Fossati, oggi vicesindaco di Imperia in carica, ha presentato opposizione al decreto di archivazione del Pm Stefania Brusa.

Insulti su Facebook, 102 persone indagate: colpo di scena in tribunale, atti rinviati al PM

All’apertura dell’udienza odierna, le difese hanno sollevato un’eccezione, sottolineando la presenza di difetti di notifica per i profili Facebook (usati per commentare il post di Dulbecco) con nomi di fantasia, circa 30 su 102. Per i difensori, infatti, è stato impossibile mettersi in contatto con questi clienti, in quanto mai identificati.

L’avvocato Fossati ha proposto che le posizioni ancora non identificate fossero stralciate e che il processo proseguisse solo per le altre, ma la difesa si è opposta.

Per questi motivi, il giudice Luppi ha deciso di rinviare gli atti al PM, per procedere all’identificazione di tutte le persone coinvolte.

Eutanasia: gli insulti a Dulbecco per un post riferito alla vicenda di Dj Fabo

I fatti risalgono al febbraio 2017, quando Dulbecco, noto per i suoi interventi provocatori, pubblicò un post sul proprio profilo Facebook in cui si riferiva alla nota vicenda di Dj Fabo, scrivendo: “Eliminare vite al costo di migliaia di euro non è roba da paesi civili, Hitler almeno lo faceva gratis”.

Queste parole scatenarono l’ira degli utenti del social network che risposero con centinaia di commenti sotto il post, molti dei quali offensivi. Da qui la decisione dell’ex consigliere comunale, di intentare causa contro 102 persone, sostenendo di essere stato diffamato.