“Ci sentiamo in prigione, vengano rispettati nostri diritti”. Parla Lidia Voltolina, educatrice Isah, a 4 giorni dalla privatizzazione / il caso

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La sua storia, però ha del singolare in quanto il suo Curriculum è stato inviato alla Regione Liguria senza che lei ne sapesse nulla.

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“Ora dovrò licenziarmi e andare a lavorare nuovamente nel settore privato per cercare di avvicinarmi a casa, in Veneto”.È la storia di Lidia Voltolina, 35 anni, educatore professionale sanitario assunta a tempo indeterminato dall’Isah nel gennaio scorso dopo aver vinto un concorso pubblico. Lei, assieme ad altre tre colleghe, non ha ottenuto la mobilità dall’Ente amministrato dal presidente Stefano Pugi e dal direttore Luca De Felice. 

La sua storia, però, ha del singolare in quanto il suo Curriculum è stato inviato alla Regione Liguria senza che lei ne sapesse nulla. Nei giorni scorsi, infatti, l’operatrice sanitaria ha ricevuto una lettera da parte del settore personale della Regione con la quale veniva informata della possibilità di essere ricollocata, presso il centro per l’impiego di Albenga, previo nulla osta da parte dell’Isah a sua volta informato della possibilità. Nulla osta, però, che è stato negato dall’Ente in quanto per l’accreditamento regionale l’Isah ha bisogno di un determinato numero di dipendenti con determinate qualifiche.

Privatizzazione Isah: parla l’educatrice Lidia Voltolina

“Lavoravo già nel privato come educatore prima di entrare all’Isah e ho lasciato la mia Regione per il posto pubblico, volevo delle certezze, un trattamento salariale e un orario migliore e la possibilità un giorno di accedere ad un mutuo per comprarmi una casa, questo è quello che molti giovani d’oggi cercano.

La Regione mi ha dato una finestra dal 17 al 24 ottobre per ottenere il nulla osta che però è stata subordinata al reperimento di un sostituto. Sì, l’Isah ci ha chiesto di trovare una persona che ci potesse sostituire, un mio collega lo ha fatto e adesso questa persona è entrata nell’organico. Ho cercato una persona che mi sostituisse ma non sono riuscita a trovarla in tempo.

Il presidente Pugi aveva dichiarato che avrebbe concesso la mobilità ai lavoratori che avessero fatto richiesta, ma così non è stato. Oltretutto credo che non sia compito del lavoratore cercare un sostituto ma dell’azienda che avrebbe dovuto muoversi per tempo. Ora noi 4 ci sentiamo in prigione, non possiamo andare via, ma restare significherebbe perdere lo status di dipendente pubblico cosa che ci penalizzerebbe tantissimo. In questo clima di incertezza i primi a subirne sono i ragazzi e le famiglie che giustamente sono preoccupate. 

Cosa chiedete ora?

“Noi vogliamo almeno mantenere il nostro status di dipendenti pubblici, abbiamo sostenuto degli esami e vinto un concorso, è un nostro diritto”. 

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