Fine vita: Popolo della Famiglia di Imperia a processo Cappato e Welby. “No a mattanza di Stato”

Attualità Imperia

“La vita è un bene indisponibile ed ogni attentato alla stessa va sanzionato come per legge”.

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Mercoledì scorso si è svolta a Massa l’udienza penale che vede imputati Marco Cappato e Mina Welby, accusati di aver violato l’art. 580 del codice penale, per l’aiuto prestato al suicidio, in Svizzera, di Davide Trentini, 53 anni, affetto da sclerosi multipla. Presente anche una delegazione del Popolo della Famiglia di Imperia.

Fine vita: Popolo della Famiglia di Imperia a Massa per processo Trentini

“Delegazioni del Popolo della Famiglia provenienti da diverse regioni del nostro Paese, tra cui una delegazione di Imperia –  si legge in una nota – hanno partecipato al presidio, davanti al Tribunale di Massa, in difesa della vita con bandiere e cartelli ove si leggeva ‘la vita è un bene indisponibile’, ‘il primo diritto è quello alla vita’, e ‘no alla cultura della morte’.
I manifestanti hanno sottolineato che la vita è un bene indisponibile, che le persone non sono cose da eliminare quando non servono più e gravano sul bilancio nazionale, e che (pur non essendo condivisibile quanto espresso dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 242/2019 stante la impropria  intromissione in competenze parlamentari) il caso Trentini differisce nettamente dal caso dj Fabo non essendo Davide Trentini tenuto in vita da sostegni vitali.
Pertanto va affermato in sentenza che la vita è un bene indisponibile (da difendere dal concepimento alla morte naturale) ed ogni attentato alla stessa va sanzionato come per legge.
Diversamente, qualora venissero introdotte attività c.d. “eutanasiche” si assisterebbe alla mattanza di Stato, con l’eliminazione di tutte le persone improduttive, malate, vecchie, disabili ridotte a cose (reificate) al solo fine di non gravare sulle casse dello Stato, cioè per fini eminentemente economici.
Una società civile non può arrivare a tale situazione di barbarie dovendo, invece, aiutare la persona in difficoltà non a morire, bensì a farla sentire amata, accudita e circondata da calore umano poiché ogni persona, come dimostra la recente vicenda di Stefano Gheller, di Cassola (Vicenza), in presenza di sentimenti di affetto non vorrebbe mai morire, ma vivere e perfino sognare. Stefano che prima voleva morire adesso, avendo trovato calore umano ed affetto, sogna di andare a visitare New York, città da lui tanto apprezzata”.

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