Coronavirus, Italia: superate 20 mila vittime. “Non ci si aspetti di arrivare a contagi zero. Calcio? Per me non dovrebbe ricominciare”

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L’ultimo aggiornamento della Protezione Civile sull’emergenza Coronavirus in Italia.

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“L’indicatore dei decessi sarà l’ultimo a diminuire perché il tempo che intercorre tra il contagio e il decesso è lungo”. Lo ha dichiarato Giovanni Rezza, dell‘Istituto superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico durante il tradizionale punto stampa sull’emergenza Coronavirus.

Coronavirus, Italia: “Non ci si aspetti di arrivare a contagi zero”.

Angelo Borrelli

“Ad oggi il totale dei casi positivi in Italia è di 103616, 1363 in più di ieri. Prosegue il calo della pressione sulle strutture ospedaliere iniziato una settimana fa. I pazienti in terapia intensiva sono 3260, 83 in meno rispetto a ieri. I ricoverati sono 28023, 176 più di ieri.

Per quanto riguarda i deceduti sono stati 566 nelle ultime 24 ore (totale 20465). Il totale dei guariti è di 35425, 1224 più di ieri.

Tamponi

Ci sono state delle difficoltà a fare tamponi in una fase iniziale. Ora il numero è elevatissimo, sopra i 50 mila al giorno. Sono stati fatti secondo le regole dell’OMS, non credo che ci siano delle corsie preferenziali. Bisognerà vedere caso per caso il perché non sono stati fatti in certe occasioni. Ma escludo delle categorie di privilegiati nel fare tamponi. Vengono fatto quando ce n’è bisogno e da chi lo richiede. 

Giovanni Rezza, Istituto superiore di sanità, componente del Comitato tecnico-scientifico

Interpretazione dei dati

“Dopo il lockdown continua la trasmissione, per esempio intradomiciliare, nei condomini. Questo fa sì che la coda si allunghi. C’è il tempo di incubazione dei casi trasmessi prima.

Dopodiché bisogna tenere conto del tempo che trascorre dal momento del contagio al momento della notifica, possono scorrere anche 20 giorni.

I nuovi casi di oggi non sono contagi di oggi, ma possono essere di 20 giorni fa. La mortalità anche può essere molto ritardata.

Quello che si vede oggi è qualcosa che in termini di contagio è attribuibile a molti giorni fa. Per questo diciamo che va meglio anche quando ci sono ancora molti morti.

La minore pressione sugli ospedali, sulle terapie intensive sono indicatori precoci. Sono segnali positivi che devono essere consolidati.

Danni ad altri organi

È un virus nuovo quindi gli effetti che ha sull’ospite non sono del tutto noti. Però, per ora, non si assiste a residuati, deficit di organi che persistono quando la persona è guarita. Abbiamo letto di recidive, ma non sono reinfezioni. Ci sono studi sui possibili effetti sul sistema nervoso centrale.

Campionato di Calcio

Non mi sembra che il Cts si sia espresso in maniera definitiva. È uno sport pieno di contatti che potrebbero provocare trasmissione. Ho sentito che qualcuno proponeva un monitoraggio stretto, con test ogni tot giorni, ma mi sembra un’ipotesi tirata, dato che siamo a maggio. Se dovessi dare un parere tecnico non lo darei favorevole in questo momento. Poi a decidere sarà la politica a decidere. È un mio parere personale che penso possa essere condiviso dal Comitato.

Vaccini

Sui vaccini c’è un’accelerazione. Ci sono i primi 5 vaccini in sperimentazione umana. Il vaccino in corso di studio a Pomezia è un candidato promettente. La ricerca è in collaborazione con Oxford. Si tratta di un vaccino vettoriale, che non replica nell’uomo, è scimmia, e che esprime la proteina di superficie del Coronavirus. È un vaccino che usa una piattaforma già usata per l’ebola.

Influenza

Non ho mai avuto dubbi che non si trattasse di un’influenza, tantomeno stagionale. Il paragone si poteva fare con l’influenza pandemica, ma l’unica che ricordiamo, quella del 2009, non era stata particolarmente virulenta, risparmiava abbastanza le persone più anziane. Quindi la mortalità di questo virus è per forza maggiore.

Finchè non abbiamo un vaccino non possiamo proteggere le persone più fragili

Decessi

Credo sarà l’ultimo indicatore a diminuire perché il tempo che intercorre tra il contagio e il decesso è lungo. Purtroppo sarà l’ultimo degli indicatori che vedremo deflettere. 

Dal contagio alla notifica siamo a circa 20 giorni, quindi ancora di più la mortalità, però questo tempo dovrebbe contrarsi. 

Fase 2

Nessun paese può reggere un lockdown completo per più di 2/3 mesi. Riavviare le attività produttive non vuol dire che tutto torna come prima, perché alcune cose, come il distanziamento sociale e altre precauzioni saranno inevitabili.

Non arriveremo a contagi zero. Il virus non stopperà la sua circolazione. Avremo una tendenza alla diminuzione, ma il virus continuerà la circolazione. Quindi continueremo a mettere toppe.

Ora siamo in fase 1, bisogna stare attenti cauti in preparazione della fase 2, bisogna essere pronti. I casi andranno individuati con molta tempestività. Sarà la risorsa che avremo per contenere i focolai e trattare bene i malati.

Nella fase due, ogni volta che ci saranno dei cluster dovremo essere prontissimi a identificarli e bloccarli. Bisognerà rafforzare il territorio perché bisognerà essere pronti ad agire, verificare e contenere”.

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