Coronavirus, Imperia: Finanza sequestra 14 mila mascherine. Denunciato commerciante

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Sequestrato anche un altro migliaio di strumenti di protezione (occhiali di protezione, visiere in plexiglass e termometri a infrarossi).

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I finanzieri di Imperia hanno sequestrato 14.750 mascherine e un altro migliaio di strumenti di
protezione (occhiali di protezione, visiere in plexiglass e termometri a infrarossi) rinvenuti nel
magazzino di una ditta di elettronica della provincia.

Coronavirus, Imperia: Guardia di Finanza sequestra 14 mila mascherine

Il sequestro nasce da uno dei controlli che, durante questo periodo di emergenza sanitaria, vengono
effettuati presso i negozi che vendono mascherine chirurgiche e Dispositivi di Protezione Individuali,
per valutarne la congruità del prezzo praticato al pubblico e l’idoneità a tutelare la salute del cittadino.

Controllando le fatture di acquisto presso una farmacia imperiese, i finanzieri del Nucleo di Polizia
Economico-finanziaria hanno notato che i DPI, benché venduti da un’azienda della provincia di Cuneo,
venivano invece consegnati da una società di Taggia.

Proseguendo il controllo presso la ditta fobrnitrice per chiarire l’origine delle mascherine vendute alla
farmacia, i militari hanno trovato un magazzino pieno di scatoloni contenenti ogni genere di dispositivo
medicale e di protezione individuale. Le mascherine chirurgiche, i facciali filtranti FFP2 e NK95, gli
occhiali e le visiere protettive nonché i termometri a infrarossi erano già inscatolati e pronti per essere
venduti a farmacie e parafarmacie della provincia.

Tutti i prodotti recavano la marcatura “CE”, che ne attesta la conformità ai requisiti di sicurezza e salute
previsti da direttive o regolamenti comunitari, ma difettavano delle istruzioni in lingua italiana e
dell’indicazione del nominativo dell’importatore. La buonafede nell’acquisto da parte della farmacia è
stata tuttavia accertata grazie all’analisi di una decina di certificati di conformità esibiti dal rivenditore,
rivelatisi privi di valore.

Sono stati trovati certificati predisposti in inglese da due ditte italiane, da una polacca e da una cinese, certificati peraltro inutilizzabili perché non consentiti per i prodotti medicali. Infatti quelli italiani spiegavano, sempre in inglese, che non potevano sostituire la corretta dichiarazione CE di conformità, in Italia rilasciabile solo da INAIL per i DPI e dall’Istituto Superiore di Sanità per le
mascherine.

Nel magazzino sono state trovate centinaia di copie a colori di questi certificati inutili, già inseriti negli
scatoloni con i dispostivi destinati alle farmacie. Sono state rinvenute anche migliaia di mascherine
contenute in sacchi di plastica sottovuoto e numerose confezioni di packaging (marcato CE) ancora da
assemblare. Con molta probabilità i dispositivi sono arrivati dalla Cina alla rinfusa per poi essere
inscatolati in loco.

Tutta la merce, ritirata cautelativamente nei giorni scorsi per consentire la verifica della genuinità delle
marcature CE impresse sulle confezioni dei prodotti, verrà ora sottoposta a sequestro e il commerciante sarà denunciato per il reato di frode in commercio (art. 515 c.p.).

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