Carlo Carpi esce dal carcere: “Esperienza estrema. La mia una segregazione intellettuale, chiederò revisione processo”

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L’imprenditore genovese Carlo Carpi, candidato Sindaco a Imperia e Sanremo e alle scorse elezioni regionali, è uscito dal carcere di Chiavari, dove era detenuto. A comunicarlo, sui social, lo stesso Carpi con un messaggio sulla propria pagina Facebook.

L’imprenditore era entrato in carcere il 1° luglio del 2019 per scontare una pena definitiva a 1 anno e 10 mesi per i reati di stalking e diffamazione, vittima un magistrato. Carpi, entrato nel carcere di Marassi, era transitato anche da Sanremo.

Carpi, che per mesi ha chiesto invano, tramite i suoi legali, gli arresti domiciliari, è uscito dal carcere pochi mesi prima del fine pena per via del conteggio, richiesto dall’avvocato Iavicoli, della detenzione preventiva.

Carlo Carpi esce dal carcere – L’intervista

Che esperienza è stata il carcere?

“Sono uscito dal carcere a metà novembre. Ho tenuto un profilo basso, in accordo con il mio avvocato. Ad un certo punto, però, tutti mi vedevano per la strada e ho deciso di renderlo pubblico.

E’ stata un’esperienza estrema, perché si è cercato di creare una situazione ben oltre la detenzione. Non solo una detenzione fisica, ma una segregazione di natura intellettuale. Mi sono stati impediti i contatti con l’esterno, seppur gli altri detenuti non avessero limitazioni, nei termini di legge”.

Si aspettava di trascorrere così tanti giorni in carcere?

“No, ma mi ero fatto una tabella di marcia, organizzandomi il lavoro, il mio progetto politico, la mia attività familiare. Una tabella di marcia aggiornata momento per momento, tenendo in considerazione anche l’ipotesi che venissi trattenuto sino all’ultimo giorno in carcere. 

Sapevo che più mi avrebbero tenuto dentro e più avrebbero dovuto fabbricare valutazioni senza rilevanza giuridica. E così è stato. Valutazioni che con il mio avvocato abbiamo smontato punto per punto. Fondamentalmente tutto è stato ricondotto alla contestazione di un mio atteggiamento di mancata revisione critica del reato. Di fatto, non si voleva accettare l’idea che io mi professassi innocente. Questo per loro non andava, perché ritenevano che la mancata consapevolezza delle condotte illecite contestate potesse tradursi in una reiterazione del reato di diffamazione”. 

Il suo rapporto con gli altri detenuti?

“Un buon rapporto. Ho incontrato persone con una barriera di difesa sociale molto bassa. A parte qualche raro di omicidio, per altro circoscritto a rapporti personali, ovviamente distorti, e non a criminalità organizzata, ho trovato persone con cui poter interloquire, persone molte delle quali si trovavano in carcere per aver compiuto reati per sopravvivere”. 

Le condizioni delle carceri liguri?

“Marassi pessimo, Chiavari ottimo, Sanremo diciamo che sta nel mezzo. Una struttura abbastanza nuova, ma tenuta al risparmio. A Sanremo e Marassi non esistono progetti di reinserimento sociale e questa è una grave mancanza”.

La prima cosa che ha fatto quanto è uscito dal carcere?

“Ho fatto una passeggiata con la mia compagna e mi sono mangiato un bel gelato. Poi sono andato a casa a festeggiare”. 

Il suo progetto politico continua?

“Certamente. Sono contento di quello che siamo riusciti a fare. Si è dimostrata la bontà della mia candidatura a Sindaco a Imperia e Sanremo con l’obiettivo di farmi conoscere. Sono riuscito in un vero e proprio miracolo organizzativo grazie all’appoggio e all’impegno di mia mamma, della mia compagna, di Gian Piero Buscaglia e dei funzionari del Tribunale. In termini di voti, non sono andato molto lontano da liste appoggiate dai partiti. Il tutto considerando che io ho solo potuto far appendere dei manifesti, mi è stata negata qualsiasi possibilità di intervista con i giornalisti. E’ grave quando c’è una chiara volontà di reprimere la libertà intellettuale delle persone. E’ scorretto impedire a un cittadino che rappresenta una collettività di esprimersi”.

La sua vicenda giudiziaria finisce qui?

“Assolutamente no. Stiamo raccogliendo gli elementi per presentare richiesta di revisione del processo. A me non è mai stato contestato un fatto reato. A me è stato contestato l’elemento psicologico del dolo con il quale io avrei agito nell’esercizio dei miei diritti. Su questo punto, però, c’è un’evidente contrapposizione con l’esito del processo per calunnia che ha visto la mia assoluzione”.