#Ioapro: A Imperia nessuna adesione. “Non possiamo permetterci multe e chiusure. Viviamo un dramma, dobbiamo scendere tutti in piazza”/Foto e Video

Attualità Coronavirus Imperia

Non è andata in porto a Imperia la manifestazione #ioapro, lanciata a livello nazionale, che invitava i locali ad aprire al pubblico per l’orario di cena, contravvenendo quindi alle disposizioni del DPCM che consente solo l’asporto dopo le ore 18. Le forze dell’ordine hanno effettuato i controlli in tutta la città, senza riscontrare nessuna violazione delle norme antiCovid.

Questo, però, come spiega a ImperiaPost Simonetta Ascheri della pizzeria “Peperetta Dispetusa” di via XXV Aprile, a Imperia, non significa che non ci sia, da parte di molti ristoratori, la necessità di far sentire la propria voce in questo momento di crisi. 

“Non abbiamo aderito perché siamo in una condizione tale che non possiamo permetterci di pagare una multa salata o di stare chiusi per troppi giorni precisa Simonetta – ma la manifestazione è sacrosanta. La situazione della ristorazione è drammatica”.

#ioapro: la parola a Simonetta Ascheri della pizzeria Peperetta Dispetusa

Cosa ne pensa dell’iniziativa #ioapro?

“Il locale è completamente vuoto come da normativa. È così da due mesi e non si vede via d’uscita. La manifestazione è sacrosanta, è dovuta. Io sono ligia a tutte le normative, ma arriva un momento in cui la disobbedienza civile non è più una scelta diventa un obbligo.

Il problema sono le possibili multe in cui si va incontro, da 400 a 1000  euro, con una chiusura da 5 a 30 giorni. La Peperetta Dispetusa non può affrontare in questo momento una cosa di questo genere. Ci sono avvocati messi a disposizione, ma sono 31 anni che siamo in commercio e onestamente io vorrei concludere questa carriera il più serenamente possibile.

La situazione della ristorazione oggi è drammatica. Io ho appoggiato la manifestazione a livello di post sui social, a livello di sensibilizzazione della gente e mi sono sentita scrivere di tutto ‘andate in galera’, ‘multe salate’, ‘io denuncerò chiunque parteciperà’. E allora mi chiedo se la gente ha capito davvero in che condizioni siamo noi. Io mi lamento relativamente perché diciamo che si tira un po’ avanti grazie all’asporto e a sacrifici enormi.

Tenete presente che la ristorazione in Italia è prevalentemente a conduzione familiare, questo significa che, ad esempio, se moglie, marito e un figlio sono impiegati nel ristorante, se il ristorante è chiuso in casa non entra un euro. Quindi non si pagano le bollette, non si paga l’affitto, non si paga nulla, non si manda il figlio all’università, non si paga l’INPS, non si pagano le tasse. È un meccanismo che porterà tutti prima o poi in crisi”.

Cosa si sente di dire alle persone?

“Lanciamo un appello a tutti di appoggiare le attività, ordinando una pizza, un panino, un piatto di pasta di asporto, dando una mano a me e ai colleghi. Fatta così la manifestazione di oggi non avrà successo. La gente è con noi, ma andava portata in piazza, con i megafoni. Mettendo a repentaglio anche il cliente non può funzionare. Questa è la mia opinione, spero tantissimo di sbagliarmi. Abbiamo bisogno del vostro aiuto tutti.

Noi per risparmiare abbiamo spento le luci della sala fumatori, completamente al buio, abbiamo tutti i climatizzatori spenti. Fa davvero fa freddo e stiamo andando avanti con la bombola del gas. Perché non voglio aggravare la situazione, dato che dobbiamo pagare tutte le spese che ci sono, ma per pagare devo lavorare. Siamo qui con il locale vuoto, luci spente, freddo, aspettando la telefonata che ci porta un po’ di ossigeno, per due pizze da portare a casa”.

Quanto state perdendo a causa del covid?

“Siamo chiusi da novembre, abbiamo fatto tutte le feste di Natale e dicembre chiusi, tutto gennaio e mi par di capire che febbraio e marzo andranno così. Quindi sono 5 mesi, con aiuti zero. Il nostro presidente del consiglio aveva detto  “aiuti immediati” oggi al 15 di gennaio non abbiamo visto 1 euro e anche se arriveranno sono 1000 euro per 3 mesi, non ci pago neanche un mese d’affitto. Questo è la mia condizione e dei miei colleghi. Le associazioni di categoria in questo momento cosa fanno? Hanno detto no a questa manifestazione e lo capisco, ma facessero delle altre proposte. Ci dicano come dobbiamo manifestare. Ci dobbiamo incatenare? Siamo disposti a tutto, tranne che a farci multare”.