Imperia: un anno di pandemia, al Cimitero di Oneglia il commosso ricordo delle vittime Covid. “Nei nostri cuori portiamo ancora le ferite per chi ci ha lasciato”/Foto e Video

Attualità Coronavirus Imperia

Pochi minuti prima dell’inizio della cerimonia di commemorazione, le campane della città e le sirene delle imbarcazioni ormeggiate in porto, hanno reso omaggio alle vittime con i loro suoni. 

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A circa un anno dall’inizio della pandemia da Coronavirus, che ha fatto registrare quasi 100 mila morti in tutta Italia, si è svolta questa mattina, venerdì 26 febbraio presso il cimitero di Oneglia, a Imperia, la cerimonia di commemorazione in memoria di tutte le vittime.

Presenti il sindaco Claudio Scajola, il Prefetto Alberto Intini, il Vescovo Guglielmo Borghetti, il Questore Pietro Milone, il presidente della Provincia Domenico Abbo e le massime autorità civili e militari della città. Alla cerimonia anche i rappresentanti delle pubbliche assistenze, impegnate in prima linea nella battaglia contro il Covid.

Pochi minuti prima dell’inizio della cerimonia di commemorazione, le campane della città e le sirene delle imbarcazioni ormeggiate in porto, hanno reso omaggio alle vittime con i loro suoni.

Il discorso del sindaco di Imperia, Claudio Scjola

“All’ingresso nel cimitero di Oneglia abbiamo, da lontano, sentito le campane della città che suonavano e le sirene delle barche della nostra città, che testimoniavano questa cerimonia breve di oggi.

È una commemorazione diversa, unica, rispetto agli appuntamenti istituzionali a cui siamo abituati. Non si tratta di mantenere viva la memoria di episodi lontani nel tempo.

Non stiamo ricordando eventi di storia, perchè ci indichino la strada del domani. Siamo qui per qualcosa che è ancora drammaticamente presente in mezzo a noi. L’emozione quindi non può che essere diversa.

Il virus, questo invisibile nemico ha stravolto le nostre vite ormai da un anno. Oggi è l’anniversario dell’inizio di questa pandemia.

Possiamo ancora sentire il silenzio irreale delle piazze e delle strade vuote durante i mesi di lockdown. Abbiamo tutti ancora negli occhi le immagini degli operatori sanitari stremati dalla fatica, con il volto segnato, nei giorni delle terapie intensive al collasso.

Sui nostri visi abbiamo ancora queste mascherine che rendono affannoso il respiro e nascondono la parte più bella di noi, il sorriso.

Soprattutto nei nostri cuori portiamo ancora le ferite per chi soffre per la malattia e per chi ci ha lasciato. È dedicata a loro questa giornata, ha chi ha perso la propria battaglia contro questo maledetto virus.

Quasi 100 mila persone, soltanto in Italia, sono morte a causa della malattia. Sono numeri spaventosi, numeri da guerra.

La nostra città, pur non essendo stata fra le più martoriate, rispetto all’anno precedente, i decessi ad Imperia per tutte le cause sono aumentati del 30%. Nel mese di marzo 2020, che è stato il mese dell’apice della pandemia, siamo arrivati a registrare in confronto all’anno precedente, 120% in più.

Con quale spirito affrontare il prossimo futuro? A lungo, per mesi, ci siamo sentiti orgogliosi di appartenere ad una comunità, ci siamo dati tutti una mano nelle forme più diverse. Abbiamo applaudito l’impegno di chi in prima linea, nella lotta contro il virus, ha dato tutto se stesso.

Poi siamo tornati a dividerci, a beccarci l’uno con l’altro, come accade troppo sovente tra i compagni di sventura.

Con i nostri comportamenti virtuosi, accelerando la campagna vaccinale, con meno polemiche, con più collaborazione, potremmo uscire da questa situazione che ha dato sofferenze alle vite, alle famiglie e che ha fatto crollare il sistema economico e sociale dell’Italia e anche del nostro territorio.

Un grande romanziere ha scritto che l’ora più buia è quella che precede il sorgere del sole. È con questa certezza che dobbiamo andare avanti, non è facile, ma non siamo persone che ci arrendiamo.

Questo è il pensiero che voglio dedicare a tutti coloro che lavorano, che hanno lavorato e continuano a lavorare per difendere la nostra comunità, con l’immensa gratitudine della città e con il richiamo a comportamenti virtuosi e a senso di unità e solidarietà fra tutti”.

Il Vescovo Guglielmo Borghetti rende omaggio alle vittime di Coronavirus

“Vogliamo rivolgere all’eterno padre una preghiera per tutti loro, perchè siano accolti nella pace, perchè siano accolti in quella dimensione verso la quale ogni uomo tende con la sua vita.

Penso che questa esperienza, che stiamo ancora vivendo, abbia rivelato all’uomo la sua non onnipotenza. La scienza e la tecnica sono delle risorse straordinariamente importanti e belle perchè riescono ad attutire gli effetti negativi dell’imprevedibile, ma purtroppo non hanno la possibilità di avere le stesse armi di Dio. Le armi di Dio sono quelle dell’efficacia radicale.

Per questo ci rimettiamo alla lezione che abbiamo imparato, che stiamo imparando se siamo persone umili, da questa situazione”.

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