Imperia: processo concorso truccato Rivieracqua Bis, Balbi e Bellasio assolti. “Il fatto non sussiste”

Giudiziaria Imperia

Il pm aveva chiesto per entrambi una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.

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I giudici del Tribunale di Imperia hanno assolto  Claudio Balbi e Rosavio Bellasio dalle accuse di rivelazione del segreto d’ufficio e truffa che il pm Antonella Politi aveva sollevato a loro carico, nell’ambito del processo per il concorso truccato di Rivieracqua. Balbi e Bellasio sono stati “assolti perché il fatto non sussiste“. Il pm aveva chiesto per entrambi una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.

Claudio Balbi e Rosavio Bellasio assolti dai giudici del Tribunale di Imperia “perché il fatto non sussiste”. Il Pm aveva chiesto una condanna per entrambi a un anno e quattro mesi di reclusione

Claudio Balbi, ex direttore amministrativo dell’Asl 1 imperiese, poi direttore del centro economico finanziario, economato e logistica dell’Asl 2 savonese e Rosavio Bellasio, 72 anni, avvocato, ex assessore regionale alla Sanità e ai Servizi sociali (in quota DC, poi PDL e UDC) e ex direttore generale dell’Asl 2 savonese, avevano optato per il rito ordinario ed erano stati rinviati a giudizio. 

In un precedente procedimento sempre per il concorso truccato di Rivieracqua, gli altri otto imputati erano stati invece tutti condannati per rivelazione di segreti d’ufficio

Un precedente procedimento, aveva invece visto la condanna, nel luglio del 2019,  di Gabriele Saldo (ex consigliere regionale e direttore generale di Rivieracqua), Federico Fontana (professore universitario, e presidente della Commissione d’esame), Fabio Cassella (dipendente di Rivieracqua), Giorgio Negro (ex coordinatore amministrativo di Rivieracqua e ex membro della Commissione d’esame), Flavia Carli (ex dipendente Ast), Gianluca Filippi, il padre Marco Filippi Francesca Mangiapan (dirigente provinciale ai servizi istituzionali e sistema informativo). Tutti, appunto, condannati per rivelazione di segreti d’ufficio, mentre era caduta l’accusa di truffa, sempre sollevata a loro carico

Successivamente, in Corte d’Appello, è arrivata l’assoluzione (in primo grado era stata condannata a 1 anno della dirigente provinciale Francesca Mangiapan (per la particolare tenuità del fatto) e la rimodulazione della condanna inflitta in primo grado (1 anno e 4 mesi di carcere) a Fabio Cassella, difeso dall’avvocato, ridotta a 6 mesi.

Nel dettaglio, la Corte d’Appello ha riformato la sentenza di primo grado (per alcuni posizioni, le altre restano ancora da trattare), riqualificando il reato di rivelazione segreti di ufficio, per il quale gli imputati erano stati condannati in primo grado, derubricando il terzo comma (ovvero l’aggravante di avvalersi delle notizie per conseguire un indebito profitto patrimoniale, un ingiusto profitto non patrimoniale o per causare ad altri un danno ingiusto).

 

 

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