Morte Martina Rossi, appello bis: PG chiede 3 anni per Albertoni e Vanneschi. Parla papà Bruno. “Due delinquenti, devono pagare” / Foto e video

Giudiziaria Imperia

Al termine dell’udienza hanno parlato i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo.

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Tre anni di carcere per tentata violenza sessuale. Questa la richiesta del PG Luigi Bocciolini al termine della requisitoria nell’ambito del processo d’appello bis per la morte della studentessa imperiese Martina Rossi, tenutosi oggi, 7 aprile, a Firenze.

Sul banco degli imputati i giovani aretini Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. La sentenza è attesa, dopo le arringhe della difesa per il 14 aprile o, al massimo, per il 28.

Al termine dell’udienza hanno parlato i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo.

Morte Marina Rossi: chiesti tre anni di carcere per gli imputati. Parlano i genitori

Bruno Rossi

“Non si può essere soddisfatti. È l’inizio di un processo, dove sia il Pubblico Ministero e i nostri avvocati hanno posto tutta una serie di problemi per difendere questi famosi tre anni che rimangono. Il prezzo che devono pagare per aver fatto del male a Martina.

È stato stabilito che il 14 aprile sarà la data dove si arriverà in fondo, altrimenti si andrà al 28 di aprile.

La preoccupazione da parte loro non riesco a capire qual è, per una mela rubata in un supermercato si rischia di prendere tre anni.

Martina è andata su in camera di Albertoni e Vanneschi, le hanno tirato giù i calzoni, pensavano di poter fare l’amore e invece è successo che ci ha lasciato la vita. Pensare che una persona possa perdere la vita per una cosa del genere è fuori da ogni logica.

L’abbiamo aspettata 26 anni e in 10 minuti se la sono portata via. Non è accettabile.

È una cosa che un papà e una mamma non possono accettare, non dovrebbe accettarla nessuno, i giudici, la politica, tutte le persone.

C’è ancora la voglia di andare sino in fondo?

Si, ci mancherebbe ancora. Uno di quelli che è passato (il riferimento è all’imputato Albertoni, ndr) mi ha fatto un gesto con il dito. È un po’ che penso di avere il diritto che la persona che per ultimo ha fatto male a mia figlia , possa un giorno o l’altro avere un tipo di confronto con me”.

Avete avuto un battibecco?

“No, magari è anche preoccupato. Questo magari ha paura che finito il processo deve pagare. Se deve pagare deve pagare il suo papà. Poi gli avvocati chi li paga? Tre anni ormai sono pochi”.

Che cosa ha detto Albertoni?

“Non ha detto niente, solamente che tutta l’articolazione del processo ha teso a tirare fuori elementi di contraddizione. Non ha passato una bella giornata, di conseguenza anche quando è uscito io l’ho guardato. Quando lo vedo passare così davanti, istintivamente quello che provo lo sento”.

Gli imputati ci hanno detto che abbiamo rotto con queste telecamere?

“Si che è hanno detto così. Perchè chi dice la verità o cerca di trovarla, rompe le scatole a chi vuole il male. Se non avessero fatto del male a nessuno sarebbero subito andati da Martina. Se è come dicono loro che era agitata, l’avrebbero messa fuori dalla porta. Invece no, non l’hanno messa fuori dalla porta, è andata fuori dalla finestra. Non si sa come , quando, non si è mai capito, non si è mai chiarito”.

C’è forse più stanchezza?

No, siamo alla fine di un gioco. Una schermaglia che alla fine dice se l’onore di Martina è salvo come donna e se coloro i che hanno fatto del male a una donna devono andare liberi ome due passeri. Io credo di no.

Credo che alla fine , in una maniera o nell’altra, devono pagare il prezzo di quello che hanno fatto.

Due delinquenti così possono uscire, io non so cosa faranno domani. Scrivevano “abbiamo lasciato il segno, abbiamo colpito”. Sono due potenziali ragazzi che secondo me non dovrebbero essere liberi di passeggiare tranquillamente. Hanno creato delle condizioni per le quali una persona ci ha lasciato la pelle”.

Il legale di Vanneschi ha detto che non è sicuramente suicidio?

“Loro a seconda del posto che sono dicono una cosa. Non dovete pensare che abbiano una coerenza. Questi due avvocati hanno sempre difeso, modificando alcune situazioni che erano consolidate in una certa maniera. A un certo punto cambiano, discutendo di altro.

Io penso delle volte che noi abbiamo degli avvocati molto bravi, e questi sono diversi. Sono sotto quando devono dire in maniera diretta cosa è successo”.

Franca Murialdo

“Il nostro problema è uno, il fatto che possa passare il messaggio che le persone che hanno fatto del male in una maniera arrogante, non casuale, voluta, perchè io sono convinta che c’è qualcosa di più delle botte che hanno dato a mia figlia e di tutto il resto, visto le ferite e le chimosi che aveva, che poi dilazionando tutto, possano non avere la certezza della pena.
Dovrebbe esserci la certezza della pena, mentre mi sembra che se ne stia andando. Io sono stata una persona estremamente garantista, intendiamoci bene, ma passa il messaggio che bastano 4 fesserie o dichiarazioni spontanee dell’ultimo minuto dopo non essersi fatti vedere per 9 anni e dopo non aver soccorso una persona. Mia figlia è caduta alle 6.45 e i soccorsi sono arrivati alle 7.10. Qualcuno era in camera. Per me c’erano tutti e due, nessuno chiama aiuto? Pensano solo a costruirsi un alibi.

È meglio che io non incroci gli sguardi. Che se ne stiano alla larga, ben protetti dagli avvocati e dal paese. È dura, purtroppo ci sono tante esperienze simili alla nostra”.

Voi non vi arrendete?

“Credo che la parola fine ce la metterà il tempo, perchè in qualsiasi modo ci sia questa sentenza, da una parte o dall’altra, ci sarà un ricorso in Cassazione. Il fatto che venga riconosciuto quello che processualmente è accaduto. Sono rimasti solo 3 anni dei 6 stabiliti dal tribunale di Arezzo.

Ha visto un tentativo di allungare i tempi?

“Questo sicuro. Il presidente è una persona determinata e decisa, ha mantenuto l’udienza del 14 aprile e ne ha messa una il 28”.

Gli avvocati della difesa hanno tentato di allungarli?

“Parte della mattinata è stata usata per eccezione ed eccezioni, questo credo che faccia parte del mestiere. Ma come tutti i mestieri c’è chi lo fa con correttezza e dignità e chi con un po’ meno di correttezza e dignità”.

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