Imperia: “Martina Rossi morì sfuggendo a un tentativo di stupro”. Ecco le motivazioni del processo

Giudiziaria Imperia

Ecco come i giudici del Tribunale di Arezzo hanno motivato la sentenza di condanna a 6 anni di carcere per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni.

Martina Rossi perse la vita nel tentativo di sfuggire a un tentativo di stupro. Così i giudici del Tribunale di Arezzo hanno motivato la sentenza di condanna a 6 anni di carcere per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, ritenuti colpevoli della morte della giovane studentessa imperiese, precipitata dal balcone del 6° piano dell’hotel Sant’Ana a Palma di Maiorca, dove era in vacanza con le amiche, nel 2011.

Morte Martina Rossi: le motivazioni della condanna di Vanneschi e Albertoni

I giudici nelle 113 pagine di motivazioni dopo aver specificato che Martina Rossi “non aveva mostrato alcun interesse sessuale né per Albertoni né per Vanneschi”, aggiungono che “la ragazza, dopo essersi opposta alla violenza, graffiando il collo dell’imputato Albertoni, era riuscita a fuggire dai due aggressori dirigendosi verso il balcone aperto della camera e poi, oltrepassando il muretto divisorio verso il terrazzino della camera a destra, nello sporgersi dalla ringhiera o nello scavalcarla, era così caduta nel vuoto”.

A riguardo, il Tribunale specifica che “i graffi sul collo di Alessandro Albertoni erano ben evidenti e visibili”, che Martina Rossi “è precipitata con addosso solo una maglietta e un paio di mutandine e chenon si è tolta volontariamente i pantaloncini che indossava, qualcuno deve averglieli tolti contro la sua volontà, manifestata apertamente, quindi con violenza”.

In merito al fatto che la giovane imperiese si trovasse nella stanza d’albergo con i due imputati, i giudici aggiungono “le ragioni per cui la ragazza era andata nella camera 609 erano da ascriversi alla sua discrezione, volendo lasciare le sue amiche da sole con quei ragazzi, amici degli imputati, con cui stavano flirtando”.

Per quel che riguarda la presunta, instabile, condizione psicofisica della giovane imperiese, uno dei principali elementi sostenuti dalla difesa, i giudici sono categorici. non aveva assunto sostanze stupefacenti né psicofarmaci come dimostrano le analisi tossicologiche fatte nell’immediatezza dai tecnici spagnoli sui campioni prelevati in autopsia che escludono con certezza anche la presenza di alcol nel corpo della ragazza […] non era in terapia, stava bene, era soddisfatta della propria vita personale e scolastica […] aveva terminato il trattamento farmacologico da circa due anni rispetto alla data del decesso”.

In base alle testimonianze degli amici, inoltre, Martina “era una persona stabile, solida, più matura, più sicurasoprattutto ‘proiettata sul futuro’”. Un aspetto chiave, secondo il Tribunale, in quanto “in contrapposizione con il pensiero suicidario”.

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