Morte Martina Rossi: “caduta dopo un malore”. I misteri dell’ultima versione, fu la prima di Vanneschi e Albertoni in Spagna/La ricostruzione

Giudiziaria Imperia

Negli atti dell’inchiesta figura che il primo a parlare con Albertoni e Vanneschi, subito dopo la morte di Martina Rossi, fu un agente della Polizia Locale spagnola.

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Manca una settimana alla sentenza dell’appello bis sulla morte di Martina Rossi, avvenuta il 3 agosto 2011 a Palma de Maiorca. La studentessa imperiese, 20 anni, perse la vita dopo essere caduta dal sesto piano dell’hotel Sant’Ana, dove alloggiava insieme ad alcune amiche.

Sul banco degli imputati due giovani aretini, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, difesi dagli avvocati Stefano Buricchi e Tiberio Baroni. Sono accusati di tentata violenza sessuale e morte come conseguenza di altro reato (già prescritto). Martina si trovava nella loro camera, la 609, al momento della morte. 

Il processo in corso a Firenze si è arricchito, nell’ultima udienza, dell’ennesimo colpo di scena di una vicenda dai contorni ancora nebulosi, nonostante siano trascorsi 10 anni. La difesa dei due imputati, Vanneschi e Albertoni, infatti, nell’ambito della propria arringa, ha sostenuto una nuova tesi, quella del tragico incidente, escludendo il suicidio.

Martina Rossi sarebbe caduta dopo essersi sporta dal balcone nel tentativo di vomitare, probabilmente a seguito di un malore. Una ricostruzione che, in realtà, rappresenta un ritorno alle origini. La caduta accidentale a seguito di un malore fu infatti la primissima versione dei due giovani aretini, interrogati dalla Polizia locale spagnola poche ore dopo la morte di Martina Rossi, il 6 agosto 2011. 

Morte Martina Rossi: la tesi del tragico incidente

Due versioni diverse in Spagna

Negli atti dell’inchiesta figura che il primo a parlare con Albertoni e Vanneschi, subito dopo la morte di Martina Rossi, fu un agente della Polizia Locale spagnola, che, sentito sui fatti in oggetto, riferì che “[…] i giovani hanno spiegato che la ragazza iniziò a sentirsi male e uscì fuori sul balcone. In un primo momento entrambi pensavano che la giovane fosse uscita perché aveva intenzione di vomitare, tuttavia infine è precipitata […] Queste persone dichiararono che stavano insieme alla defunta, quando questa si sentì male, dirigendosi con celerità verso il balcone, apparentemente con l’intenzione di vomitare e appoggiandosi alla ringhiera precipitò nel vuoto”.

Una versione che si discosta completamente da quella sostenuta nelle ore successive (e divenuta poi quella principale) dai due imputati con gli investigatori spagnoli del gruppo Omicidi, ovvero che Martina Rossi, mentre si trovava nella camera dei due giovani aretini, avrebbe dato in escandescenza, aggredendo (mentre Vanneschi dormiva) Albertoni che, a sua volta, spaventato, sarebbe corso al piano di sotto, nella camera da letto delle amiche della studentessa imperiese per chiedere aiuto. Nel frattempo, però, Martina si sarebbe gettata dal balcone, suicidandosi. Vanneschi, l’unico presente all’interno della camera da letto al momento della tragedia, si sarebbe svegliato troppo tardi e non sarebbe riuscito a bloccare la giovane imperiese prima che precipitasse nel vuoto. 

La prima frase di Vanneschi: “è caduta” o “si è buttata”?

Dagli atti dell’inchiesta inoltre emerge una discrasia tra le dichiarazioni dei due imputati e dei loro compagni di stanza, Federico Basetti e Enrico D’Antonio (entrambi a processo a Genova per favoreggiamento e false dichiarazioni al PM), e delle amiche di Martina Rossi, Isabella Cambiaso e Alessia Nicastro, in merito alla frase pronunciata da Vanneschi, sceso di corsa dalla stanza 609 per informare i ragazzi del tragico evento. 

“La Cambiaso, la Nicastro (e anche, contraddicendosi, lo stesso Vanneschi) – si legge negli atti – hanno dichiarato che le prime parole sono state ‘Martina è caduta’ e non ‘si è buttata’, come sostengono Albertoni, Basetti e D’Antonio”.

“Vanneschi stesso – si legge ancora – ha dato due versioni diverse […] prima sostenendo di aver riferito alla Cambiaso e Albertoni che Martina si era ‘buttata’ (versione riportata anche da Albertoni), poi raccontando che aveva detto loro ‘è caduta’.

Una differenza ritenuta sostanziale dagli inquirenti secondo cui la versione del suicidio di Martina sarebbe stata concordata tra Albertoni, Vanneschi e i due amici, come testimonierebbero gli incontri tra i quattro ragazzi prima e dopo gli interrogatori, a Genova, una volta riaperta l’inchiesta sulla morte della studentessa imperiese.

Due versioni, profondamente diverse, contestate dall’accusa, secondo cui invece Martina Rossi sarebbe caduta dal balcone nel tentativo di fuggire a un tentativo di violenza sessuale. 

Il 28 aprile la verità processuale, forse l’ultima, visto l’incombere della prescrizione (ad agosto 2021), con la sentenza di appello bis. Il PG ha chiesto 3 anni di carcere per i due imputati per il reato di tentata violenza sessuale (morte come conseguenza di altro reato è prescritto). La difesa l’assoluzione.

L’appello bis arriva dopo tre gradi di giudizio. In primo grado, ad Arezzo, Vanneschi e Albertoni furono condannati a sei anni di carcere, in Appello, a Firenze, vennero assolti, in Cassazione, a Roma, l’assoluzione venne cancellata.

 

 

 

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