Covid, Imperia: “Io esco”, appello di Antonio Carli virale sui social. “Non me l’aspettavo. Significa che la gente non ne può più”

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“Siamo alla limitazione della libertà. Non c’entra nulla, tutto questo, con la pandemia. Si continuano a penalizzare, dolosamente, alcuni settori”.

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Il video postato sui social con il quale l’attore imperiese Antonio Carli invita alla disobbedienza civile, in particolare a uscire di casa violando il coprifuoco, è diventato in poche ore virale, con migliaia di condivisioni e commenti.Non me l’aspettavo – ha dichiarato Carli a ImperiaPost- ma significa che le persone non ne possono più e sentono il bisogno di ribellarsi a quella che, a tutti gli effetti è una dittatura”.

Covid, Imperia: appello Antonio Carli diventa virale

“Il nostro obiettivo – dichiara Carli a ImperiaPost – era quello di sottolineare l’incongruenza del coprifuoco. Siamo alla limitazione della libertà. Non c’entra nulla, tutto questo, con la pandemia. Si continuano a penalizzare, dolosamente, alcuni settori. E’ un disegno. A Montecitorio vanno al ristorante come se nulla fosse, perché noi no? Se ristoranti, bar, cinema e teatri sono chiusi e i contagi salgono, vuol dire che questa linea non funziona e allora perché andare avanti?”.

“Sono i liberi pensatori che vengono penalizzati prosegue Carli – Chi accetta il rischio dell’incerto. Chi non si ribella sono quelli che hanno lo stipendio fisso. Purtroppo c’è una connivenza della gran parte degli italiani, influenzati da un macchina mediatica pazzesca.

Il Tar ha condannato il protocollo del Ministero e il Ministero ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, siamo arrivati a questi punti. Il coprifuoco è una deriva autoritaria, perché non ha nessun fondamento scientifico. Tutti i ricorsi contro le multe, presentati in tutta Italia, sono stati accolti. Questo perché Dpcm e decreti sono illegittimi, in contraddizione con le leggi dello Stato. Un giudice non può fare a meno di accogliere i ricorsi. 

Non siamo gli unici, io e Giovanni (Cammalleri, ndr) ad avere questa idea. E la portiamo avanti ormai da un anno. Quando abbiamo iniziato, un anno fa, in molti ci avevano messo in discussione, criticato. Ora la gente ha capito che c’è qualcosa che non funziona. Attenzione, noi invitiamo alla calma, non alla violenza, e al rispetto delle leggi. Non vogliamo gettare benzina sul fuoco. Vogliamo solo rivendicare i nostri diritti. 

Questo stato di emergenza non può durare per due anni. Viene impedito alla gente di lavorare, ai padri separati di pagare gli alimenti, reato per cui si rischia il carcere. Le difficoltà iniziano a farsi sentire e credo sia questo il motivo per cui il nostro appello è stato così sentito, raggiungendo centinaia di migliaia di persone”.

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